Viterbo – Un’agricoltura spezzata in due. Sia viterbese che laziale. In mezzo una barricata. Fra uomini e donne, stranieri e italiani. Tra chi comanda e chi invece può contare solo sulle proprie braccia.
In provincia di Viterbo, oltre il 90% della forza lavoro agricola vive in condizioni di precariato. Il 58% dei lavoratori precari è di nazionalità straniera.
Una linea di demarcazione che emerge dal rapporto Uila dedicato al mondo del lavoro agricolo in Italia. Una mole di dati spacchettati per regioni e province che il sindaco Uil dei braccianti agricoli prepara ogni anno fornendo un quadro completo ed esaustivo della situazione. Genere, tipologia di contratto, provenienza e ore lavorate. Per poter aver accesso alla disoccupazione agricola un bracciante deve maturare almeno 102 giornate lavorative in due anni. Altrimenti non se ne fa niente.
I braccianti agricoli della regione Lazio sono oltre 43 mila. Il 90% di loro ha un contratto a tempo determinato (Otd, operai a tempo determinato). Precari. Tra loro, il 58% è di nazionalità straniera, il 42 italiana. Gli uomini rappresentano il 70% della forza lavoro, le donne il 30.
Gli operai agricoli laziali con un contratto di lavoro a tempo indeterminato (Oti) rappresentano soltanto il 9% dei lavoratori. In tal caso però ad avere la sicurezza economica sono soprattutto gli italiani, oltreché gli uomini. Rispettivamente il 58 (stranieri 37%) e l’86%.
Per quanto riguarda la Tuscia, i braccianti agricoli in provincia di Viterbo sono poco più di 9 mila. Il 94% di loro è precario. Tra il Otd, il 54% è italiano, il 46 straniero. Anche in tal caso, tra i precari dell’agricoltura prevalgono gli uomini con il 72%. Stessa situazione sul fronte contratti a tempo indeterminato. Il 71% dei contratti è stato infatti firmato da italiani, mentre soltanto il 29% degli stranieri ha un posto di lavoro fisso. Tra gli Oti, è inoltre netta la prevalenza degli uomini rispetto alle donne. L’82% contro il 12%.
Gli italiani sono maggioranza non solo tra i braccianti agricoli con un contratto a tempo indeterminato – nonostante la forza lavoro bracciantile sia per lo più straniera – ma anche tra i dirigenti (93% Lazio, 88% Viterbo), gli impiegati (97% Lazio, 98% Viterbo) e i quadri aziendali (93% Lazio, 100% Viterbo).
Tra i braccianti stranieri, le etnie prevalenti nel Lazio sono nell’ordine di grandezza quelle indiana, romena, albanese, cingalese e marocchina. Sia tra gli Otd che tra gli Oti. In provincia di Viterbo, anche in tal caso per entrambe le categorie di lavoratori, le principali etnie sono invece quelle romena, macedone, albanese, indiana e tunisina.
Sempre nella Tuscia, il 43% degli operai italiani a tempo determinato ha meno di 40 anni. Percentuale che sale per gli stranieri. In tal caso ad avere meno di 40 anni è il 63% dei braccianti. Identica la situazione anche tra i lavoratori stabilizzati. Gli Oti italiani under 40 in provincia di Viterbo sono il 26%. Gli Oti stranieri della Tuscia con meno di 40 anni rappresentano invece il 51%.
Infine, le giornate lavorate. Riguardano soltanto i contratti a tempo determinato. I cosiddetti stagionali. Lavoratori che devono realizzare almeno 102 giornate lavorative in due anni per poter poi beneficiare della disoccupazione agricola una volta terminato il rapporto di lavoro.
Nella Tuscia, oltre il 30% dei lavoratori agricoli non raggiunge le 51 giornate lavorative l’anno. Il 37% tra gli italiani, il 33 tra gli stranieri. Il 35% tra gli uomini e il 35 tra le donne.