Viterbo – “Uno dei rischi della regolarizzazione dei lavoratori stranieri è la compravendita dei contratti”. Il giudizio è unanime. Ed è quello di Lavinia Fantini della Rete antitratta, e Cgil, e di Antonio Biagioli della Uila, e Rete antitratta. Entrambi di Viterbo. Qualche giorno fa stavano al tempio sikh lungo la Tuscanese per parlare con le persone che c’erano dell’emersione dei rapporti di lavoro. Secondo quanto previsto dal decreto legge del mese di maggio. Con loro anche l’avvocato della Rete Carlo Mezzetti, Ada Tomasello dell’Usb, sindacato che fa sempre parte della Rete, e il segretario organizzativo regionale della Uila Massimo Persiani.
Ognuno di loro è intervenuto per spiegare la normativa sulle regolarizzazioni. Chi deve andare in prefettura, il datore di lavoro, chi in questura, il lavoratore straniero. Chi ha diritto al permesso di soggiorno. Cosa serve e cosa deve essere dimostrato. Chi può richiedere di permesso di lavoro e come si fa.
Viterbo – Il tempio sikh
Una normativa attesa da anni. Arrivata sull’onda delle prime conseguenze economiche dell’emergenza Covid. In parte, anche il tentativo, come hanno detto i rappresentanti del governo, di rendere “visibili gli invisibili”. Braccianti, domestici e badanti stranieri che lavorano in Italia senza un regolare contratto di lavoro. Alcuni si sono ritrovati completamente disoccupati, altri hanno continuato a lavorare nei campi.
Viterbo – Antonio Biagioli (Uila)
“Bisogna prestare grande attenzione in questo momento – spiega Biagioli della Uila – per evitare che la regolarizzazione sia accompagnata anche dalla compravendita di presunti rapporti di lavoro che possano facilitare la procedura sia per il permesso di lavoro sia per quello di soggiorno. Le istituzioni devono fare maggiori controlli, soprattutto adesso”.
Viterbo – Lavinia Fantini (Cgil)
“Il fatto che la domanda di emersione dei rapporti di lavoro la presenta solo il datore di lavoro – spiega Laviania Fantini – potrebbe dar vita ad un vero e proprio mercato della compravendita dei contratti di lavoro. Un lavoratore per assicurarsi la possibilità di restare in Italia ha bisogno di un contratto di lavoro. Oppure basta che il datore di lavoro lo regolarizzi. Queste cose si possono vendere. E pare costino tra i 4 mila e i 7 mila euro”.
Da qui il lavoro della Rete antitratta che in queste settimane sta girando per le comunità religiose della città di Viterbo, sikh, musulmani, ortodossi, per spiegare come funziona la normativa sulla regolarizzazione dei lavoratori stranieri e quella sulla disoccupazione agricola. “E’ molto importante informare il lavoratore – dice Fantini – per evitare una dinamica di truffa, ritrovandosi a spendere dei soldi senza avere alla fine nemmeno il permesso di soggiorno”.
Viterbo – Il tempio sikh
“La rete – sottolinea Fantini – si è costituita per tutelare i lavoratori e denunciare le situazioni di caporalato sul territorio. Andare dalla comunità religiose per informarli sulla nostra presenza, su quella di sindacati e associazioni e i diritti. Dalla disoccupazione agricola alla regolarizzazione”.
Viterbo – Ada Tomasello (Usb)
La compravendita avverrebbe attraverso intermediari che farebbero da filtro con l’azienda agricola o con la famiglia. I settori coinvolti dalla regolarizzazione sono infatti quello dei lavori agricolo, domestico e da badante. “Succede – spiega infatti Fantini – che vengono venduti dei contratti di lavoro per poter accedere alla domanda di emersione. Però c’è il rischio che il tutto si concluda con un vero e proprio buco nell’acqua. Perché il datore di lavoro si deve poi presentare in prefettura per formalizzare il tutto. Alla presenza del lavoratore stesso. Se invece il datore di lavoro non si presenta in prefettura dopo l’invio telematico della richiesta di emersione all’appuntamento che viene dato successivamente, la sanatoria automaticamente si chiude e il lavoratore non ottiene il permesso di soggiorno. E nelle precedenti sanatori è già accaduto”.
Viterbo – Il tempio sikh
“Potrebbe quindi succedere – aggiunge Fantini – che il lavoratore per ottenere il permesso di soggiorno paga 4 mila euro a chi gli promette un contratto di lavoro, l’emersione e la possibilità di restare in Italia. Poi però chi incassa i 4 mila euro non si presenta all’appuntamento in prefettura e il lavoratore straniero il permesso di soggiorno nemmeno lo ottiene”.
Infine, si domanda Fantini, “siamo sicuri che i 500 euro a carico del datore di lavoro per regolarizzare il rapporto con il lavoratore non sia poi quest’ultimo a doverli pagare?”.
Viterbo – Massimo Persiani (Uila)
La compravendita potrebbe avvenire anche per quanto riguarda il lavoro domestico e quello da badante. E con gli stessi meccanismi. “Soldi – commenta Lavinia Fantini – in cambio della possibilità di ottenere il permesso di soggiorno o quello di lavoro. E restare in Italia”.
Insomma, per Fantini la sanatoria “non è uno strumento per dare dignità alla persona. Per farlo bisognerebbe modificare la legge Bossi-Fini. La sanatoria non è altro che la conseguenza della Bossi-Fini che di fatto attraverso i decreti flussi va a generare tantissime persone irregolari sul territorio. Poi i decreti sicurezza hanno peggiorato tutto”.
Viterbo – L’incontro della Rete antitratta con i sikh
Per la sindacalista della Cgil c’è poi un altro problema legato alle regolarizzazioni. “Il permesso di lavoro stagionale – spiega Fantini – dura al massimo nove mesi e viene rilasciato sulla base del decreto flussi emanato ogni anno a febbraio. Tranne quest’anno. A causa del Covid il decreto flussi non è stato fatto. Quindi tantissime persone titolari di permesso di lavoro stagionale non hanno potuto usare il flusso successivo e trasformare il proprio lavoro da stagionale a subordinato. Pertanto entrare regolarmente in Italia e restare. Tantissime persone stanno così cercando di usufruire della sanatoria per regolarizzarsi definitivamente”.
Viterbo – Il tempio sikh
Infine, secondo quanto dice Lavinia Fantini, “tanti bonus agricoli non sono stati assegnati, tante domande sono state respinte perché tanti lavoratori stranieri avevano un massimo di 7 giornate segnate quando per ottenere il bonus ne servivano 55 nel 2019″. E magari 55 le avevano lavorate tutte.
Viterbo – Il tempio sikh
Quali sono state invece le condizioni del bracciantato agricolo della Tuscia durante la fase dell’emergenza Covid? “La Tuscia – dice Antonio Biagioli – ha rispecchiato quello che è accaduto a livello nazionale. Alcune aziende hanno rispettato le regole, altre no. E in tal caso i lavoratori potrebbero essere stati lasciati allo sbaraglio. Anche nella Tuscia”.
Viterbo – Il tempio sikh
“C’è anche la grossa perplessità – prosegue Biagioli – che alcuni lavoratori siano stati messi in cassa integrazione, nessuno gli abbia detto niente e abbiano continuato a lavorare. Alla fine però riceveranno solo i soldi della cassa integrazione. All’insaputa stessa del lavoratore”.
Viterbo – Antonio Biagioli (Uila)
Infine gli orari di lavoro. E’ vero che nelle campagne i braccianti durante la fase dell’emergenza Covid potrebbero aver lavorato fino a 12, 13 ore al giorno? “E’ una situazione particolare che abbiamo più volte denunciato – risponde Biagioli -. Una situazione che non riguarda solo la fase del Covid. Anche nella Tuscia c’è lo pseudoimprenditore che fa fare ai lavoratori orari disumani e attività sottopagate. Così come ci stanno aziende serie che fanno cose serie e nel rispetto dei contratti e della legge”.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: Il lavoro della rete antitratta – Video: L’incontro al tempi sikh
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