Wuhan – (b.b.) – Wuhan è tornata alla normalità. La città simbolo del Covid-19, primo focolaio al mondo della pandemia vive ora la sua vita, senza nessun tipo di limitazioni.
Locali aperti e discoteche piene. Strade affollate e scuole a pieno regime. Nessuno indossa la mascherina, se non sui mezzi di trasporto, dove è ancora obbligatoria.
11 milioni di abitanti, capoluogo e città più popolosa della provincia di Hubei, Wuhan solo dieci mesi fa, tra gennaio e febbraio scorsi, era una città fantasma, avvolta nella nebbia di spray igienizzanti e popolata da uomini in tuta bianca. Oggi si respira un’aria nuova. Come raccontato da Ilham Mounssif, giovane sarda di 26 anni, di origini marocchine, che da 10 mesi è ambasciatrice culturale italiana in Cina. Ora si trova a Quzhou, a circa un’ora di volo da Wuhan.
Sui suoi canali social Ihlam racconta la quotidianità cinese, quella di un paese che sta pian piano riconquistando la libertà riaprendosi alla socialità e che in estate ha addirittura organizzato un maxi festival in piscina. Parola d’ordine, come spiegato in un’intervista a La7, “organizzazione”. “La Cina ha seguito la scienza – ha raccontato Ilham – La situazione è stata presa in mano dagli scienziati fin da subito. Ci sono state indicazioni univoche che sono state prese subito sul serio e alla lettera. In Cina molto più ricettivi e sensibili alle regole”.
“Wuhan è stata in lockdown totale per 76 giorni” ha spiegato, ricordando poi che la città e la regione sono gradualmente tornate alla riapertura delle attività, fino ad arrivare oggi alla normalità. “Fondamentale è stata la gestione dell’emergenza da parte dei governi locali: la situazione era differente da regione in regione” per questo si sarebbero mossi singolarmente. “Avere tutti le stesse regole e seguire tutti le stesse indicazioni non aveva molto senso” ha spiegato.
Per quanto riguarda la gestione dei positivi, “sono stati isolati in strutture apposite – ha proseguito – Questo ha fatto in modo che non si sviluppassero nuovi cluster”. Isolamento immediato, dunque, e tracciamento “che è iniziato già dalla seconda settimana dall’inizio dell’emergenza”.
Testare, tracciare e trattare: una strategia basata sulle tre T, che avrebbe fatto la fortuna di Wuhan. Si basa sulla raccolta di un grande numero di dati che, insieme a sistemi di sorveglianza avanzata, dotati di screening facciali e geolocalizzatori, avrebbero portato oggi i cittadini di Wuhan e della Cina in generale a vivere senza paura.
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