Viterbo – “Se la sindaca venisse condannata, mi dimetterei dalla giunta”. Alfonso Antoniozzi, vicesindaco e assessore alla cultura di Viterbo. Dopo che la procura ha aperto per minaccia in concorso un fascicolo d’indagine nei confronti della sindaca Chiara Frontini e del marito Fabio Cavini per le frasi che quest’ultimo avrebbe detto nel corso della cena a casa del consigliere Marco Bruzziches e della moglie Anna Maria Formini.
“Qualora la sindaca fosse giudicata colpevole dalla magistratura – ha detto Antoniozzi – rassegnerei le mie dimissioni”.
“Fossi stato Frontini – ha commentato Antoniozzi – non avrei portato Cavini a cena con Bruzziches. Ci sarei andato da solo”. Ha poi aggiunto: “Non avrei mai detto quelle frasi perché non fa parte del mio modo di relazionarmi con le persone”. E infine: “Sento una grande empatia nei confronti di Bruzziches che s’è sentito turbato da queste parole. E mi dispiace. Ma non credo che Cavini sia in grado di dare corpo a queste parole. Certo, se pronunciate, al di là del contesto, sono frasi che non mi sento di condividere”.
Alfonso Antoniozzi
Durante il consiglio comunale di ieri la sindaca ha detto: “Io sono Chiara… Chiara è sindaca della città e la sera va a dormire serena, con la coscienza pulita”. Non le sembra un po’ un’espressione alla marchese del Grillo?
“Lo dovrebbe chiedere alla sindaca. Io ci vedo una donna che ricorda il suo ruolo e che è stata eletta dai cittadini. Non faccio il suo esegeta e non è la mia aspirazione per il futuro”.
Qualcuno della maggioranza o della giunta, prima o poi, darà un giudizio politico delle frasi che Fabio Cavini avrebbe pronunciato durante la cena a casa del consigliere Marco Bruzziches. Vanno ricordate, chiedendo anche a lei un giudizio politico: “Se io voglio fare male – avrebbe detto Cavini – capisco chi del tuo stato di famiglia è più debole e poi vado a colpire quella persona”. Sono “iperboli” tra amici, come le ha definite la sindaca?
“Parto dal presupposto che questa roba nel movimento non succede. E questa è una premessa fondamentale. Perché se io avessi coscienza o la prova tangibile che questi sono i metodi del movimento, da tempo non sarei più al suo interno. Non so niente di questa cena che c’è stata. E meno male che è stato chiamato un organo terzo, cioè la magistratura, ad interpretare il vero senso di quanto è stato detto e se ciò che è stato detto costituisca una minaccia reale. Per come io conosco Cavini, non credo assolutamente che sia una persona in grado di dare sostanza a una cosa del genere. Non so il motivo per cui abbia detto quelle frasi”.
Lei le avrebbe mai dette quelle frasi?
“No, non avrei mai detto quelle frasi perché non fa parte del mio modo di relazionarmi con le persone”.
Le è mai successo nel corso della vita che le fossero dette cose del genere?
“Sì, mi è successo”.
E come l’ha vissuto?
“L’ho vissuto a seconda della persona che mi trovavo davanti. Nel mio lavoro può capitare di trovarsi davanti una persone, con più o meno potere, che ti dica ‘o fai come ti dico io oppure in questo teatro non ci metti più piede’. Io sono in grado di capire se la persona che ho davanti è capace o meno di sostanziare quanto dice. Per questo sento una grande empatia nei confronti di Bruzziches che s’è sentito turbato da queste parole. E mi dispiace. Ma, ripeto, non credo che Cavini sia in grado di dare corpo a queste parole. Certo, se pronunciate, al di là del contesto, sono frasi che non mi sento di condividere”.
Quindi, quelle frasi, al netto di tutto, sono gravi oppure no?
“Questo non glielo posso dire io”.
Ripeto, indipendentemente da Cavini e dall’ipotesi che uno possa sostanziare o meno quanto dice, quelle frasi sono gravi oppure no?
“Dipende da quanto è accesa la conversazione prima”.
Sono gravi oppure no?
“Su questo è stata chiamata a pronunciarsi la magistratura”.
La magistratura sta facendo indagini su un’ipotesi di reato. Lei dia un giudizio politico.
“Le rispondo dicendole che sono contento che quelle frasi non siano uscite dalla bocca della mia sindaca. E questo mi rende particolarmente felice. Non aggiungo altro”.
Condivide l’ipotesi sostenuta da Frontini che ci sarebbe una specie di complotto ai danni dell’amministrazione? Se sì, chi lo starebbe architettando?
“Se fosse così, non sarei sorpreso”.
Per quale motivo?
“Perché, osservando come va la società e il dialogo politico che la caratterizza, così come il modo di fare pressione sulla politica… non sarebbe la prima volta”.
Bisogna pure sostanziare le cose, cioè avere elementi concreti, altrimenti si rischia una visione paranoica della realtà. Quindi, dove sta il complotto? Nel criticare l’amministrazione?
“Penso che se Chiara parla di complotto avrà le basi su cui formare il suo ragionamento”.
Va detto anche che i problemi e le critiche più forti arrivano dall’interno del movimento. Bruzziches era un vostro delegato e se ne è andato dalla maggioranza. Idem Letizia Chiatti, presidente del consiglio e tra i fondatori di Viterbo2020. Le registrazioni alle terme Salus sono state fatte in occasione di una riunione del movimento. Insomma, più che un complotto sembra una guerra interna tra correnti.
“Non posso fare a meno di notare che quello è successo è successo a ridosso dell’approvazione del bilancio oppure delle elezioni provinciali. Complotto? Non lo so. Ma disegno per creare delle difficoltà sì”.
Che però non hanno avuto alcun esito. Il bilancio è stato approvato e le elezioni provinciali sono andate come si prevedeva che andassero.
“Va anche detto che se uno mina la credibilità di una persona e di un progetto delle conseguenze potrebbero esserci”.
Sì, ma quelle frasi pronunciate a cena con Bruzziches sarebbero uscite dalla bocca di Fabio Cavini, marito della sindaca ed esponente del movimento Viterbo2020 che sostiene la maggioranza. E la sindaca era anche presente e pare che non avrebbe preso le distanze da quanto affermato da Cavini.
“Io con il pare ci faccio poco”.
Ma Frontini non sembra sia andata oltre quel “pare” prendendo le distanze da Cavini…
“Aronne ha dichiarato che Frontini ha chiesto scusa”.
Ma Bruzziches ha smentito.
“In America si direbbe che siamo all’io ho detto, lui ha detto”.
Qui a dire è stato lui, non lei. Cioè, per quanto riguarda le scuse, Bruzziches ha smentito Aronne senza che Frontini smentisse Bruzziches.
“Da una chiacchierata con Aronne, fatta due giorni dopo il comunicato di Bruzziches, e dall’intervista che ha rilasciato al Messaggero ho capito che Frontini s’è scusata dicendo che Cavini aveva esagerato”.
Bruzziches ha smentito Aronne e la sindaca non ha detto niente, cioè non ha confermato quanto ha dichiarato il suo assessore né replicato a Bruzziches.
“Io credo che la sindaca stia particolarmente attenta a quello che dice perché è in vista di una possibile fase processuale. La sindaca credo che in questo momento parli anche confrontandosi con i suoi avvocati. E quindi sono convinto che quello che Frontini dice lo dica su consiglio dei legali. Credo. Almeno è quello che farei io se fossi al posto suo. Quello che lei dice o non dice fa probabilmente parte di un progetto. Non lo so”.
Chiara Frontini e Fabio Cavini
Prima le affermazioni di Frontini alle terme Salus, poi le frasi di Cavini a cena con Bruzziches. Secondo lei, non è un po’ troppo per una giunta, una maggioranza, un consiglio, un’amministrazione, una città?
“Alle terme Salus non c’ero. Posso dirle che sono convinto che non c’è stata nessuna forzatura amministrativa. Perché conosco l’assessore e il dirigente. E so come lavorano i dirigenti dell’ente… Non lo so perché siano state dette quelle frasi. Non lo so”.
Non le sembra di vivere in due mondi paralleli? Da un lato c’è una procedura amministrativa fatta nel pieno rispetto delle regole. Dall’altra delle affermazioni che francamente qualche domanda la pongono. Tant’è vero che c’è una denuncia da parte della Viterbese. Ferma restando la presunzione di innocenza e una magistratura che è la sola deputata a valutare la cosa. Quali dei due mondi è vero?
“È vero quello che le racconto io, altrimenti non sarei più in amministrazione da tempo”.
Si spieghi meglio.
“Io voglio che sia chiaro questo e da questa intervista uscisse fuori questo: qualora la sindaca fosse giudicata colpevole dalla magistratura, ne trarrei le conclusioni”.
E quali sarebbero le sue conclusioni?
“Qualora la sindaca fosse giudicata colpevole dalla magistratura, rassegnerei le mie dimissioni dalla giunta”.
Anche di fronte a un rinvio a giudizio?
“Sono sempre stato un garantista. Perché l’ho vissuto sulla mia pelle. E proprio per averlo vissuto sulla mia pelle, ho scoperto l’importanza che la magistratura si pronunci nelle sedi deputate”.
Nel comunicato di risposta a Bruzziches, Frontini fa questo passaggio: “Non saranno querele, più o meno fondate, a minare la mia attività civica”. Secondo lei che significa, “più o meno fondate”? Che c’è qualcosa di fondato?
“Lei vuole che io faccia l’esegeta della sindaca?”.
Sono semplicemente delle domande al suo vice.
“Faccio le veci della sindaca quando lei non c’è”.
Nel suo comunicato la sindaca si firma solo come Chiara Frontini. Una stranezza?
“Meglio ancora. Si firma come persona. Credo che lei abbia voluto dire: aspettiamo di vedere come, chi deve giudicare il peso di queste cose, le giudicherà”.
Marco Bruzziches
Che ruolo ha Cavini nel movimento Viterbo2020 e nei rapporti con maggioranza e giunta?
“Fabio Cavini è stato straordinariamente efficiente durante la campagna elettorale. Sempre al fianco di Chiara. Io, nel mio assessorato, non l’ho mai visto. In comune credo di averlo visto per il buffet del trasporto della macchina di Santa Rosa e in altre 4-5 occasioni. Non prende parte alle riunioni di giunta, e ci mancherebbe, e non prende parte alle riunioni di maggioranza che vengono convocate nelle sedi comunali”.
E a cosa prende parte?
“Prende parte alle riunioni del movimento Viterbo2020 allargato”.
Però, come risulterebbe dalla riunione alle terme Salus del 23 novembre, sembrerebbe dettare la linea politica di un movimento che sostiene la giunta Frontini. Insomma, questa persona, un ruolo politico ce l’ha oppure no?
“All’interno del movimento, almeno quando si fanno le riunioni plenarie, come quella alla Salus, Cavini ha esattamente il ruolo che aveva durante la campagna elettorale”.
Quale?
“Quello di essere una sorta di coordinatore e uno che mette la propria esperienza politica al servizio del progetto”.
L’impressione è che sia invece una specie di segretario politico del movimento. Cavini stesso avrebbe detto anche di essere “l’anima nera” di Frontini.
“La linea politica del movimento non viene dettata da Cavini, altrimenti non saremmo un movimento. La linea politica del movimento viene presa all’interno della maggioranza, nelle riunioni di giunta e nelle consultazioni con la sindaca. Come è ovvio che sia. Altrimenti saremmo una sorta di pupazzo in mano a un burattinaio terzo”.
E allora come se lo spiega Cavini che va a cena con la sindaca a parlare con un consigliere delegato a parlare di questioni, come quella del patrimonio comunale, che dovrebbero riguardare giunta e maggioranza?
“Non lo so di cosa si sia parlato in quella cena”.
Lo ha detto Bruzziches. Quindi, Cavini che non ha ruoli in giunta e in maggioranza e che nel movimento mette a disposizione solo la sua esperienza, poi va a una cena politica a parlare di questioni che dovrebbero riguardare giunta e maggioranza.
“Mi pare di aver capito che quella fosse una cena di chiarimento con il consigliere Bruzziches”.
Esattamente. Una cena di chiarimento politico. Quindi, perché ci va anche uno che sulla carta non conterebbe niente nel movimento, in maggioranza e in giunta?
“È il marito della sindaca. C’era pure la moglie di Bruzziches”.
Ma la moglie di Bruzziches in quella casa ci abita e, fra l’altro, non sembrerebbe aver espresso pareri politici o preso posizioni politiche come invece avrebbe fatto Cavini.
“È evidente. Però Cavini è sempre stato e immagino sia anche ora uno dei consulenti, se non il consulente di Frontini. Essendo il marito della sindaca”.
I mariti delle sindache o le mogli dei sindaci non necessariamente sono i consulenti dei rispettivi consorti. Anzi, di solito fanno tutt’altro nella vita.
“Ma Cavini è stato sempre all’interno del movimento, fin dall’inizio. E c’è ancora adesso”.
Con un ruolo politico incisivo al punto da mettersi a tavola con la sindaca della città e un consigliere comunale delegato e parlare del patrimonio comunale, fino ad arrivare a dire le frasi che avrebbe detto. Lei ce lo avrebbe portato un suo ipotetico compagno a una cena di chiarimento politico?
“Se non si trattasse di una cena conviviale, ma di un chiarimento politico, io non avrei mai portato un mio ipotetico compagno con me”.
Anche se il suo ipotetico compagno avesse rivestito un qualsiasi ruolo all’interno del movimento di cui lei facesse parte?
“No, neanche in questo caso lo avrei portato a una cena di chiarimento politico dove si sarebbero affrontate questioni che avrebbero riguardato giunta e maggioranza”.
Quindi, se lei fosse stato al posto della sindaca Chiara Frontini, non avrebbe portato il marito Fabio Cavini a cena con il consigliere Marco Bruzziches?
“Esatto. Fossi stato Frontini, non avrei portato Cavini a cena con Bruzziches. Ci sarei andato da solo”.
Alcuni sostengono che Bruzziches abbia teso una trappola a Frontini. Per come lei lo ha conosciuto, ne sarebbe veramente capace?
“Non ho una conoscenza così approfondita da poterle dire qual è il suo spessore morale. L’unica cosa che posso dirle è che, come ho già detto all’inizio di questa intervista, sento molta empatia nei suoi confronti se pensava che le frasi di Cavini, che il consigliere riporta, avessero un qualunque tipo di fondamento”.
Una domanda su un’altra questione. Vittorio Sgarbi è finalmente tornato in consiglio. Due volte in due anni. È contento?
“Sì, sono contento che sia venuto in consiglio e che ci abbia raccontato cosa vuole fare con l’assessorato alla Bellezza. Mi auguro che abbia più tempo da dedicare alla città”.
Se lo augura, così spera di lavorare un po’ meno rispetto a questi ultimi due anni?
“Quello che fa lui non è quello che faccio io. Me lo auguro perché credo che il museo civico abbia bisogno di qualche energia in più. E credo che se Sgarbi avesse tempo da investirci sopra sarebbe straordinario per la città”.
Quindi Sgarbi esiste?
“Pare”.
Daniele Camilli
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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