Viterbo – Il detenuto che ha ucciso Giovanni Delfino, suo compagno di cella a Mammagialla, era in carcere per tentato omicidio. Nella notte tra il 13 e il 14 febbraio, Singh Khajan, 34 anni il prossimo 15 agosto, avrebbe provato ad ammazzare il suo convivente. Quando i carabinieri, allertati dai vicini che segnalavano un furiosa lite tra i due uomini, sono entrati nell’appartamento vicino a parco Paolo Borsellino a Cerveteri, dove Khajan risiedeva, avrebbero trovato il 34enne che brandiva un coltello da cucina grondante di sangue e la vittima, 70enne, agonizzante a terra con diverse ferite.
I carabinieri di Cerveteri e del Norm di Civitavecchia, dopo l’irruzione, hanno bloccato l’aggressore e chiesto l’intervento del 118. Il 70enne è stato trasportato d’urgenza in ospedale, dove è stato ricoverato in prognosi riservata. Ma, nonostante le lesioni, è riuscito a sopravvivere all’aggressione.
Nell’appartamento, sequestrato insieme al coltello, sono entrati anche i militari del nucleo investigativo di Ostia per i rilievi. Sembrerebbe che sia nato tutto da un acceso litigio legato a una crisi nel rapporto tra Khajan e il suo convivente. Il 34enne, arrestato per tentato omicidio, è stato rinchiuso nel carcere di Civitavecchia, dove è rimasto finché non ha aggredito l’uomo con cui condivideva la cella, con uno sgabello, e un agente di polizia penitenziaria. Da qui il trasferimento nel penitenziario Mammagialla di Viterbo.
Venerdì sera Khajan, durante una banale lite con il suo compagno di cella, Giovanni Delfino, nato a Viterbo il 30 aprile del 1958, ha afferrato uno sgabello di legno e ha colpito il 61enne in testa e sul viso. L’intervento degli agenti di polizia penitenziaria è stato immediato. Delfino era ancora vivo, ma versava in condizioni disperate. Trasportato d’urgenza all’ospedale di Belcolle, i medici hanno provato a operarlo. Ma invano. È morto alle 3 di sabato mattina.
Il 34enne è stato arrestato per omicidio volontario. Interrogato dal pm Franco Pacifici, che coordina le indagini insieme al procuratore capo Paolo Auriemma, avrebbe affermato: “Sì, ho colpito il mio compagno di cella con uno sgabello e l’ho ucciso”. Con una nota il procuratore capo Auriemma ha spiegato: “L’arrestato è stato interrogato dal pm alla presenza del difensore e ha reso confessione”.
Le indagini sono state affidate ai carabinieri, che stanno cercando di ricostruire cosa sia accaduto dentro quella cella del carcere di Viterbo. I militari del reparto operativo l’hanno passata al setaccio. “I rilevi – sottolinea il procuratore capo Auriemma – sono stati effettuati per acquisire elementi utili alla completa ricostruzione del fatto”. I carabinieri hanno anche sequestrato l’arma del delitto: lo sgabello.
Giovanni Delfino, sul cui corpo verrà effettuata l’autopsia, era un emarginato. Recluso da questa estate per lesioni personali, dopo aver interrotto i rapporti con l’ex moglie e il figlio, andava a mangiare alla Caritas. Chiedeva l’elemosina e frequentava il Sert. Khajan, invece, che nelle prossime ore comparirà davanti al gip per la convalida dell’arresto, era nato in India e risiedeva a Cerveteri. Faceva lavori saltuari e, secondo Giuseppe Moretti dell’Uspp e la Fns Cisl Lazio, aveva “problemi psichiatrici”.
Per Giuseppe Moretti, presidente dell’Unione sindacati di polizia penitenziaria, bisogna “riaprire gli ospedali psichiatrici giudiziari. Erano stati concepiti anche per studiare le devianze psicologiche. Funzionanti come ospedali, ma con le caratteristiche di sicurezza delle sezioni detentive. Invece di chiudere le strutture gridando solo allo scandalo per le condizioni in cui si trovavano diversi opg, doveva attuarsi un piano di ristrutturazione e l’adeguamento a standard ospedalieri più rispondente all’umanizzazione della pena correlata alla cura delle malattie mentali. Strutture idonee a contenere soggetti che non possono finire, come sempre più spesso accade, in sezioni detentive ordinarie”.
Sulla stessa lunghezza d’onda anche la Federazione nazionale sicurezza della Cisl. “Occorre che detenuti con problemi psichiatrici siano assegnati in luoghi esterni o ripensare a riaprire gli opg, poiché non possono condividere la stessa camera detentiva con soggetti non psichiatrici”.
Sull’omicidio a Mammagialla è intervenuto pure il ministero della giustizia tramite Francesco Basentini, direttore del dipartimento dell’amministrazione penitenziaria. Ha “immediatamente” chiesto ai vertici del carcere di Viterbo l’invio delle relazioni di servizio, “al fine di poter ricostruire l’esatta dinamica dei fatti e valutare eventuali profili di responsabilità da parte del personale”. Dal canto suo, invece, Moretti dell’Uspp auspica “che non si tenti ancora una volta di far ricadere sugli agenti in servizio a Viterbo colpe che sono da ricercare altrove. Fermo restando – dichiara Moretti – che l’esito dell’azione delittuosa lascia proprio nei tutori della legalità l’amarezza di non aver potuto evitare l’irreparabile. In questo senso, al collega in servizio tutta la solidarietà e vicinanza”.
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Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino al terzo grado di giudizio. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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