Viterbo – “In centro servono pattuglie a piedi e carabinieri che parlino con le persone, la presenza è importante”. Sicurezza nel centro storico, truffe agli anziani, aggressione a Corchiano e comunità del territorio della Tuscia. Questi alcuni dei punti messi a fuoco dal comandante provinciale dei carabinieri, Massimo Friano, durante un’intervista di bilancio sul territorio e sui fenomeni più significativi degli ultimi mesi dell’anno.
Viterbo – Il comandante dei carabinieri Massimo Friano
Uno dei casi che ha destato più scalpore è stato il caso dell’azienda Camilli che ha messo un focus sulle condizioni di lavoro dei braccianti. Com’è la situazione e cosa si sta facendo?
“In merito a questo tema, è stato molto importante l’incontro che si è tenuto in prefettura con i rappresentanti di categoria per fare un punto sulla situazione. E’ stato secondo me utilissimo. Si è fatta rete. E l’idea della rete è utilissima quando serve a mettere in contatto i rappresentanti di istituzioni, enti e così via. Non si tratta di un caso isolato ma non si tratta nemmeno di un fenomeno assolutamente diffuso perché i controlli nelle aziende di tutta la provincia, sono stati numerosi negli ultimi anni. In questo ci aiutano molto i carabinieri forestali anche perché il territorio della Tuscia ha una vocazione agro-ambientale e forestale importante. Certo è impensabile entrare in tutte le aziende del territorio.
Si parte da una valutazione mirata ma sempre più diffusa: l’idea è creare un confronto con tutti. Ecco perché il tavolo organizzato dal prefetto è molto importante e ce ne saranno altri. Ha lo scopo di mettere sul campo i problemi. Bisogna conoscere tutte le problematiche a cui va incontro un’impresa agricola, le criticità a cui può andare incontro un lavoratore. Abbiamo chiesto ai rappresentanti dei lavoratori di aiutarci nell’opera di legalizzazione della loro presenza sul territorio. Il problema è complesso. Non ci sono dati così allarmanti sulle aziende agricole. I controlli sono stati tanti, abbiamo delle criticità, ma da qui ad arrivare a parlare di un fenomeno c’è ancora spazio di manovra, soprattutto prima di creare allarmismo. Da questi tavoli di confronto desidero che escano fuori buone pratiche che consentano di rendere i controlli efficaci e diffusi. Di moralizzare più che intervenire”.
Altro momento drammatico è stata l’aggressione a Corchiano, dove un anziano è stato aggredito e accoltellato alla gola. La cosa ha creato timore nella comunità ed è stato fatto subito un incontro con forze dell’ordine, istituzioni e cittadini. Com’è andata?
“E’ stato un grande momento di confronto con le persone che hanno assistito ai fatti, con le istituzioni. E’ stato un ottimo modo per mettere insieme riflessioni. La prima frase detta è stata, ‘Noi abbiamo paura’. Non ho voluto sviarli dalla paura, ho risposto che anche io ho paura ogni giorno. Prima di mettermi la giubba penso ai miei 600 carabinieri sul territorio e a quante occasioni di pericolo possono incontrare, ma la paura non può essere un ostacolo. La paura deve essere uno stimolo per trovare delle strategie e rendere più sicuro ed efficace quel lavoro. Deve essere uno stimolo. Dopo mezz’ora gli autori erano già stati presi grazie anche al fondamentale aiuto dei cittadini. Questo è un buon punto di partenza per potere intervenire, è importante che una società si fidi e si affidi ai carabinieri. In realtà è importante che si affidi a tutte le forze dell’ordine ma parlo soprattutto dell’Arma perché la Tuscia ha 60 comuni e 56 stazioni, c’è quasi un rapporto uno a uno e quindi se sul territorio ci occupiamo dell’85% dei reati non è che siamo più bravi degli altri, è che ci siamo. Quando c’è la fiducia, anche di poter contattare personalmente il carabiniere o il maresciallo di fiducia, partiamo da un primo passo di sicurezza importante. Una buona rete può essere più efficace di un intervento penale. In più abbiamo pensato di installare, sulle vie principali, un sistema di telecamere che può essere utilissimo per seguire i movimenti sul territorio. Durante l’incontro qualcuno ha parlato del fatto che questi atti siano stati perpetrati da degli stranieri.
Il primo modo per creare insicurezza è parlare di noi e loro. Non esiste più questo concetto in una società la cui economia agricola si fonda su lavoratori che quasi mai sono italiani, dove la manodopera straniera è una risorsa necessaria e fondamentale. Se la resilienza di un ecosistema è la sua ricchezza e la resilienza è direttamente proporzionale alla biodiversità, lo stesso vale per una società che è in grado di esprimere mille anime e mille pensieri. Ci sono tante voci diverse in un coro che va armonizzato sulle regole. Questo è il vero obiettivo, ci devono essere regole uguali per tutti”.
Parliamo, invece, delle truffe agli anziani. Un reato che in questo periodo sembra essere molto diffuso. Cosa sti facendo? Quanto è grande il fenomeno?
“Stiamo facendo tanto, abbiamo ottenuto diversi risultati. Siamo riusciti a fare degli arresti e non è facile. Ci è molto utile qualsiasi tipo di segnalazione di qualcosa di strano, la tempestività. E’ importante la conoscenza diretta dei carabinieri delle stazioni, la vicinanza, il saper ascoltare. Ma possono venirci incontro anche le telecamere, le tecnologie moderne: per noi anche solo riuscire a vedere un pezzo di targa è importante. Quello delle truffe è un fenomeno che ha una percentuale di casi superiore rispetto agli ultimi due anni. Certo siamo bene al di sotto dei dati pre Covid. Ma possiamo ancora fare tanto. L’unica vera strategia è la solidarietà sociale, come investire su questo punto? Sensibilizzare. Ai ragazzi delle scuole dico sempre che sono le prime sentinelle di legalità e sicurezza, perché ognuno di loro ha i cellulari e può in qualche modo rimanere vicino ai parenti più anziani, parlare con loro di regole di prima sicurezza per tutelarsi, piccoli consigli fondamentali: porsi domande se chiama al telefono qualcuno che non si conosce. Questi episodi di truffe si ripetono spesso e, purtroppo, si stanno ripetendo con successo.
Chi fa le truffe ha un modo subdolo e ammaliante di carpire la fiducia delle persone. Il messaggio che voglio lanciare ai giovani o ai figli di queste persone è di non lasciarli mai soli. Andateli a trovare. Fatevi portavoce di questi consigli che sono fondamentali. Gli incontri che stiamo facendo in questo periodo con gli anziani aiutano a diffondere la buona prassi. Anche diffondere le immagini a mezzo stampa a fini investigativi è fondamentale. In più, la forte sinergia con le altre forze di polizia e la procura è molto importante”.
Quali sono i reati che vi stanno tenendo più occupati? Forse proprio le truffe?
“Sicuramente quello delle truffe è un lavoro che ci impegna, è un lavoro che va molto in profondità, meticoloso. Ritorniamo a casa delle vittime che magari, a distanza di tempo dalla denuncia, ricordano un particolare in più. I reati predatori rimangono quelli che creano più allarme sociale e sono in crescita in questo periodo di fine anno e anche perché stiamo uscendo dal Covid. Però bisogna inquadrare la situazione anche nel periodo pre Covid in cui avvenivano in un numero diverso. Non dobbiamo abbassare la guardia, ma pensare a delle strategie sempre più in grado di stare al passo con quelle della criminalità”.
A proposito di reati e sicurezza. Com’è attualmente la situazione nel centro storico di Viterbo?
“Spero che possano partire al più presto i lavori nella nostra sede a via della Pace affinché si possa rendere sempre più accogliente e più ricca di carabinieri che poi possono dare il loro contributo anche con la semplice pattuglia a piedi. Il centro storico è complesso. Nei vicoletti dove ci sono solo saracinesche abbassate o case non abitate è più facile che qualcuno lasci il rifiuto che non dovrebbe lasciare, che l’erba cresca e che si creino situazioni di degrado. La prima cosa dobbiamo fare è quella di sostenere tutte le politiche dell’amministrazione comunale dando il nostro contributo anche attraverso la vicinanza.
Sono arrivati i cavalli che, come tutti gli anni, fanno un giro nel centro, sono arrivate nuove moto che facilitano i tempi di intervento. E poi i carabinieri che girano a piedi, che parlano con le persone, che conoscono le persone. La presenza è il primo passo e anche, ribadisco, la collaborazione istituzionale. Dal prefetto, alla sindaca, ai colleghi delle forze di polizia, alla polizia locale, c’è una grande attenzione e una grande sinergia”.
Com’è stata finora la sua esperienza nella Tuscia?
“E’ un territorio ancora sereno, ogni giorno mettiamo in campo strategie organizzative per rispondere alle esigenze del territorio, a partire dal confronto continuo anche con esperienze fatte altrove. Qui ho trovato dei bravissimi comandanti di stazione, dei bravissimi carabinieri di ogni ordine grado con i quali ogni giorno ci confrontiamo per trovare delle nuove strategie per rendere le nostre azioni efficaci nei contesti che cambiano continuamente così come cambia il territorio.
E’ importante la vicinanza e il contatto con le persone, è il punto di partenza. I carabinieri non si fanno in macchina, si fanno parlando con la gente e dove è la gente. E i carabinieri sono importanti: dal primo all’ultimo. In questo territorio mi trovo bene perché ho sentito subito l’accoglienza da parte di tutti. La Tuscia è fatta di tante piccole perle e peculiarità e da lì parte ancora di più l’amore per il territorio, ci sono tanti piccoli scrigni”.
Elisa Cappelli
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