Viterbo – Morte Andrea Di Nino, a Le Iene parla in esclusiva il supertestimone.
Cosa è successo esattamente nella cella di isolamento dell’istituto penitenziario Mammagialla di Viterbo il 21 maggio 2018? Andrea Di Nino si è suicidato oppure è stato ucciso? Ci sarebbe una svolta nel giallo del detenuto morto impiccato in cella nel carcere viterbese nel 2018.
Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro Andrea Di Nino
Il giallo finisce a Le Iene con nuove e importanti rivelazioni nell’inchiesta di Alessandro Sortino e Veronica Di Benedetto Montaccini.
Nel servizio – in onda martedì 13 maggio su Italia1 – le voci di ex detenuti, le dichiarazioni di agenti penitenziari che lavorano tutt’oggi nel carcere di Viterbo e un’intervista esclusiva al supertestimone, Roberto Toselli, che racconta cosa avrebbe visto e sentito quel maledetto giorno. Una testimonianza che ha fatto riaprire il caso del 36enne romano.
“Ho visto gli agenti della ‘squadretta’ entrare da Andrea Di Nino. L’hanno attrippato di botte tra urla e pianti. L’hanno portato fuori già morto. Posso riconoscere quelle guardie”, ha raccontato il compagno di cella di Andrea Di Nino. Fu suicidio o omicidio?
Il servizio delle Iene sulla morte di Andrea Di Nino
La versione del supertestimone
“Non si è impiccato. L’hanno ucciso. L’ho visto io, ero lì”. Queste le parole di Roberto Toselli – ex detenuto e vicino di cella di Andrea Di Nino – ai microfoni de Le Iene. La sua testimoninza potrebbe avere una rilevanza legale: per questo la Procura di Viterbo ha riaperto le indagini per “omicidio” dopo che per anni l’unica pista seguita era stata quella dell’impiccamento.
Toselli avrebbe riconosciuto e individuato cinque agenti penitenziari attraverso i soprannomi che utilizzavano in carcere: “Ispettore, Caramella, Bomboletta, Terminator e Sceriffo. Erano la squadretta della morte”.
“Ho potuto scorgere tutto con uno specchietto – dichiara il supertestimone – e ho sentito urla disumane. Andrea gridava ‘Mamma, mamma’ e piangeva. Poi sono usciti portando il corpo di Andrea in orizzontale. E dicevano ‘Aò, questo è morto, è morto’”.
Il servizio delle Iene sulla morte di Andrea Di Nino
Il medico legale: “Nell’autopsia dettagli che non tornano”
Molti sono i punti oscuri di questa vicenda. Alcuni riguardano l’autopsia. Le Iene hanno fatto analizzare la perizia da un medico legale, Pasquale Bacco, che da oltre vent’anni opera nelle carceri. “L’autopsia è fortemente contraddittoria – spiega il medico – perché nella conclusione si parla di morte da asfissia per impiccamento, mentre all’interno sono i consulenti stessi a porre dei dubbi. Innanzitutto, non esiste un vero e proprio solco che corrisponderebbe al lenzuolo attorno al collo. Nelle foto vediamo solo due lesioni laterali, laterocervicali. Poi l’osso ioide risulta intatto ed è una cosa rarissima negli impiccamenti, è fragilissimo e si frantuma in 9 casi su 10”. “Il volto del ragazzo – continua il dottor Bacco – è roseo, mentre gli impiccati sono tipicamente cianotici. E nel corpo di Andrea non sono presenti neanche i segni del guanto e del calzino, ovvero del sangue che dovrebbe confluire nelle estremità”. Per il medico legale “non sembra trattarsi di suicidio”.
Il “carcere degli orrori”
Ma quello di Andrea Di Nino sarebbe un episodio isolato, oppure le morti misteriose e le violenze risulterebbero sistematiche in quegli anni? Le grida di aiuto dei detenuti arrivano sotto forma di decine di lettere: “Qua menano tutti. Pugni, calci. Ho problemi con la milza, con gli organi interni dopo le botte. Sono pieno di cicatrici”, si legge negli scritti arrivati all’associazione Antigone, intervistata da Le Iene.
La situazione è talmente grave che anche il Consiglio d’Europa fa rapporto all’Italia nel 2019, citando proprio il carcere di Viterbo e denunciando l’esistenza di una “squadretta punitiva”. Proprio la stessa citata dal supertestimone.
Il servizio delle Iene sulla morte di Andrea Di Nino
La replica degli agenti
Le Iene hanno incontrato anche uno degli agenti presenti nel reparto di isolamento di Mammagialla nel giorno della morte di Andrea Di Nino, che si difende: “L’ho trovato a terra, era già deceduto. Ho fatto il mio lavoro, ho fatto del mio meglio”. Poi ammette una cosa: “Di Nino non doveva stare lì, questo è vero”. Esiste, infatti, un certificato medico in cui il detenuto viene dichiarato “non idoneo all’isolamento” per le sue condizioni di salute mentale e fisica e per i precedenti episodi di epilessia.
Il processo in corso
Per il decesso di Andrea Di Nino è già in aula un procedimento per “omicidio colposo” a carico dell’allora responsabile dell’Uos Medicina penitenziaria territoriale dell’Asl di Viterbo, di un assistente capo della polizia penitenziaria, del medico di guardia e del direttore della casa circondariale (quest’ultimo assolto in primo e secondo grado dalle accuse).
L’appello della famiglia
La famiglia non ha mai creduto alla versione del suicidio: “Amava troppo la vita – raccontano a Sortino – non vedeva l’ora di tornare dai suoi cinque figli”. E ricordano l’ultima visita ad Andrea: “Era agitato, disse che gli agenti lo avevano minacciato ‘Non esci vivo di qui’, gli dissero. Come possiamo convincerci dell’impiccamento?”. Poi i suoi fratelli Tonino, Graziella e Valentino lanciano un appello: “Indagate, cercate. Perché nostro fratello non si è ammazzato. Lotteremo finché non arriveremo alla verità. Finché non otterremo giustizia”.
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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