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Viterbo - Secondo l'accusa Antonio Loria avrebbe ceduto droga anche a un avvocato - E avrebbe pianificato il colpo col boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato

Rapina alla gioielleria Bracci, il ristoratore indagato anche per spaccio di cocaina

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Rapina alla gioielleria Bracci

La rapina alla gioielleria Bracci del 14 marzo 2018

Giallo di Ronciglione - Il terzo sopralluogo dei Ris - A destra, il pm Franco Pacifici

A destra, il pm Franco Pacifici

Scacco alla Mafia nel Viterbese - Gli arrestati all'uscita dalla caserma dei carabinieri

Giuseppe Trovato il giorno dell’arresto per mafia viterbese, il 25 gennaio 2019

Antonio Loria

Il ristoratore Antonio Loria

Viterbo – E’ accusato anche di spaccio Antonio Loria, il ristoratore 58enne che avrebbe pianificato con il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato la rapina del 14 marzo 2016 alla gioielleria Bracci di piazza del Teatro. 

Il pm Franco Pacifici, che ha chiuso le indagini chiedendo per entrambi il rinvio a giudizio per rapina aggravata in concorso, contesta a Loria anche la detenzione a fini di spaccio di stupefacenti secondo l’articolo 73 DPR 309/1990 comma 1.

L’imprenditore, in base all’accusa, avrebbe “illecitamente acquistato e detenuto, per fine di cessione a terzi – tra i quali un avvocato e altre persone – quantità imprecisate di sostanze stupefacenti di tipo cocaina”.

Gli investigatori avrebbero trovato prove di una fiorente attività di spaccio di cocaina messa in atto dall’indagato tra il mese di marzo e il mese di ottobre del 2018. 

Loria, candidato consigliere comunale alle elezioni amministrative del 1o giugno 2018 nella lista di Forza Italia per l’attuale sindaco Giovanni Arena, prese appena 23 preferenze su un totale di 4298 voti di lista, per una modestissima percentuale dello 0,43%. 

Del presunto basista Antonio Loria e del pianificatore Giuseppe Trovato – chiamati a comparire il 12 gennaio davanti alla gip Rita Cialoni – si era già parlato, senza fare nomi, durante il processo a uno dei due esecutori materiali del colpo. 

“Ignazio Salone stava progettando il colpo da quattro mesi, ma non con Grancea, bensì con altri personaggi viterbesi, tra i quali un commerciante, coinvolto in vicende di spaccio”, disse ai giudici del collegio durante il processo di primo grado al termine del quale è stato condannato a 11 anni e mezzo l’avvocato Samuele De Santis, difensore di Stefan Grancea, il 28enne che fece irruzione nella gioielleria di piazza Verdi il 14 marzo 2018 con Salone, mettendo a segno un colpo da centomila euro in monili e contanti (“Due sodali del boss Trovato per il colpo, mentre Loria doveva recuperare il bottino”). 

Il basista, secondo il pubblico ministero Pacifici, sarebbe stato il ristoratore 58enne originario di Mercato San Severino (Salerno) Antonio Lauria, attivo da 11 anni a Viterbo e titolare all’epoca di una rinomata pizzeria, rimasta chiusa dopo la fine del lockdown per l’emergenza Coronavirus, mentre il “pianificatore” sarebbe stato il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato, 45enne originario di Lamezia Terme (Catanzaro), titolare all’epoca di tre compro oro e ai vertici, secondo la Dda di Roma, del sodalizio italo-albanese sgominato con i tredici arresti del 25 gennaio 2019.

Le indagini a loro carico si sono chiuse il 15 aprile scorso, con l’invio di tre 415 bis per rapina aggravata in concorso, a Trovato nel carcere di Nuoro, a Loria e a una delle due donne che hanno fatto da palo.

Quest’ultima è Jenela Grancea, una 24enne d’origine romena nata in Polonia e residente a Perugia, sorella di Stefan, esecutore materiale del colpo a mano armata con il bandito Ignazio Salone. E’ accusata anche di detenzione illegale in concorso della pistola usata per il colpo, sfociato in una sparatoria.

Risale al 17 settembre la richiesta di rinvio a giudizio e al 28 settembre la fissazione dell’udienza.

Secondo il sostituto procuratore Pacifici, nei piani di Trovato, alla rapina avrebbero dovuto partecipare “due dei suoi uomini”, che avrebbero dovuto lasciare l’auto usata per il colpo in via Genova col bottino e la pistola a bordo, continuando la fuga su due scooter. Loria avrebbe quindi dovuto recuperare la refurtiva e consegnarla a Trovato, il quale avrebbe ricettato i preziosi al 50 per cento del loro valore, promettendone il pagamento in quattro tranches.

Quattro gli esecutori materiali arrestati in meno di 24 ore dai carabinieri, due uomini e due donne. Hanno fatto  irruzione nel negozio Ignazio Salone e Stefan Grancea, mentre le compagne facevano da palo. I due uomini e una delle donne, Elena Grancea, sono stati già condannati per rapina aggravata in concorso, con pene tra i quattro e gli 11 anni e mezzo di carcere.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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30 settembre, 2020

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