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Viterbo - Davanti al gip il pizzaiolo e il boss di mafia viterbese - Per il pm Pacifici sono loro i mandanti del colpo da centomila euro di marzo 2018

Rapina alla gioielleria Bracci, la procura chiede il processo per Antonio Loria e Giuseppe Trovato

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

La rapina del 14 marzo 2018 alla gioielleria Bracci

Antonio Loria

Antonio Loria

Giuseppe Trovato

Giuseppe Trovato

Il pm Franco Pacifici

Il pm Franco Pacifici

L'avvocato Giuseppe Di Renzo

L’avvocato Giuseppe Di Renzo

L'avvocato Giovanni Bartoletti

L’avvocato Giovanni Bartoletti

Viterbo – Rapina a mano armata da Bracci, davanti al gip il prossimo 12 gennaio il presunto basista Antonio Loria e il pianificatore del colpo Giuseppe Trovato, difesi rispettivamente dagli avvocati Giovanni Bartoletti del foro di Viterbo e Giuseppe Di Renzo del foro di Vibo Valentia.

L’inchiesta del sostituto procuratore Franco Pacifici si è chiusa lo scorso 17 settembre con la richiesta di rinvio a giudizio per entrambi gli indagati e anche per una delle donne che hanno fatto da palo, che era incinta il 14 marzo 2018 quando due banditi fecero irruzione nella gioielleria di piazza del Teatro, mentre le rispettive compagne li aspettavano in auto sulla salita di Santa Rosa, dandosi alla fuga con un bottino di oltre centomila euro in preziosi.

Il quartetto fu catturato il giorno successivo, meno di 24 ore dopo la rapina a mano armata culminata in una sparatoria che avrebbe potuto concludersi in tragedia. A parte una delle donne, Jenela Grancea, 24 anni, la cui posizione è stata stralciata, gli altri tre sono stati tutti condannati a tempo di record.

Nel frattempo le indagini della procura sono proseguite, con l’individuazione nel pizzaiolo 58enne Antonio Loria (che era nella lista dell’attuale sindaco alle elezioni del 2018) e nel boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato, 45anni, dei presunti “mandanti” del colpo. 

La prima udienza davanti al giudice per le indagini preliminari Rita Cialoni è stata fissata per il prossimo 12 gennaio. Parte offesa il gioielliere Bernardino Bracci, che potrebbe costituirsi parte civile al processo. 


Loria e Trovato presunti “mandanti” del colpo da 100mila euro

Trovato, Loria e la donna sono accusati di rapina aggravata in concorso tra loro e con i tre già condannati, ovvero Ignazio Salone (con un passato di collaboratore di giustizia), Stefan Grancea e Elena Grancea. 

“Antonio Loria – scrive il pubblico ministero Pacifici – con funzioni di basista ed organizzatore che, approfittando della conoscenza personale della sua vittima che gli aveva permesso, in diverse occasioni, di visitare tutti gli ambienti della gioielleria Bracci, compresi quelli solitamente chiusi al pubblico quale Il laboratorio, dava precise informazioni sulla conformazione dei luoghi e delle stanze ove erano detenuti preziosi e gioielli e l’ubicazione della casseforti nonché /’indicazione sull’orario – dopo le 13,00 – in cui dovevano entrare”.

“Giuseppe Trovato – prosegue il sostituto – titolare di diverse attività di compro oro, nel suo ruolo di pianificatore della fase esecutiva della rapina, segnatamente fornendo notizie sui locali della gioielleria e sull’ubicazione delle casseforti e le modalità da rispettare per la successiva fuga e promettendo altresì, quanto meno nella fase preparatoria, la partecipazione di due dei suoi uomini per l’esecuzione materiale della rapina, pianificando inoltre sia la strada che avrebbero dovuto percorrere all’uscita dalla gioielleria che le ulteriori indicazioni del luogo ove avrebbero dovuto lasciare l’auto utilizzata per la rapina – individuato in via Genova – con all’interno la pistola ed i preziosi trafugatl che sarebbero stati presi in carico da Loria Antonio e da questi consegnati a Trovato Giuseppe e lasciando, in tale luogo, degli scooter che sarebbero serviti ai rapinatori per allontanarsi dalla zona ed assicurando altresì che si sarebbe occupato di ricettare i preziosi che avrebbe ricevuto e monetizzato al 50% del valore reale e promettendone il pagamento in quattro  tranches”.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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29 settembre, 2020

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