Corte d'assise - Davanti ai giudici il killer di Giovanni Delfino, ucciso a colpi di sgabello in carcere dal compagno di cella - Scortato in aula da Rebibbia l'imputato, il 34enne Singh Khajan - Parti civili sette familiari della vittima
di Silvana Cortignani
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 Omicidio a Mammagialla – Giovanni Delfino  L’avvocato Antonio Maria Carlevaro |
Viterbo – Omicidio a Mammagialla, stop al processo. Davanti ai giudici il killer di Giovanni Delfino ma manca l’interprete di lingua punjabi.
Falsa partenza ieri davanti alla corte d’assise presieduta dal giudice Gaetano Mautone (Elisabetta Massini a latere, più sei giudici popolari) del processo per omicidio a Singh Khajan, il detenuto 34enne d’origine indiana che lo scorso 29 marzo si è avventato a colpi di sgabello contro il detenuto viterbese 61enne Giovanni Delfino al culmine di un litigio scaturito dalla scelta del canale televisivo da vedere in serata.
Niente da fare per la vittima, che in carcere stava scontando un cumulo di pene per condanne passate in giudicato per dei vecchi reati di lieve entità. Nonostante la prontezza dei soccorsi, Delfino è morto poche ore dopo l’aggressione all’ospedale di Belcolle.
Pronti a costituirsi parte civile, assistiti dall’avvocato Carmelo Perrone, del foro di Roma, sette familiari del 61enne. Sono il figlio, la nuora e i due nipoti minori di Delfino, la sorella, il fratello e la vedova.
Un’escalation di violenza sfociata in tragedia, dietro alla quale potrebbero nascondersi patologie psichiatriche, secondo il difensore Antonio Maria Carlevaro del foro di Civitavecchia, intenzionato a chiedere al tribunale una perizia medico-legale sull’imputato.
Singh Khajan era stato arrestato poche settimane prima a Cerveteri, la notte tra il 13 e il 14 febbraio, per il tentato omicidio del coinquilino settantenne, accoltellato in seguito a un litigio per futili motivi. Da Civitavecchia, dove anche ha aggredito il compagno di cella, il 34enne era stato da poco trasferito a Mammagialla. In seguito all’uccisione è stato quindi trasferito nel carcere romano di Rebibbia, da dove ieri è giunto a Viterbo scortato dalla polizia penitenziaria.
L’imputato ha spiegato al giudice Mautone di capire e parlare poco e male l’italiano, nonostante sia emigrato in Italia ormai da una decina di anni, in quanto, seppure abbia sempre lavorato nel nostro paese, ha sempre avuto pochi contatti con gli italiani. Stesso problema con l’inglese. “Ho gli stessi problemi con l’inglese e con l’italiano, non capisco e non conosco tutte le parole. Vengo dal Punjab, dove si parla solo la lingua punjabi”, ha concluso il 34enne.
Data la non facile reperibilità di un interprete di lingua punjabi, il processo è stato rinviato al 23 gennaio per la nomina del traduttore, la costituzione delle parti, l’ammissione delle prove e l’ascolto dei testimoni dell’accusa. E’ stata inoltre fissata l’udienza successiva, per il 6 febbraio 2020.
Silvana Cortignani
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