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Sport - Il segretario generale della Uila Antonio Biagioli: “Per rivendicare una condizione sociale e lavorativa, per lottare contro lo sfruttamento nelle campagne in nome della democrazia e della costituzione, una rivoluzione sportiva e non solo” - Il 26 luglio la prima partita contro la Polisportiva Celleno al campo di Villanova

“A Viterbo la prima squadra di calcio dei braccianti agricoli della Tuscia”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “A Viterbo la prima squadra di calcio dei braccianti della Tuscia, una rivoluzione sportiva e non solo. La squadra degli operai agricoli del sindacato Uila”. Il segretario generale dell’Unione italiana dei lavori agroalimentari Antonio Biagioli.

Il nome della squadra è Associazione sportiva football africani, Asfa. Sulle maglie la scritta Uila, il nome appunto del sindacato che in questi ultimi anni si sta battendo per i diritti dei braccianti agricoli nelle campagne di tutta la Tuscia.

“Il 26 luglio alle ore 20, al campo di Villanova della parrocchia dei Santi Ilario e Valentino – dice Biagioli – la prima partita. Organizzata dalla Uila. Siete tutti invitati. Da un lato l’Asfa, dall’altro una rappresentativa della Asd Polisportiva Celleno. Una partita contro lo sfruttamento dei braccianti e le morti sul lavoro. Una partita per ricordare Satnam Singh. Un evento per rivendicare la dignità delle persone e i diritti dei lavoratori. Per rivendicare i principi democratici e costituzionali. Un momento per dire chiaro e tondo che la questione bracciantile è una questione sociale che riguarda tutti e che va affrontata su tutti i fronti, dai campi alla città, dall’azienda ai trasporti fino alla condizione abitativa e al diritto pieno alla cittadinanza per tutti”.


Viterbo - L’associazione sportiva football africani (Asfa)

Viterbo – L’associazione sportiva football africani (Asfa)


Lo slogan della partita contro lo sfruttamento dei braccianti. “Riprendiamoci la vita, la terra, la luna e l’abbondanza. Un passo della canzone di Claudio Lolli, ‘Ho visto anche degli zingari felici’ – sottolinea Biagioli – che è un po’ l’inno dell’Asfa. Perché, anche se questa canzone è stata scritta più di quarant’anni fa per raccontare un altro contesto, oggi sembra invece parlare proprio dei braccianti agricoli e della necessità di uscire dalla condizione di sfruttamento cui spesso vengono sottoposti rivendicando appunto la vita, la terra che lavorano, i diritti e il sogno, quello di un futuro migliore e giusto”.

Una squadra di calcio nata negli uffici del sindacato di via Cardarelli 22 e composta da giocatori immigrati dal continente africano. “Un pomeriggio – racconta Antonio Biagioli – si è presentato un bracciante per sbrigare alcune pratiche lavorative. Alla fine ci ha detto se potevamo dargli una mano a trovare un campo di calcio dove potersi allenare assieme ad altri amici con cui avevano messo in piedi una squadra. Quasi tutti braccianti, molti iscritti al sindacato. Ci siamo guardati con gli altri sindacalisti della Uila e abbiamo deciso di andare oltre e di fare dell’Asfa, nome che i giocatori si erano già dati da soli, una squadra del sindacato. Un collettivo di calcio in cui tutti i braccianti della Tuscia possano riconoscersi. Una squadra che si fonda sui valori costituzionali e sindacali. Dove democrazia e partecipazione sono i pilastri da cui muovere per costruire tutto il percorso che c’è da fare. Chi farà il tifo per l’Asfa farà il tifo per i diritti dei braccianti e per i diritti di tutti i lavoratori. Chi farà il tifo per l’Asfa farà il tifo per la democrazia e la costituzione. E ogni goal, ogni partita, sarà in nome di tutto questo”.

I primi passi. “Il primo, organizzare una partita, attorno alla quale costruire un evento – continua Biagioli – per rivendicare dei diritti e continuare a far conoscere a tutti una condizione sociale e di lavoro. Quella dei braccianti agricoli. E l’evento è la partita del 26 luglio che ha trovato subito la collaborazione della Polisportiva Celleno di Piero Bignotti e della parrocchia dei Santi Ilario e Valentino di don Emanuele Germani, persone che ringrazio dal più profondo del cuore, così come ringrazio il vescovo Orazio Francesco Piazza. Partita, quella del 26 luglio, cui ne seguiranno altre. Il secondo passo, trovare un campo di calcio su cui far allenare la squadra. E su questo fronte ci stiamo già muovendo. Infine, in futuro, costruire tutte le condizioni necessarie per poterci iscrivere a un campionato”.


Antonio Biagioli

Viterbo – Il segretario generale della Uila Antonio Biagioli


I braccianti nella Tuscia sono circa 9 mila. Oltre mille solo nelle campagne della città dei papi. Circa il 70% dei lavoratori agricoli sono stranieri, provenienti soprattutto dall’Africa e dall’Asia. “Ecco perché – fa notare Biagioli – la lotta per i diritti dei braccianti agricoli si intreccia inevitabilmente, ed è parte integrante e fondamentale, con la battaglia per lo ius soli contro lo ius sanguinis, la battaglia per la cittadinanza e contro ogni forma di discriminazione e razzismo, la battaglia per la dignità, la libertà e i diritti di tutti. Una battaglia che deve uscire dalle aziende e coinvolgere tutto il tessuto sociale in tutti quanti i suoi aspetti”.

La Uila, assieme a Flai Cgil e Fai Cisl, sta inoltre negoziando anche con le parti datoriali il rinnovo del contratto provinciale dei dei braccianti. “Un contratto – spiega Biagioli – dove stiamo lavorando per inserire tutta una serie di novità, dalla contrattazione aziendale, per la prima volta nella Tuscia, ai permessi retribuiti per le festività religiose non cattoliche dai bonus psicologici per i lavoratori agli sportelli contro la violenza di genere cui lavoratrici e lavoratori possano rivolgersi. Uno sportello a tutela delle donne lavoratrici. E tutela significa anche parità di diritti, parità di salario, parità di partecipazione politica, sociale e sindacale. Non solo, ma vogliamo inserire nel contratto anche la questione dei trasporti e quella abitativa. Non è più pensabile che gli autobus del trasporto pubblico locale non raggiungano le aziende agricole costringendo gli operai a farsi chilometri e chilometri a piedi o in bicicletta oppure con pulmini privati. E non è più possibile che vivano in case fatiscenti o che i proprietari delle abitazioni non gli vogliono affittare gli appartamenti perché stranieri”.

Uila che, infine, nel corso di quest’ultimo anno, oltre a mettere in piedi dei seminari di studio rivolti ai braccianti, per imparare a leggere, ad esempio, una busta paga e conoscere tutti i diritti previsti dalla costituzione, dalle leggi e dai contratti, ha anche dato vita alla Uila immigrati e aperto tre nuove sedi. Ad Orte, Tarquinia e Montefiascone. “Sedi – conclude Biagioli – cui abbiamo voluto dare un nome che ne chiarisca fin da subito gli obiettivi. Quale? La casa dei lavoratori”.

Daniele Camilli


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11 luglio, 2024

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