Viterbo – “Il rapporto tra cattolici e ortodossi può essere da esempio per tutta Italia”. Stefan Bobita Vasile è il parroco della chiesa di San Callinico a Viterbo, la ex chiesa di Sant’Ignazio in via Saffi. Una realtà presente in città dal 2005. Rapporti e differenze con il mondo cattolico, bilancio di fine anno e quotidiano. Anche il tema delle seconde generazioni e del diritto alla cittadinanza per chi è nato in Italia.
“Un giorno – ha raccontato Bobita Vasile – portai mia figlia più grande a scuola e c’erano un po’ di discussioni sull’immigrazione. A un certo punto le ho detto: ‘guarda che può arrivare un giorno, che nel corso della storia abbiamo visto tante volte, in cui il governo può decidere di mandare a casa tutti gli stranieri. A quel punto tutta la nostra famiglia dovrebbe tornare a casa’. La sua risposta è stata: ‘no, dovresti tornare solo tu, perché io sono italiana’. Mia figlia si sentiva tranquilla, perché è nata e cresciuta qui. Anche se purtroppo non è ancora cittadina italiana”.
Viterbo – Stefan Bobita Vasile
Stefan Bobita Vasile, quale è il bilancio di fine anno della comunità ortodossa viterbese?
“Le attività spirituali, che sono la base e la motivazione della nostra comunità, non si possono quantificare. Per quanto riguarda invece le attività sociali, lavoriamo ad esempio con il carcere. Per Natale e per Pasqua i nostri parrocchiani portano i nostri cibi tradizionali ai detenuti. Assieme a questo, per i detenuti ortodossi, facciamo la liturgia rituale alla quale partecipano anche persone di altre fedi. Facciamo anche attività filantropiche aiutando le famiglie in difficoltà, non solo quelle della nostra parrocchia. Facciamo quello che possiamo fare. Solo quest’anno, ad esempio, abbiamo raccolto aiuti finanziari per oltre 4500 euro distribuiti alle persone”.
Quale è la diocesi di cui fa parte la vostra parrocchia?
“Facciamo parte della diocesi ortodossa romena d’Italia che ha sede a Roma. Una diocesi che conta 270 parrocchie in tutto il paese. Tante sono nella provincia di Roma. Nel viterbese ci sono parrocchie a Viterbo, Montefiascone, Civita Castellana e Vetralla, l’ultima nata. Ci sono poi parrocchie anche a Orvieto e Civitavecchia”.
Da quanto tempo è presente la chiesa ortodossa a Viterbo?
“La prima parrocchia a Viterbo è del 2005. Inizialmente stavamo nella ex chiesa di Santa Maria in Carbonara, poi ci siamo spostati a San Giovanni decollato, accanto alla chiesa della Trinità e da 9 anni siamo qui nella ex chiesa di Sant’Ignazio che la diocesi cattolica di Viterbo ci ha dato in comodato d’uso. Una chiesa, quella di Sant’Ignazio, che era chiusa da 30 anni. Noi l’abbiamo messa a posto facendo tutta una serie di lavori, al meglio delle nostre possibilità. Adesso la chiesa è dedicata a San Callinico”.
Quali lavori avete fatto?
“Innanzitutto abbiamo pulito perché qui dentro c’era di tutto. Abbiamo poi isolato i muri perché entrava acqua. Questi sono stati i lavori più importanti e urgenti fatti tutti basandoci sul volontariato di una quindicina di persone che dopo il lavoro sono venute qui per 5 mesi di seguito, giorno dopo giorno”.
Viterbo – La comunità ortodossa e la chiesa di San Callinico
Quali sono i rapporti tra le comunità ortodossa e cattolica viterbesi?
“Un rapporto che può essere da esempio per tutta Italia. Da parte della diocesi cattolica abbiamo trovato un’apertura totale. Con molti sacerdoti siamo diventati amici”.
La principale e differenza religiosa tra cattolici e ortodossi?
“Sicuramente la differenza più grande è il dibattito sul primato papale. Noi vediamo nel Papa il vescovo di Roma e non il capo di tutta la chiesa. Per quanto ci riguarda, ogni paese ha una sua chiesa con i vescovi che si incontrano nel sinodo che si occupa di questioni religiose e amministrative, cercando di risolvere i problemi che si incontrano lungo il cammino. Per il resto tra cattolici e ortodossi c’è unità di fede, di liturgia e tradizione. Cambia solo la lingua”.
Il paese di riferimento della chiesa ortodossa di Viterbo?
“Il patriarcato romeno. Tuttavia la nostra parrocchia ha fedeli anche dalla Bulgaria, dalla Serbia, dall’Ucraina, dalle Georgia e dalla Serbia. Ospitiamo tutti i fedeli”.
Come si struttura la comunità ortodossa?
“Innanzitutto non tutti sono di Viterbo. Molti vengono dalla Tuscia. La maggior parte delle donne lavorano come badanti oppure nel settore delle pulizie. Abbiamo tuttavia un mosaico di lavori. C’è una signora che ad esempio ha una ditta di costruzioni. Gli uomini lavorano soprattutto nell’edilizia, sia come lavoratori manovali sia come imprenditori. I nostri connazionali li trovi comunque ovunque, e tutti noi abbiamo iniziato con i lavori pesanti. Senza mai tirarci indietro”.
Che differenza c’è tra il Natale cattolico e il Natale ortodosso?
“Noi prolunghiamo lo spirito natalizio fino al battesimo di Gesù. Le differenze non sono tuttavia così grandi. La fede ortodossa condivide con la fede cattolica condivide il 99% delle cose. Cambia soltanto la forma. Base e principi sono gli stessi”.
Viterbo – La comunità ortodossa
Quale è il rapporto tra prima e seconda generazione?
“La maggior parte della seconda generazione di romeni conserva la fede ortodossa. Hanno genitori e nonni romeni, ma a tutti gli effetti sono italiani. Un giorno portai mia figlia più grande a scuola e c’erano un po’ di discussioni sull’immigrazione. A un certo punto le ho detto: ‘guarda che può arrivare un giorno, che nel corso della storia abbiamo visto tante volte, in cui il governo può decidere di mandare a casa tutti gli stranieri. A quel punto tutta la nostra famiglia dovrebbe tornare a casa’. La sua risposta è stata: ‘no, dovresti tornare solo tu, perché io sono italiana’. Mia figlia si sentiva tranquilla, perché è nata e cresciuta qui. Anche se purtroppo non è ancora cittadina italiana. E su questo, in futuro, bisogna trovare una soluzione. Non solo per i figli dei rumeni ma per tutti i figli degli immigrati”.
E secondo lei quale è la soluzione?
“Bisogna integrare tutte le persone che lo vogliono perché l’Italia ha bisogno di queste energie”.
Dare invece la cittadinanza a tutti senza se e senza ma?
“Sì, sarebbe l’ideale, anche se è difficile arrivarci da un giorno all’altro. Bisogna procedere a tappe, ammorbidendo innanzitutto le procedure che riguardano le richieste di cittadinanza. Gesù, ad esempio, lo conoscono tutti come Nazareno, il posto dove è cresciuto. Ma è nato a Betlemme. Quando un figlio di immigrati nato in Italia compie 18 anni può chiedere la cittadinanza, ma non è facile ottenerla”.
Perché?
“Perché c’è tanta burocrazia e tanti ostacoli da superare. Qui a Viterbo e in tanti altri comuni della Tuscia. Ma non è facile come sembra. C’è sempre qualcosa che non va. E non nei documenti che si presentano. Difficoltà che riguardano persone che non sono mai stati in Romania. E se ci vanno si sentono stranieri”.
Viterbo – Stefan Bobita Vasile
I sacerdoti ortodossi svolgono questa attività a titolo volontario, cioè non prendete uno stipendio. Avete inoltre famiglia e figli. Come fate a tirare avanti?
“La comunità sostiene tutta la famiglia del parroco e quasi tutti i sacerdoti lavorano. Molti nel settore dell’edilizia. Io ho 4 figli, 3 femmine e un maschio, e non è facile. Non solo, ma i miei figli sono nati tutti in Italia. La femmina a Ladispoli e i maschi a Viterbo. Ho lavorato da quando sono in Italia. Ho iniziato con i mercati in piazza a Ladispoli, poi nei traslochi e nell’edilizia. Ho lavorato anche a Belcolle, senza mai conoscere Viterbo. Quando venivo da Roma stavo dietro, nel furgone, e non vedevo niente, se non l’ospedale quando scendevo”.
Sua moglie lavora?
“Si fa l’infermiera e con lei ci siamo conosciuti e sposati qui”.
Quando è diventato sacerdote?
“Dopo dieci anni dal matrimonio. Per gli ortodossi, prima di diventare sacerdoti bisogna essere spostati. Mi ha convinto a fare questo passo il prete della parrocchia che frequentavo e sono stato ordinato a Roma. Poi il vescovo mi ha mandato a Viterbo. Sono anche laureato in teologia. Laurea presa in Romania a 23 anni, a Timisoara, dove sono nato e da dove sono partito subito dopo aver terminato gli studi. La città dove sono cresciuto, ad esempio, è piena di italiani”.
E sono anche cittadini romeni?
“Sì, molti di loro lo sono. Tanti si sono sposati e hanno figli e famiglia. L’ultima volta che sono andato al paese, davanti a me c’erano due ragazze che parlavano in italiano”.
Che idea si è fatto di Viterbo?
“Abito al Pilastro e Viterbo è una città che ha un posto speciale nel mio cuore. E’ una città bellissima. Soltanto che, quando ci si vive, bisogna essere accettati. E bisogna avere molta pazienza perché, per essere accettati, ci vuole molto tempo”.
Daniele Camilli
Multimedia: Fotogallery: La comunità ortodossa – Video: Il Natale nella chiesa di Callinico
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