Viterbo – 14 mila i musulmani in tutta la Tuscia, 5 mila solo nella città dei Papi. Oltre duemila, ieri mattina, al campo da baseball a Santa Barbara, Viterbo. Per la festa di Eid, la fine del Ramadan, il mese sacro, quello del digiuno, che si ripete ogni anno e che consolida una comunità che fino a qualche anno fa sostanzialmente non c’era e che invece oggi, nel capoluogo, rappresenta un vero e proprio punto di riferimento, assoluto, per tutte le comunità internazionali del capoluogo. S’avanza uno strano soldato. Sotto la guida di Mohammed Kdib, presidente dell’associazione islamica viterbese, che in questi ultimi anni ha svolto un ruolo fondamentale, stringendo alleanze, creando comunità. Per aprire a una storia nuova, del tutto.
Viterbo – La festa di fine Ramadan
Ieri mattina un passaggio storico. La voce dell’imam, durante la preghiera – davanti a lui almeno una cinquantina di nazionalità diverse provenienti da tutti i continenti – è stata sentita in tutta Santa Barbara. Il quartiere più grande della città, più di 12 mila abitanti. Con gli altoparlanti. E tre generazioni di uomini, donne, bambini, al seguito. Ieri mattina, a Santa Barbara, s’è sentita la voce della terra rimbombare come un tuono verso il cielo. Non era mai accaduto. Così, sotto gli occhi di tutti. Grazie anche al ruolo avuto dall’assessore alla qualità degli spazi urbani del comune, Emanuele Aronne, che s’è impegnato, ha mediato, è intervenuto. Ha permesso di superare le difficoltà per trovare un luogo importante per una giornata importante. Grazie anche ad Andrea Mastrocola della Viterbo Baseball Club per la disponibilità del campo.
Viterbo – Mohammed Kdib e il vescovo Orazio Francesco Piazza
Le comunità internazionali a Viterbo rappresentano oggi il 10% della popolazione, sia della città che della Tuscia. Secondi, come presenze, soltanto alla provincia di Roma. Un dato che, se viene tradotto in termini di forza lavoro, rappresenta, per quanto riguarda il capoluogo, il 90% del bracciantato agricolo e il grosso, poi, dell’edilizia, del fotovoltaico, della ristorazione, dei servizi. Moltissimi i musulmani. S’avanza, appunto, uno strano soldato.
Viterbo – La festa di fine Ramadan
Un dato che vede una spiccata prevalenza di operai musulmani, molti dei quali sindacalizzati e con una buona dose di militanza all’interno delle rispettive organizzazioni. Operai che si ritrovano alla preghiera del venerdì, che hanno dato vita a una squadra di calcio di soli braccianti, l’Asfa-Uila, che mandano i figli a scuola, che scelgono di studiare nei licei e non più soltanto negli istituti tecnici, che si iscrivono all’università. Che puntano a costruire una moschea, la nona in Italia. Che si radicano nei quartieri della città, a partire da San Faustino dove, oggi, il problema vero, con l’indotto cui si è dato vita, non è la sicurezza. Ma se le comunità internazionali decidessero di andarsene. E semmai accadesse, e non accadrà, a risentirne sarebbe tutta l’economia del centro storico di Viterbo.
Viterbo – La festa di fine Ramadan
Non solo operai, però. C’è infatti tutta una nuova generazione di imprenditori. 351 le attività economiche presenti nel 2024 nella città dei Papi, aperte da cittadini extra Ue. Dati della camera di commercio. Di queste, quasi il 60%, 203 attività, sono di imprenditori di religione musulmana. Di queste, la gran parte riguarda le costruzioni, il commercio e i servizi alle imprese. Settori dove, a primeggiare, sono rispettivamente uomini e donne di origine albanese, senegalese e del Gambia. Tre stati dove la religione musulmana è la più importante. S’avanza uno strano soldato.