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Tribunale - Rapina a mano armata da Bracci - Dopo la condanna a otto anni e otto mesi di Ignazio Salone con l'abbreviato, tocca al 27enne con cui ha fatto irruzione nel negozio

A processo il complice dell’ex camorrista, il gioielliere non si costituisce parte civile

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Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – L’auto usata per la fuga

Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci

Viterbo – Rapina a mano armata alla gioielleria Bracci, al via il processo a Stefan Grancea, il 27enne d’origine romena che ha fatto irruzione all’interno del locale assieme all’ex camorrista Ignazio Salone verso l’una del 14 marzo scorso. 

Salone, che ha scelto l’abbreviato, è stato condannato a otto anni e otto mesi dal gip Rita Cialoni lo scorso 5 novembre. Furono arrestati il giorno successivo assieme alle rispettive compagne, due donne che facevano da palo in macchina, lungo la salita di Santa Rosa, con le quali hanno tentato la fuga in superstrada, costretti ad abbandonare la vettura allo svincolo di Soriano dopo un rocambolesco inseguimento. A tradirli proprio l’auto, intestata a un familiare residente a Montalto di Castro, dove il quartetto è stato catturato. Una delle due donne è stata condannata con Salone, anche lei con l’abbreviato, a cinque anni e quattro mesi. L’altra, incinta, è in attesa di giudizio. 

Grancea, invece, difeso dall’avvocato Samuele De Santis, ha scelto il rito ordinario, davanti al collegio presieduto dal giudice Gaetano Mautone.  Ieri l’udienza di ammissione prove, durante la quale non si è costituita parte civile la vittima, Bernardino Bracci. 

Salone sarebbe stato il basista. La mattina del 14 marzo, di buonora, con la compagna, sarebbe andato a prendere alla stazione Stefan Grancea e la moglie, venuti apposta in treno da Perugia per mettere a segno il colpo, già pianificato dal quartetto. 

Gli ultimi dettagli sarebbero stati concordati al bar adiacente la gioielleria, dove le due coppie si sono recate due volte, decidendo di entrare in azione all’ora di chiusura. Durante la breve fuga, intercettato, Salone avrebbe detto ai complici: “Apro una villa al mare e mi ci metto dentro, ad aprirla ci metto un secondo”.

Grancea, fin dall’interrogatorio di garanzia davanti al gip, ha sempre sostenuto di essere stato costretto a partecipare alla rapina da Salone, con intimidazioni e minacce di morte a lui e alla sorella, compagna dell’ex boss diventato collaboratore di giustizia. La donna però non avrebbe riferito nulla in merito agli inquirenti, dicendosi anzi all’oscuro di tutto, anche se il barista l’avrebbe descritta con dovizia di particolari come componente del quartetto che si era fermato nel locale per un caffè prima del colpo.

Il processo entrerà nel vivo, con l’ascolto dei primi testimoni dell’accusa, il 16 gennaio. 

Silvana Cortignani

 


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15 novembre, 2018

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