Viterbo – (sil.co.) – Morte di Andrea Di Nino, irrevocabile la sentenza di assoluzione dell’allora direttore Pierpaolo D’Andria emessa in primo grado dal gup Giacomo Autizi il 6 ottobre 2022 e confermata lo scorso 21 gennaio dalla corte di appello di Roma. “La sentenza di primo grado fa piena luce in ordine a tutti i profili controversi, fornendo una ricostruzione chiara e pienamente condivisibile di quanto avvenuto”, si legge nelle motivazioni.
Il carcere di Mammagialla – Nel riquadro Andrea Di Nino
D’Andria, difeso dall’avvocato Marco Russo, è stato dunque assolto in via definitiva dall’accusa di concorso in omicidio colposo per cui è stato prosciolto tre anni fa col rito abbreviato.
Si è invece tenuta mercoledì l’udienza di ammissione delle prove del processo col rito ordinario in cui sono imputati di concorso in omicidio colposo due sanitari e un agente penitenziario, mentre per un secondo medico al momento si procede a parte davanti allo stesso giudice.
“Si chiude definitivamente – sottolinea l’avvocato Russo – la vicenda per il direttore pro tempore con una decisione lucida e coerente che esclude qualsiasi profilo di responsabilità a carico dell’allora direttore pro tempore”.
Viterbo – L’ex direttore di Mammagialla Pierpaolo D’Andria
“Si leggano le motivazioni – aggiunge il legale – così da capire che non vi era alcuna prevedibilità del rischio suicidario di un soggetto che fu sanzionato disciplinarmente per una grave aggressione nei confronti di un altro detenuto, con l’irrogazione dell’isolamento e dell’esclusione dalle attività in comune”.
Era la sera del 21 maggio 2018 quando il 36enne romano, nonostante la giovane età già padre di cinque figli, fu trovato impiccato nella cella d’isolamento dove si trovava dal 15 maggio, in seguito a un provvedimento disciplinare applicato in via cautelare essendo venuto alle mani con un detenuto magrebino.
L’ex direttore della casa circondariale Nicandro Izzo di Viterbo, secondo l’accusa aveva adottato il provvedimento disciplinare dell’isolamento sulla base di una documentazione sanitaria inidonea in quanto emessa in un momento anteriore rispetto alla sua esecuzione.
L’avvocato Marco Russo, difensore dell’ex direttore del carcere Nicandro Izzo
Tra il trasferimento in cella d’isolamento e il suicidio di Di Nino sono trascorsi sei giorni, ulteriore motivo per cui secondo la corte d’appello di Roma “anche sotto il profilo del nesso causale sussistono fondati dubbi che possa essere ricondotto al comportamento del direttore del carcere”.
“La complessiva sequenza causale che ha portato al decesso di Di Nino – concludono i giudici d’appello nelle motivazioni -. non può ricondursi con certezza all’odierno imputato, anche avuto riguardo alla circostanza che il provvedimento cautelare da lui emesso risaliva a sei giorni prima, e dunque essendo ravvisabili nel corso di tale periodo ulteriori e diverse condotte suscettibili di incidere sulla verificazione dell’evento sia in tema di omessi controlli che di sottovalutazione di segnali di pericolo che potevano essere percepibili in ordine all’evento che di lì a poco si sarebbe verificato”.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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