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Tribunale - Imputati Maurizio Lacchini, Lucia Catanesi e Giacomo Scatarcia - Solo un'opera idraulica per l'accusa - In aula il procuratore capo Paolo Auriemma

Porto di Marta, chiesti nove mesi per sindaco, ex sindaca e tecnico comunale

di Silvana Cortignani
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Marta - Il porto sotto sequestro

Marta – Il porto sotto sequestro


Marta – Porto di Marta, chiesti 9 mesi di reclusione ciascuno per sindaco, ex sindaco e tecnico comunale. Ieri è stato il giorno dell’accusa.

In aula, davanti al collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini, la discussione fiume del procuratore capo Paolo Auriemma e del sostituto Michele Adragna, anche per il pubblico ministero Massimiliano Siddi che, assente, ha fatto pervenire una corposa memoria. La poderosa requisitoria si è chiusa con la richiesta di condanna di tutti e tre gli imputati per falso e abuso d’ufficio.

Sono l’ex sindaco Lucia Catanesi, l’allora vicesindaco e attuale sindaco Maurizio Lacchini e il responsabile dell’ufficio tecnico Giacomo Scatarcia. Il prossimo 11 gennaio, prima della sentenza, sarà la volta dei difensori Roberto e Francesco Massatani, Giovanni Labate e Carlo Mezzetti.


Viterbo - Il procuratore capo Paolo Auriemma

Il procuratore capo Paolo Auriemma


“Mai a scopo diportistico”

“La Regione Lazio ha detto mai a scopo diportistico”, ha esordito il procuratore Auriemma. ricordando come l’opera idraulica, nell’ambito del rifacimento dell’intera area del porto, sia nata per avere una vita a sé. 

Auriemma e il pm Adragna hanno insistito, posando più volte l’accento sul vincolo paesaggistico – per cui dopo il sequestro c’è stato il ripristino, la cui violazione è l’unico reato prescritto – nel ricordare come il “rifacimento del porto” fosse senza ombra di dubbio, nella volontà della Regione Lazio, esclusivamente ai fini di realizzare un’opera idraulica pro incile del fiume Marta e non anche per ampliare il numero dei posti barca, fermi ai 200 già previsti in precedenza.


“Opera idraulica fatta propria senza alcun titolo”

Il giorno del sequestro, il 5 febbraio 2018, furono invece trovati, a titolo di cronaca, ulteriori 40 natanti da diporto ormeggiati nella parte nuova, vietata all’attracco.

“Un utilizzo portuale della banchina senza alcun titolo, palesemente illegittimo, a esclusivo vantaggio economico del comune che ha fatto propria l’opera idraulica, senza alcun assenso paesaggistico o per l’occupazione dell’area demaniale”, hanno sottolineato Auriemma e Adragna. 


Addio salvaguardia del fiume Marta

“Quello che interessava era la tutela dell’incile del fiume Marta, dal cui scorrimento sappiamo dipendere anche il danno ambientale a Tarquinia, non ci sono equivoci, fin dal progetto del 2010, resosi necessario in seguito alle devastanti alluvioni del 2008 che hanno convinto la Regione Lazio a intervenire in modo risolutivo”, ha detto Auriemma.

“Non era una semplice revisione della banchina, come a Bolsena e Capodimonte. Qui non parliamo del porto, ma dell’incile del fiume Marta, per salvaguardare il quale, è stato detto, non bisognava toccare il fondo. L’opera idraulica, invece, è stata trasformata in luogo per ormeggiare, con una pluralità di corpi morti, blocchi di cemento pesanti svariate tonnellate, messi dal comune come un muro, laddove le dighe frangiflutto dovevano essere messe senza toccare il fondo in modo da far passare l’acqua”. 


“Qui è la morte del lago di Bolsena”

“Qui è la morte del lago di Bolsena”, ha proseguito il procuratore. Durissimo con l’ex sindaco Catanesi: “E’ da condannare solo per le dichiarazioni che ha rilasciato, da sole bastano per una condanna. Risulta palese l’ingiusto vantaggio per il comune”. E durissimo anche con la Regione Lazio, grande assente al processo: “Sono stupito e dispiaciuto che non si sia costituita parte civile, visto che qui c’è un grave danno all’ambiente di cui la Regione è il tutore”, ha sottolineato, giungendo alle conclusioni.


Marta - Il progetto della regione Lazio del porto - A destra la nuova banchina

Marta – Il progetto della regione Lazio del porto – A destra la nuova banchina


Quattro anni fa il sequestro del porto

Il 5 febbraio 2018 la guardia di finanza sequestrò il porto di Marta. Per far mettere i sigilli a quella banchina di 270 metri che, secondo gli inquirenti, era stata realizzata come opera idraulica e non come zona portuale, la procura si dovette rivolgere al tribunale del riesame di Viterbo.

L’inchiesta sul più grande porto del lago di Bolsena prese il via nel 2016, dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento finanziati dalla Regione Lazio con fondi europei. Inizialmente gli indagati erano otto, ma per cinque la posizione è stata archiviata.

L’indagine avrebbe preso spunto da un’intuizione investigativa della guardia di finanza, con l’obiettivo di fare ordine, a livello regionale, essendo la normativa complessa e soggetta a continue modifiche. Sul lago di Bolsena sono stati presi in esame i porti di Capodimonte, Bolsena e Marta. 

Il porto di Marta ha una singolarità rispetto a quelli di Bolsena e Capodimonte: un braccio contro l’insabbiamento dove c’è l’incile, all’altezza delle chiuse, delle paratoie del fiume Marta. Il fiume deve mantenere sempre un minimo vitale, va sempre alimentato, anche in estate. Lo scopo del braccio è evitare l’insabbiamento e garantire l’incile.

Silvana Cortignani


 

Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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15 dicembre, 2022

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