Viterbo – “Una preghiera comune per ricordare le vittime del Coronavirus e sentirsi uniti, e in solidarietà gli uni con gli altri, in vista di un futuro da costruire tutti quanti insieme. Una preghiera comune per costruire insieme un mondo dove la giustizia tra i popoli e per i popoli sia patrimonio concreto e comune”.
La proposta, rivolta a tutte le altre comunità religiose, laiche e istituzionali della Tuscia, è del presidente del centro culturale islamico di Viterbo Mohamed Kdib. “A partire dalla città dei papi”, aggiunge Kdib.
Viterbo – Il centro culturale islamico
Nel frattempo il centro culturale islamico è entrato a far parte del tavolo della solidarietà, comitato promosso dalla Caritas diocesana nel 2017 per coordinare e mettere in rete le varie esperienze di volontariato, laico e religioso, presenti sul territorio.
Mohamed Kdib e Nadra Arafa
“Tutti insieme siamo stati impegnati nella battaglia contro il Coronavirus – dice Mohamed Kdib -, e le varie reti di assistenza alle famiglie bisognose si sono intrecciate”. Il centro culturale islamico, anche sull’esempio di altre comunità islamiche in Italia, ha sviluppato in questo mese una rete di assistenza alle famiglie musulmane e non solo che più di tutte hanno subito le conseguenze economiche immediate di una crisi sanitaria che si sta sempre più trasformando in una vera e propria crisi sociale.
Una rete impegnata inoltre a raccogliere alimenti e vestiti anche per altre realtà, come ad esempio la Caritas. Oppure fondi tra i lavoratori da destinare alla Croce rossa.
Viterbo – La macelleria del Pilastro
“Le famiglie bisognose – spiega Nadra Arafa – ci contattano direttamente oppure ci vengono segnalate. Una sessantina in tutto quelle finora assistiLa richiesta arriva direttamente a me. Io la giro a Mohamed che pensa a preparare i pacchi e a farli avere alle famiglie. I soldi li raccogliamo tra di noi e le famiglie dei lavoratori durante tutto l’anno”. Famiglie che poi partecipano direttamente all’organizzazione stessa dell’assistenza. Il contatto con la famiglia che ha bisogno di assistenza avviene sempre attraverso un’altra famiglia, mediato dal centro di via Garbini.
Reda Elbatee
Tutto è frutto del volontariato. E ciascuno mette a disposizione la propria competenza. Anche le mascherine sono fatte in case. Con parte dell’elastico ricavato dal velo delle donne. Ci sono poi negozi, come i due di frutta e verdura lungo via Garbini e a piazza della Rocca o le macellerie halal del Pilastro e piazza San Faustino, che mettono a disposizione tutto quello che è necessario. Anche per la Caritas. “Siamo fratelli – spiega Mohamed Kdib – e questo basta”.
Viterbo – Il centro culturale islamico
A coordinare la logistica delle consegne c’è anche Reda Elbatee, un lavoratore egiziano adesso in cassa integrazione. Come Kdib, i cui genitori hanno combattuto per l’indipendenza dell’Algeria nella battaglia d’Algeri, dal 1954 al 1962. “Confezioniamo il pacco per le famiglie in moschea – racconta Elbatee – e una volta arrivati a destinazione chiamiamo la persona e glielo consegnamo. Assieme alle mascherine”.
Viterbo – La macelleria del Pilastro
“Tra qualche giorno – conclude Kdib – inizierà il mese di Ramadan. Poter fare un momento condiviso di preghiera assieme alle altre comunità religiose, laiche e alle istituzioni della città sarebbe per noi il modo migliore per iniziarlo”.