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Tribunale - Assolto il vicecomandante che aveva chiesto l'abbreviato - Vittima il sessantenne viterbese Giovanni Delfino

Ucciso in cella da detenuto “psichiatrico”, penitenziario a giudizio per omicidio colposo

di Silvana Cortignani
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Viterbo - Il carcere di Mammagialla - Nel riquadro: Giovanni Delfino

Il carcere di Mammagialla – nel riquadro la vittima, Giovanni Delfino


Viterbo – Detenuto ucciso in carcere dal compagno di cella, è finita con un’assoluzione e un rinvio a giudizio la vicenda dei due agenti di polizia penitenziaria indagati per omicidio colposo per la morte di Giovanni Delfino, il sessantenne viterbese massacrato tre anni fa a colpi di sgabello dal suo compagno di cella, un indiano con problemi psichiatrici che sarebbe dovuto stare da solo in stanza.

Ieri il gup Savina Poli ha assolto, come chiesto anche dal pubblico ministero Michele Adragna, il vicecomandante della penitenziaria difeso dall’avvocato Marco Russo che ha scelto il rito abbreviato.

Comincerà invece il 23 giugno 2023, davanti al giudice monocratico, il processo per l’altro imputato, feso dall’avvocato Giuliano Migliorati, che ha scelto il rito ordinario. 

“Il mio assistito – commenta l’avvocato Russo – torna da oggi a vivere, anche se il patimento di questi due anni gli hanno cambiato la vita per sempre. Oggi torna a vivere, ma la sua vita non sarà più la stessa. Quello che gli è stato tolto non tornerà mai più”.


Polizia penitenziaria

Polizia penitenziaria – foto di repertorio


Secondo l’accusa, i poliziotti non potevano non sapere che a causa della sua pericolosità, nota a tutti e abbondantemente documentata, l’assassino doveva stare in cella da solo. Così come non potevano non sapere che c’erano due celle “singole” disponibili quando è stato trasferito nella stanza della vittima.

Al centro della vicenda la tragica morte di Giovanni Delfino, il 61enne viterbese recluso a Mammagialla per un cumulo di pene per reati minori che nella primavera di tre anni fa è stato ammazzato a sgabellate dal compagno di cella che, per i suoi disturbi mentali, avrebbe dovuto trovarsi in una stanza singola. 

Era la sera del 29 marzo 2019 quando il 37enne indiano Khajan Singh, seminfermo di mente, ha massacrato con una decina di colpi di sgabello la vittima. Il 20 aprile 2021 l’assassino è stato condannato in secondo grado a 12 anni contro i 14 anni del primo grado.

“L’ho ucciso perché non mi faceva vedere Rai Uno e non mi dava l’accendino”, ha detto l’omicida agli agenti penitenziari, chiedendo di fumare subito dopo il delitto.

Secondo la perizia psichiatrica del professor Giovanni Battista Traverso alla base ci sono “problematiche a sfondo sessuale”. Sarebbe convinto che il suo pene si sia rimpicciolito e avrebbe problemi di disfunzione erettile. Fatto sta che in un mese e mezzo ha aggredito quattro persone.

Noti a tutti i precedenti di Singh. Il 14 febbraio 2019 è stato arrestato a Cerveteri per il tentato omicidio del convivente omosessuale. Due giorni dopo, nel carcere di Civitavecchia, ha tentato di uccidere il compagno di cella, salvato da un agente prontamente intervenuto che a sua volta è stato preso per il collo. Motivo per cui è stato sottoposto a Tso, trattamento sanitario obbligatorio.

Pochi giorni prima di uccidere Delfino, mentre era già stato trasferito a Mammagialla, il 36enne aveva fracassato uno sgabello perché l’addetto alle pulizie non aveva risposto a una sua chiamata.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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29 settembre, 2022

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