Viterbo – “Abbiamo chiuso il 2021 con i rincari di sementi, abbiamo iniziato il 2022 con la guerra in Ucraina e il conseguente aumento dei prezzi di gas e benzina. Ora concludiamo questi dodici mesi con alle spalle siccità e bombe d’acqua. Una catena di emergenze che si sono susseguite, mettendo il settore agricolo e quello dell’allevamento in estrema difficoltà”. Mauro Pacifici, presidente Coldiretti Viterbo, traccia il bilancio del 2022 con una speranza e un sogno per il futuro. “Potenziare e realizzare i consorzi di bonifica, sono il futuro dell’agricoltura”.
Mauro Pacifici
Che anno è stato il 2022? In che condizioni ci è arrivata la Tuscia?
“Abbiamo concluso il 2021 con un segno distintivo: il forte aumento dei costi di produzione. L’innalzamento dei prezzi di mangimi, concimi e soprattutto energia. Il 2022 è cominciato con le stesse problematiche, che sono peggiorate drasticamente con l’inizio del conflitto in Ucraina. Un conflitto che ha fatto emergere le debolezze della nostra nazione rispetto al fabbisogno di cibo e di energia. Siamo dipendenti dall’estero, e ormai è chiaro. Ci avevano insegnato che conveniva lasciare a riposo i terreni con il set-side. Che conveniva metterli da parte per una politica di green e di riposo. Abbiamo visto che non è così. Perché abbiamo necessità di cibo, per sfamare la nostra popolazione. Per questo abbiamo chiesto lo sblocco di quei terreni, che a livello europeo erano circa un milione di ettari e solo in Italia oltre 200mila. Abbiamo fatto ripartire le coltivazioni e siamo tornati a farli produrre. Occorreva cibo”.
Ed è bastato per superare la crisi?
“No, ci occorrono misure emergenziali per superare questo momento critico. A febbraio abbiamo organizzato una manifestazione per sottolineare le grandi difficoltà del nostro settore. Il picco di speculazioni, derivanti dal conflitto russo-ucraino, ci sta mettendo in ginocchio. Abbiamo bisogno di sostegni. Produciamo cibo e dobbiamo stare attenti a non caricare troppo i prezzi, perché poi questi aumenti si scaricano sul carrello della spesa. E vanno a ricadere sui consumatori. Sul carrello della spesa di ognuno di noi”.
Quale comparto della filiera sta registrando gli aumenti più alti?
“Tutto. Dalla produzione, passando per la lavorazione e arrivando alla vendita al dettaglio”.
A livello climatico che anno è stato per l’agricoltura e l’allevamento?
“La prima parte dell’anno è stata estremamente secca. Siamo arrivati all’estate praticamente senza aver mai visto la pioggia. Una condizione che non va considerata come un’emergenza, piuttosto come una costante, che ormai si sta verificando in maniera ciclica. Le problematiche stagionali si stanno ripetendo. Ogni anno, ormai, assistiamo allo stesso copione. Grande siccità, grande caldo e la pioggia, quando arriva, lo fa con bombe d’acqua. Il cambiamento climatico sta diventando una costante. E per questo dobbiamo organizzarci”.
In che modo?
“Possiamo e dobbiamo metterci in gioco con le nostre capacità umane e lavorative. Nei mesi scorsi abbiamo puntato sui consorzi di bonifica, che saranno il futuro per la coltivazione. Sia per fare da ponte a quei periodi siccitosi, sia per creare bacini di raccolta per l’acqua. Abbiamo fatto delle proposte anche al nuovo governo per avviare la costruzione di nuovi bacini per la captazione delle acque, ma soprattutto abbiamo stimolato i consorzi di bonifica a usare il Pnrr per ristrutturare quella rete diventata ormai fatiscente. E per renderla più efficiente e ampliarla”.
La crisi che sta vivendo il settore è peggiore a quella conseguente al Covid?
“È stato un anno terribile, con l’affievolirsi del Covid pensavamo di esserci lasciati il peggio alle spalle, invece siamo entrati in un’emergenza ancora più grande. L’emergenza, a mio parere, è percepita in maniera peggiore perché ha investito in maniera terribile tutti i comparti. A partire dal caro energia. Abbiamo visto dei picchi in bolletta che hanno spaventato tutti. Compresi noi, compresa la mia azienda. Produco uova e latte ovino. Mio padre fa produzione di carne bovina. Solitamente avevamo bollette che si aggiravano intorno ai 5mila euro. Quest’anno ci sono state bollette da 14mila euro mensili. Ci siamo spaventati. Questo è successo a tutti. Alle aziende che trasformano, alle aziende che producono vetro, carta, plastica e gomme che servono per gli imballi. E ciò ha comportato sul carrello della spesa un’impennata che sta facendo paura alle famiglie. I prezzi sono tutti aumentati a dismisura”.
Questo si traduce in un aumento dei guadagni per i produttori?
“No. Perché l’aumento delle spese di produzione non ha comportato un parallelo innalzamento delle entrate. Siamo una provincia di produzione di olio, di latte di pecora, di cereali. Tutti gli aumenti che troviamo nei supermercati per gran parte sono implacabili a trasporto, trasformazione e imballi. Oggi l’olio, ad esempio, costa 12 euro al litro, ma l’azienda sta percependo forse qualcosa meno dell’anno passato. Non c’è stato un aumento adeguato rispetto a tutti gli altri costi, ed è per questo che il comparto sta soffrendo”.
Qual è il settore che sta vivendo la situazione più critica?
“Secondo me quello dell’allevamento, soprattutto della carne bovina. Perché sta risentendo di tutti gli aumenti delle varie fasi della produzione. Dai trasporti, gravati dal caro-benzina, all’aumento dei mangimi. Dall’irrigazione dei campi e dall’elettricità fino alla trasformazione della carne e al mantenimento nei frigo. Tutti questi aumenti non hanno avuto un adeguato aumento a monte, alla stalla, quando si vende”.
Qual è stato invece quello che ha retto meglio?
“Quello del latte bovino, dove i costi si stanno pian piano adeguando. Ora stiamo arrivando a 60 centesimi. Anche se comunque non basta. Il latte che prima arrivava dall’Europa, ora non arriva più e si sta avendo una crisi anche in termini di quantità. Le aziende che noi abbiamo stanno a stento morendo tutto il fabbisogno nazionale. Ci sono poi buone prospettive anche per quanto riguarda il settore dei cereali.
Parlando di produzioni specifiche. Come è andata la produzione di castagne?
“C’è stato un buon raccolto in termini di quantità, ma sempre a causa della siccità sono state molto piccole. Solitamente in un chilo di castagne ci sono circa 6o castagne, quest’anno siamo arrivati a 90. Ciò ha comportato un abbassamento dei prezzi e di conseguenza non piena soddisfazione da parte dei produttori. Dopo il cinipide ci aspettavamo qualcosa di più nella produzione”.
Sul fronte nocciole?
“Si è registrata per il settore una grande sofferenza. Non tanto per la siccità, perché abbiamo sopperito alla mancanza di acqua con gli impianti di irrigazione. Il problema è stato il grande caldo che ha bruciato le chiome e non ha permesso il pieno sviluppo del frutto. Le nocciole sono state più piccole e quindi hanno avuto rese minori. Cielo stato un aumento dei costi di irrigazione, di produzione, di gasolio per la raccolta, ma i guadagni minori. È andata meglio del 2021 dove la gelata aveva comportato anche raccolte pari a zero, ma comunque non benissimo. È il comparto che sta soffrendo di più”.
Diverso è il discorso delle olive?
“Fortunatamente sì. C’è stata molta soddisfazione. Siamo una terra d’olio, con due dop. La Dop Canino e la Dop Tuscia. La raccolta è andata bene. Rispetto ai periodi di massima produzione, si è attestata intorno al 60%, quindi superiore alla media. Anche la qualità del prodotto è stata molto buona, la nostra terra non si è smentita. Ha continuato a produrre bene e oli di qualità. Anche grazie ai frantoi all’avanguardia che abbiamo. Si sono rimodernati per offrire servizi sempre migliori”.
Cosa chiedete al neonato governo?
“Abbiamo già chiesto qualcosa e qualcosa è già arrivato. Riguarda una piaga che ci portiamo avanti da anni. I danni da fauna. Abbiamo ora l’opportunità di avviare un processo di riforme che da tempo chiedevamo. Ci aspettiamo che tale fenomeno venga trattato con le dovute misure perché non siamo contro gli animali, ma siamo arrivati ad un tale squilibrio che occorre trovare soluzioni. La peste suina – che sarebbe più opportuni chiamare peste dei cinghiali – ha causato enormi danni. La norma prevede che quando si trova un animale affetto, si deve fare un cinta di salvaguardia e abbattere tutti gli animali che si trovano all’interno. Questo ha comportato nei mesi scorsi l’abbattimento di interi allevamenti suini solo per aver ritrovato un cinghiale con la peste. Allevamenti sani abbattuti a causa della fauna selvatica. Abbiamo il dovere di salvaguardare i nostri allevamenti. Abbiamo il dovere di salvaguardare le coltivazioni. E anche i cittadini”.
Cosa vi aspettate per il 2023?
“Ci aspettiamo che si costruisca, che ci si confronti e che ci difendano. Che ci siano delle campagne informative per sfatare del falsi miti. Non inquiniamo l’ambiente. Noi curiamo la campagna, curiamo le piante, curiamo gli animali. Come in famiglia ci prendiamo conto dei nostri figli. Sarebbe paradossale fare il contrario: rovinare e maltrattare ciò che ci dà lavoro…”.
Barbara Bianchi
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