Condividi: Queste icone linkano i siti di social bookmarking sui quali i lettori possono condividere e trovare nuove pagine web.
    • Facebook
    • Twitter
    • LinkedIn
    • Google Bookmarks
    • Webnews
    • YahooMyWeb
    • MySpace
  • Stampa Articolo
  • Email This Post

Viterbo - La bellezza di un centro chiuso e senza traffico raccontata al figlio Lorenzo

L’ottava meraviglia…

di Antonello Ricci
Condividi la notizia:

Antonello Ricci

Antonello Ricci

– No, aspetta un attimo, ti spiego.

E ci provo davvero a spiegarglielo, a mio figlio Lorenzo.

E gli racconto che chiudere il centro storico a Viterbo sarebbe l’ottava meraviglia. Ma non ci credo più (referendum- clicca e vota).

Perché la classe dirigente di questa città non è all’altezza di governare certi processi. Tutta, destra e sinistra. Guarda sempre la pagliuzza che le conviene. Mai il trave. Sempre tramezzi, mai muri portanti. Vogliamo l’uovo oggi. Quanto alla gallina, si vedrà.

E poi perché i cittadini di questa città non sono molto migliori della loro classe dirigente: ma non li vedi quando, per mangiare una pizza in centro, cercano parcheggio a piazza San Pellegrino? Col Suv, cazzo, col Suv, mica con una Topolino.

Cittadini che non sanno rispettare gli orari della differenziata. E trasformano la loro Viterbo (la loro Viterbo) in una pattumiera. Ma poi se la prendono con gli spazzini.

E poi perché Viterbo dev’essere stregata, davvero, da una maledizione etrusca. Lo ripeteva sempre Mario Signorelli, quello che con gli etruschi ci parlava al telefono, almeno una volta al giorno.

E poi perché Viterbo è sempre stata la Cenerentola delle occasioni mancate, dai tempi del Conclave: niente ferrovia, niente autostrada, niente cassa per il mezzogiorno, niente industrie, niente termalismo, niente aeroporto (per fortuna). Niente sviluppo. Niente di niente.

Figuriamoci se potremo capire che il nostro centro storico è una risorsa economica punto e basta. Figuriamoci se sapremo mettere a frutto ciò che il boom di Caffeina e Tuscia operafestival ci hanno rivelato.

E allora rincaro la dose. E provo a raccontargli, a Lorenzo, che il centro storico di Viterbo è pure bello grosso.

E che Viterbo fu una delle città più colpite dai bombardamenti alleati dell’ultima guerra, anche se pochi lo sanno. E la ricostruzione fu frettolosa e confusa, così che il sonno della ragione generò mostri urbanistici difficili da cacciare. E la febbre speculatoria divorò tutto lo spazio intorno alla cinta delle nostre splendide mura rendendo problematico ogni futuro indirizzo… E… E… E… proprio come in una vecchia filastrocca di Branduardi.

Ma intanto veniamo via da Siena. Ci siamo appena lasciati alle spalle porta Romana. Abbiamo parcheggiato sottoterra, stamattina, a due passi dal Campo. Abbiamo passeggiato a lungo per strade e vicoli di un gioiello pedonalizzato dal tempo dei guelfi e ghibellini. Abbiamo visitato il palazzo di Città e ammirato i meravigliosi affreschi di Simone Martini e di Ambrogio Lorenzetti. Insomma, siamo stati turisti. Abbiamo fatto compere. Siamo stati consumatori e forse pure consumisti (che male ci sarà).

Infine, tutti contenti, abbiamo ripreso la strada per casa. E mentre scendiamo morbidi per la fettuccia che rotola da porta Romana alla vecchia cara Cassia, ancora in piena città, dal finestrino ci accompagnano solo olivi e cipressi, solo il cotto di ville storiche, casali e vecchi conventi. Non c’è soluzione di continuità, tra mura e campagna circostante. Niente traffico, niente villette, niente moderni condomini. Pare di stare ancora in mezzo a quella splendida campagna dipinta nel Trecento da Ambrogio Lorenzetti.

Lorenzo non risponde. Non batte ciglio. È un ragazzo dolcissimo, ma anche un po’ scontroso, come tutti i ragazzi della sua età. Allora sto zitto anch’io. Facciamo il viaggio assorti, affaccendati ciascuno in chissà quali pensieri.

Finché ci risvegliamo bruscamente, anime perse nella bolgia infernale del traffico viterbese, che principia all’altezza della Commenda, a tre chilometri dal centro. La coda è interminabile. Fino alle mura di porta Fiorentina.

Lorenzo sbuffa, poi parla. Mi chiede com’è che si chiamava quel dipinto con le mura rosa, con la campagna lavorata intorno e una città felice e operosa.

Effetti del Buon Governo sopra la città, gli rispondo.

Ecco, mi fa, lo vedi?, di questo c’è bisogno. Di Buon Governo. Di buoni cittadini. Allora sì, Viterbo sarebbe una città felice. Allora sì, il centro storico si chiuderebbe. E senza tante chiacchiere.

E io allora, io che tra pochi giorni faccio cinquant’anni e che amo la mia città e ho scelto di viverci, di lavorarci e mettere al mondo figli, io allora ripenso alla frase che ogni giorno mi ripete Germana (Germana è la mia fidanzata): che forse è ora di fare le valige. Andare vivere da qualche altra parte. In qualche città civile. Siena magari. O anche Grosseto. O (perché no?) Venezia. Sic transeat gloria mundi. Così va la vita. Ciao ciao…

Antonello Ricci


Condividi la notizia:
1 settembre, 2011

                               Copyright Tusciaweb srl - 01100 Viterbo - P.I. 01994200564PRIVACY POLICY

Test nuovo sito su aruba container https://www.tusciaweb.it/e-morta-irene-cara-vinse-loscar-per-fame-e-flashdance/