Il presidente del centro culturale islamico Mohammed Kdib
Viterbo – “Viterbo ci ha aiutato a demolire muri e costruire ponti tra generazioni e mondi”. Mohammed Kdib è il presidente del centro culturale islamico ed è alla guida di una comunità che oggi conta oltre 2 mila persone nella sola città dei papi. Una realtà che nel corso del 2022, e prima ancora a partire dalla fase dell’emergenza Covid, ha stabilito rapporti solidi con le associazioni e le istituzioni del territorio, entrando anche in carcere. Dalle attività del centro alla scuola d’arabo fino al dialogo con il mondo cattolico e al rapporto con le seconde generazioni. Il bilancio di fine anno della comunità islamica viterbese raccontata dal presidente Kdib.
Presidente Mohammed Kdib, quale è il bilancio di quest’anno?
“Quello che abbiamo programmato per il 2022 lo abbiamo realizzato. La comunità islamica di Viterbo è riuscita a mantenere il passo delle attività. Tenuto conto che usciamo anche da due anni di emergenza Covid”.
Quali sono stati i progetti realizzati nel corso del 2022?
“Innanzitutto l’attività scolastica, gli incontri con le famiglie e tutte le attività del centro culturale. Dopodiché il 2022 è stato un anno durante il quale abbiamo stabilito numerosi rapporti con le associazioni del territorio, così come avviato il dialogo tra la comunità islamica e la comunità cattolica della Tuscia. Siamo riusciti inoltre a stabilire delle sinergie importanti con le istituzioni, a partire dal prefetto, aprendo poi le porte ai candidati dei diversi schieramenti durante la campagna elettorale per le ultime comunali. Dopodiché, proprio una settimana fa, abbiamo ricevuto la Luce della pace dagli scout di Viterbo. Un evento importante. Per la prima volta abbiamo ospitato un gruppo di giovani ragazzi che hanno potuto conoscere la comunità islamica. Infine, quest’anno abbiamo iniziato anche a svolgere la nostra attività anche all’interno del carcere di Viterbo”.
I progetti per il 2023 quali sono?
“Vogliamo rafforzare i rapporti con le associazioni, portare avanti il dialogo con il mondo cattolico e organizzare una mostra a Viterbo dedicata al culto islamico. Vogliamo poi portare avanti l’attività all’interno del carcere viterbese. Quest’ultimo è stato un passo importantissimo. Per il momento siamo due assistenti volontari ad entrare all’interno dell’istituto penitenziario. L’intenzione è anche quella di riuscire ad organizzare un corso per le persone detenute. L’obiettivo è lavorare per il reinserimento sociale. Infine continueremo le attività della scuola d’arabo e le consulenze familiari, aprendo il centro per le visite settimanali, soprattutto per le scuole. Quest’anno abbiamo già preso parte a un progetto della diocesi di Viterbo entrando in istituti superiori come il Buratti e il Da Vinci”.
Viterbo – Il vescovo Lino Fumagalli con la comunità islamica per la festa di fine Ramadan
Qual è l’attività che il centro svolge all’interno del carcere di Viterbo?
“Per il momento siamo entrati come ministri di culto islamico per fare la preghiera del venerdì oppure per dare un sostegno morale ai detenuti”.
Quali sono invece le attività svolte quotidianamente dal centro culturale islamico?
“Il centro offre due tipi di servizi. Sia un servizio spirituale, religioso, ma anche aiuti concreti alle famiglie in difficoltà. Il centro, soprattutto a partire dalla pandemia quando abbiamo organizzato una rete di distribuzione di aiuti, è diventato un punto di riferimento per tante persone. Anche per avere un consiglio”.
Il centro ha anche una scuola d’arabo…
“Sì, ed è un’attività molto importante. L’insegnamento si svolge sia di persona sia online. E insegnamo tanto l’arabo quanto la cultura islamica. E lo facciamo in italiano, questo perché i nostri figli sono nati in Italia e sono italiani a tutti gli effetti. La loro lingua madre è l’italiano, non più l’arabo”.
Come si strutturano le attività della scuola?
“Innanzitutto molte delle attività si svolgono online. Questo per venire incontro alle persone che abitano lontano da Viterbo. Con il passaparola siamo passati da 15 alunni a 70. Studenti che non partecipano solo dalla provincia di Viterbo, ma anche da Bolzano e da Venezia, così come da altre parti d’Italia. Un servizio del tutto gratuito”.
Viterbo – La comunità islamica
Come nasce e quali sono gli obiettivi del dialogo con il mondo cattolico?
“A livello nazionale il dialogo con il mondo cattolico va avanti da una ventina d’anni. Quest’anno abbiamo iniziato anche a Viterbo, grazie al vescovo Lino Fumagalli. Un dialogo che è partito perché ci siamo resi entrambi conto, mondo islamico e mondo cattolico, che eravamo pronti a collaborare. Il dialogo nasce dalla necessità di conoscerci, per darci il giusto valore. Dopodiché da musulmani vogliamo dare il nostro contributo alla crescita e allo sviluppo della città dove viviamo e che sentiamo come nostra. Perché qui ci viviamo e molti dei nostri figli ci sono nati”.
Come si compone la comunità islamica viterbese?
“E’ una comunità molto composita, con persone che provengono da tantissimi paesi in tutto il mondo. E non ci sono soltanto arabi, come diverse persone credono. Anzi, gli arabi sono una minoranza. La provenienza è variegata e la cosa che ci accomuna è l’Islam. Per quanto poi riguarda il lavoro, inizialmente i musulmani viterbesi erano soprattutto braccianti agricoli e operai. Con gli anni le cose stanno cambiando, soprattutto con la seconda generazione. Cominciano ad esserci sempre di più persone che hanno titoli di studi e svolgono lavori da professionisti, impiegati, dirigenti”.
Viterbo – La comunità islamica durante il lockdown
Quale è il rapporto con la seconda generazione?
“C’è un forte distacco tra prima e seconda generazione. E su quest’ultima puntiamo molto, cercando di dare una formazione che si rivolge soprattutto ai genitori. Perché sono loro che devono accompagnare i propri figli nella conoscenza del mondo islamico rispettando totalmente il fatto che i loro figli sono nati in Italia e hanno sviluppato una cultura che non è più esclusivamente quella delle loro madri e dei loro padri”.
Quali sono le difficoltà che riscontrate nel rapporto con le seconde generazioni?
“Innanzitutto la seconda generazione non è cresciuta con la stessa lingua dei loro genitori e questo crea delle difficoltà all’interno delle stesse famiglie. Non solo, ma per stabilire un rapporto con le nuove generazioni bisogna sviluppare un linguaggio apposito”.
Si parla anche di voler aprire una moschea a Viterbo…
“Più che moschea la chiamerei istituto culturale. Questo per formare soprattutto le nuove generazioni ai valori dell’Islam e al mondo che lo circonda”.
Viterbo – L’incontro tra le comunità cattolica e islamica
Chi è Mohammed Kdib?
“Mohammed Kdib è soltanto un interfaccia, una vetrina di un mondo che si trova alla guida di una comunità. Lo snodo tra prima e seconda generazione. Un cittadino di origine algerina che vive in Italia da più di trent’anni, un uomo, un lavoratore e un padre di famiglia che dedica volontariamente parte della sua giornata al servizio della società in cui vive”.
Che idea si è fatto di Viterbo in tutti questi anni di attività?
“Viterbo è una città molto accogliente e questo non lo dico perché sto parlando con la stampa. Una città che ci ha dato un lavoro, stabilità e la possibilità di essere produttori di valori, servizi. Ci ha dato la possibilità di costruire un ponte, un collegamento tra prima e seconda generazione e tra mondo islamico, e il mondo dell’immigrazione in generale, e la società in cui viviamo. Viterbo ci ha aiutato a demolire muri e a costruire ponti tra generazioni e mondi per sviluppare insieme i valori che servono per crescere bene tutti quanti insieme”.
Daniele Camilli
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