La rapina del 14 marzo 2018 alla gioielleria Bracci
Viterbo – Colpo da centomila euro alla gioielleria Bracci, a processo per rapina il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e il ristoratore Antonio Loria.
Accusati di essere rispettivamente il pianificatore e il basista, sono stati rinviati a giudizio ieri mattina dal gup Rita Cialoni, che ha fissato la al 10 maggio 2022 la prima udienza del processo, davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei.
Lo scorso 9 giugno Trovato, in carcere dal 25 gennaio 2019 per “mafia viterbese”, è stato condannato per associazione di stampo mafioso a 12 anni e 9 mesi di reclusione in appello (contro i 13 anni e 4 mesi del primo grado).
Saranno passati nel frattempo quattro anni dalla rapina, messa a segno all’ora di pranzo del 14 marzo 2018 presso il negozio di preziosi di piazza del Teatro, dove entrarono in azione quattro banditi, due donne che facevano da palo in macchina sulla salita di Santa Rosa e due uomini armati di pistola che fecero irruzione nel negozio.
Giuseppe Trovato, nato 46 anni fa a Lamezia Terme (Catanzaro) era all’epoca titolare di tre compro oro a Viterbo. Antonio Loria, 59 anni, originario di Mercato San Severino (Salerno) era il titolare di una pizzeria nel cuore del centro storico di Viterbo, “Anima e core”, in via San Lorenzo, uno dei locali della movida prima che l’emergenza Covid-19 imponesse un brusco stop.
Teneva in mano la pistola l’ex collaboratore di giustizia Ignazio Salone, 49 anni, originario di Torre del Greco (Napoli), condannato in via definitiva a 8 anni e 9 mesi di reclusione. Il complice trentenne Stefan Grancea sta scontando 11 anni e mezzo, la sorella Elena Grancea, 35enne, è stata condannata a 4 anni.
Mafia viterbese – L’arresto del boss Giuseppe Trovato il 25 gennaio 2019
Gli autori materiali furono intercettati dai carabinieri e costretti ad abbandonare la macchina sulla superstrada quindi arrestati, nell’arco di 24 ore, sul litorale dove avevano trovato rifugio a casa di parenti.
Trovato e Loria, invece, sono finiti successivamente nel mirino della procura, quando, nel corso delle indagini, è emerso che erano stati proprio l’allora titolare di tre compro-oro e il ristoratore titolare di una pizzeria in centro a mettere a punto il colpo.
Secondo l’accusa, Loria avrebbe avuto “funzioni di basista e organizzatore, approfittando della conoscenza personale della sua vittima, che gli aveva permesso, in diverse occasioni, di visitare tutti gli ambienti della gioielleria Bracci, compresi quelli solitamente chiusi al pubblico quale il laboratorio”.
Con Loria e Trovato, il boss difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, è stata rinviata a giudizio anche una delle due donne che facevano da palo, incinta all’epoca dei fatti. Si tratta di Jenela Grancea, una 24enne d’origine polacca residente a Perugia, cui viene contestato anche il concorso nella detenzione illegale della pistola usata durante il colpo a mano armata, sfociato in una sparatoria che poteva finire in tragedia. A Loria viene invece contestata anche la detenzione a fine di spaccio di cocaina.
Viterbo – Il ristoratore Antonio Loria
Trovato avrebbe pianificato la fase esecutiva “segnatamente fornendo notizie sui locali della gioielleria e sull’ubicazione delle casseforti e le modalità da rispettare per la successiva fuga, promettendo altresì, quanto meno nella fase preparatoria, la partecipazione di due dei suoi uomini per l’esecuzione materiale della rapina”.
Il boss avrebbe inoltre assicurato che si sarebbe occupato di ricettare i preziosi che avrebbe ricevuto, monetizzandoli al 50 per cento del valore reale e promettendone il pagamento in quattro tranches.
Ha fatto scalpore il coinvolgimento di Loria, difeso dagli avvocati Giovanni Bartoletti e Remigio Sicilia, che alle elezioni amministrative del 10 giugno 2018 era stato candidato consigliere comunale nella lista di Forza Italia per l’attuale sindaco Giovanni Arena (anche se prese soltanto 23 preferenze su un totale di 4298 voti di lista, per una modestissima percentuale dello 0,43%).
Silvana Cortignani
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