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Viterbo - Parla l'imprenditore accusato dalla magistratura di aver sfruttato i lavoratori della sua azienda: "Io sono una persona onesta e mi sento tale, e non ho fatto danni a nessuno, né a persone né a cose. Ho fatto solo del bene. Di fronte non avete un delinquente"

Danilo Camilli: “Se sono la pecora nera dell’agricoltura, allora è il momento di girare dappertutto… e ne vedrete delle belle”

di Daniele Camilli
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Viterbo – “Se io sono la pecora nera dell’agricoltura, allora è il momento di cominciare a girare dappertutto. E ne vedrete delle belle”. Che vuol dire? “Intendo di tutto”. A parlare è Danilo Camilli, indagato con l’accusa di sfruttamento del lavoro. Contattato per telefono, ieri in mattinata. L’altro ieri invece la nota stampa della procura di Viterbo, con i carabinieri del comando provinciale e il Nucleo ispettorato del lavoro, che hanno dato esecuzione all’ordinanza di misure cautelari reali emessa dal gip di Viterbo. L’accusa è quella di sfruttamento del lavoro.


Viterbo - L'imprenditore agricolo Danilo Camilli

Viterbo – L’imprenditore agricolo Danilo Camilli


“Secondo le risultanze investigative – viene spiegato dalla procura -, condivise dal gip, nel periodo compreso tra il 2017 e gli inizi del corrente anno, l’imprenditore – chiamato a rispondere del delitto di cui all’art. 603 bis co. 1 n. 2, co. 3 n. 1-2, co 4 n. 1 del codice penale – ha assunto alle proprie dipendenze numerosi cittadini stranieri (prevalentemente provenienti dai paesi africani), sottoponendoli a condizioni di sfruttamento, approfittando del loro stato di bisogno”.


Viterbo - Braccianti agricoli durante la Fase 1 dell'emergenza Covid

Viterbo – Braccianti agricoli durante la Fase 1 dell’emergenza Covid


Danilo Camilli, che ne pensa delle accuse della procura di Viterbo nei suoi riguardi?
“Sono stato messo in prima pagina. Mi auguro che le persone di cui si parla abbiamo anche a casa lo stesso trattamento che ricevono da noi. Ho portato ragazzi a scuola guida, altri a fare i corsi. Io non ho fatto niente e sto lavorando nei campi. Sto portando avanti il mio lavoro, in tutta tranquillità. Ripeto, non ho fatto niente e mi dispiace essere stato trattato in questa maniera”.

La procura di Viterbo parla tuttavia di sfruttamento dei lavoratori, approfittando anche del loro stato di bisogno…
“Ma il mio non è sfruttamento del lavoro. Non sono io quella persona lì. Sono tranquillo proprio”.

Allora cos’è?
“Io sto facendo il mio lavoro con serenità. Ho superato tanti problemi, anche personali e supererò anche questo. Io sono una persona onesta e mi sento tale e non ho fatto danni a nessuno, né a persone né a cose. Ho fatto solo del bene”.

La procura entra anche nello specifico, parlando di lavoratori che sarebbero stati sottopagati, che non avrebbero potuto usufruire del riposo settimanale, delle ferie e della malattia retribuita, così come di stipendi che sarebbero stati corrisposti in parte con un bonifico e in parte in nero…
“Ripeto, non ho fatto niente e sto continuando a lavorare in serenità e in tranquillità. C’è l’amministratore che sta lavorando da noi durante la settimana con la massima educazione  e il massimo del comportamento, così come si sono comportati in maniera straordinaria i carabinieri. E questo perché stiamo lavorando. Non do colpe a nessuno e sto facendo il lavoro che ho fatto sempre: il contadino. Non porto rancore a nessuno, né a lei, né a Tusciaweb…”

Noi giornalisti facciamo solo il nostro mestiere, che è quello di informare le persone…
“Ecco, lei fa il suo mestiere e io il mio”.

E qual è il suo?
“Morirò sul campo raccogliendo broccoli”.

Pare però che i lavoratori sentiti dai carabinieri siano stati tantissimi, diverse decine di persone…
“In una società c’è sempre il buono e il cattivo, sia per il bianco che per il nero, per il giallo e per il rosso. Lo trovi a Viterbo, a Milano, a Caltanissetta, a Napoli, ovunque. Io ho ragazzi di colore cui voglio bene come ai miei figli e gli faccio del bene. Ci sono invece delle persone che non si meritano niente. Ci sono alcuni cui anche lei gli metterebbe le mani addosso. Fermo restando che io questo non lo faccio”. 

È anche un’inchiesta che sta andando avanti dal 2017, da anni. Perché, secondo lei, il gip (giudice per le indagini preliminari) ha emesso l’ordinanza di misure cautelari reali? Perché, dal suo punto di vista, lei sarebbe indagato con l’accusa di sfruttamento del lavoro?
“Non lo so. Stiamo parlando di un accertamento e già sono stato messo in prima pagina. Va bene. Io sto lavorando sui campi. Non solo, ma ieri mattina le persone mi hanno chiamato piangendo al telefono e dicendomi: ‘se uno come te che lavora 18 ore sta in prima pagina, allora è finito il mondo’. Questa è la frase che mi hanno detto le persone che mi hanno chiamato, giovani e anziani”.

Però la procura evidenzia come i braccianti sarebbero rimasti a lavorare sui campi fino a 13 ore e che in caso di proteste li avrebbe licenziati, così come avrebbe suggerito ad altri imprenditori agricoli di non assumere quelli appunto che lei avrebbe licenziato…
“Ma non è vero, non è vero niente. Noi abbiamo una forza lavoro di 187 assunzioni. Tuttavia non si superano i 110 personaggi al giorno”.

Che significa?
“Significa che ci sono 70 assenze ingiustificate ogni giorno e nessuno avverte o dice niente. Ad esempio, ha visto più i braccianti in bicicletta a Castel d’Asso?”

No, non mi pare, almeno non più come prima…
“Questo perché ho comprato altri furgoni e ne stavo comprando anche un altro. I braccianti li vado a prendere e li porto al lavoro. Lo sa però che i lavoratori hanno distrutto i furgoni? Lei non si può rendere conto”.

Chi li ha distrutti?
“Loro, i lavoratori. Entrano dentro in malo modo, mangiano e buttano le cose per terra. Noi stiamo pulendo i furgoni in continuazione. Ma va bene così. Ho tolto anche tutti i pericoli stradali. I lavoratori venivano con le biciclette. Se lo ricorda? Lei ha scritto diversi articoli su questo argomento. Io ho comprato a tutti le luci, avanti e dietro. Le hanno rivendute. Se uno non ha la cultura di mantenere le cose, ma di vivere alla giornata… Io faccio il datore di lavoro, non faccio l’educatore. Io sono il Danilo Camilli di sempre. Poi, se Danilo Camilli deve portare la croce per tutta l’Italia e avete deciso di fare questo, fatelo”.

Nessuno ha deciso di fare niente, c’è un’ordinanza del gip e un’indagine nei suoi riguardi con l’accusa di sfruttamento del lavoro…
“La procura ci ha detto di continuare a lavorare. Ci hanno detto che ci daranno delle indicazioni per muoverci e i punti dove poter migliorare nel percorso lavorativo. Di fronte non avete un delinquente. In questo mondo siamo tutti di passaggio, l’importante è esserci in una certa maniera, rispettando le cose in una certa maniera. Se io sono la pecora nera, allora attenti perché adesso esce fuori la terza guerra mondiale”.

Perché la terza guerra mondiale, che intende dire?
“Se io sono la pecora nera dell’agricoltura, allora è il momento di cominciare a girare dappertutto. E ne vedrete delle belle”.

Che vuol dire?
“Intendo di tutto. Tutto. Tutto. Se io assumo e poi le persone non vengono al lavoro, che cosa posso fare? Per evadere un ordine, o lo evado e magari faccio un’ora di straordinario oppure, altrimenti, perdo la clientela. E a quel punto non serve più nemmeno l’operaio”.

Quindi i braccianti lavoravano di più rispetto a quanto previsto dai contratti?
“Ma qui i lavoratori vengono 4 giorni a settimana, 5 se va bene. Mi state buttando fango addosso, a me e alla mia famiglia”.

Le sto facendo solo delle domande, muovendo da una nota della procura in cui si parla di sfruttamento del lavoro e di operai che sarebbero stati sottopagati e avrebbero lavorato fino a 13 ore al giorno…
“Ma io gliel’ho detto che per evadere un ordine a volte i lavoratori facevano un’ora in più e gliel’ho pagata. Tutto qua. Comunque, io faccio il mio lavoro, lei il suo. Poi il giorno del giudizio c’è per tutti. Per chi s’è comportato bene e per chi si è comportato male. E quel giorno ognuno si assumerà le sue responsabilità. Adesso la saluto. Buona giornata”. 

Daniele Camilli


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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27 novembre, 2022

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