Viterbo – “Il 2022 poteva essere l’anno della svolta, dopo lo stop imposto dalla pandemia. Invece, arginato un problema, se ne sono aperti tanti altri”. Tra conseguenze della guerra in Ucraina, crisi energetica e burocrazia, Luigia Melaragni, segretaria della Cna di Viterbo e Civitavecchia, tira le somme dei dodici mesi appena conclusi.
Luigia Melaragni
Che anno è stato il 2022?
“Quello che si è appena chiuso, è stato un anno con luci e ombre. Purtroppo, con molte più ombre che luci. Perché quelle che si sono accese sono state offuscate da un insieme di difficoltà che hanno frenato la ripresa. Poteva essere l’anno della svolta, dopo lo stop imposto dalla pandemia. Invece, arginato un problema, se ne sono aperti tanti altri”.
In termini di numeri, quante aziende hanno chiuso e quante hanno visto la luce? Qual è quindi lo stato di salute della piccola e media impresa e della filiera artigiana nella Tuscia?
“È ormai noto quanto il conflitto in corso e la crisi energetica costituiscano una minaccia alla nati-vitalità del sistema produttivo nazionale. Dall’ultima analisi trimestrale condotta da Unioncamere e Infocamere sul territorio italiano, che è relativa al terzo trimestre 2022, risulta un significativo rallentamento delle iscrizioni nel registro delle imprese (- 6% rispetto al 2021), mentre è aumentato il numero delle chiusure (+ 13%). Guardando al totale delle imprese del nostro territorio, nella provincia di Viterbo si registrano 287 iscrizioni e 254 cessazioni, con un saldo positivo di appena 33 nuove unità. Si riscontra, quindi, un tasso di crescita pari allo 0,07% contro il + 0,34% del 2021. A Civitavecchia, le 59 cancellazioni sulle sole 35 iscrizioni fanno registrare un saldo negativo di 24 unità.
Da notare che l’edilizia, settore che aveva trainato la ripresa, sia a Viterbo che a Civitavecchia evidenzia il segno meno. Pesano certamente le continue modifiche normative relativamente ai bonus edilizi, soprattutto quelle che hanno bloccato la cessione dei crediti. Per quanto riguarda l’artigianato della Tuscia, nel terzo trimestre 2022 si sono verificati dei rallentamenti nelle iscrizioni rispetto al 2021, anno in cui il saldo tra registrazioni (156) e cessazioni (74) è stato di 82 imprese. Il 2022 ha visto, infatti, 117 iscrizioni e 92 cessazioni con un saldo di 25 nuove imprese artigiane. In proposito, è da sottolineare che, nonostante il periodo di difficoltà, le imprese artigiane costituiscono il 19,2% delle totale delle imprese del territorio”.
Caro-energia. La guerra in Ucraina e i successivi squilibri europei, hanno fatto impennare i costi del gas e dell’energia, portando, tra le altre cose, all’aumento delle bollette. Quanto pesa questa condizione su una realtà come la nostra provincia che vive, insieme al settore primario, di artigianato e pmi?
“Pesa come un macigno. E il rischio è proprio quello di rimanere schiacciati. Abbiamo dato voce al grido di disperazione dei nostri panificatori, molti dei quali sono arrivati sull’orlo della decisione di gettare la spugna, tanto la situazione stava diventando insostenibile. Certo, non è l’unico settore che ha risentito del problema, anzi: tutti hanno dovuto fare i conti, nel vero senso del termine, con questo problema. E con gli altri aumenti che, a cascata, il caro-energia si è portato dietro.
Come giustamente fate notare, in una provincia come quella di Viterbo la botta è stata più forte. Noi di Cna abbiamo fatto e stiamo facendo tutto il possibile per alleviare la situazione: pressing su chi deve decidere, formazione e informazione, soprattutto sui vari bonus e sostegni, con servizi dedicati per arrivare a ottenerli. Infine, stiamo lavorando per far passare il messaggio che la strada da percorrere è quella delle energie rinnovabili e delle comunità energetiche, su cui abbiamo puntato da subito. Non solo a parole. È nota la nostra battaglia per la transizione energetica green, che significa forte investimento sulle rinnovabili e realizzare un polo di produzione e ricerca sulle energie alternative, che comprende il parco eolico off-shore, a Civitavecchia, comune dove siamo stati protagonisti dello schieramento del no al turbogas voluto da Enel e, prima Associazione di rappresentanza, abbiamo presentato un progetto per la transizione energetica”.
Cosa chiedete al neonato governo?
“Ciò che abbiamo già proposto a tutti i candidati prima delle elezioni. Quelli del nostro territorio li abbiamo incontrati uno per uno, illustrando le esigenze delle piccole e medie imprese e l’importanza di un nuovo patto sociale. In breve: sostegno per la transizione ecologica, semplificazione, un fisco più leggero, miglioramento delle infrastrutture materiali e immateriali, contrasto all’abusivismo, formazione, concrete politiche volte a favorire le pari opportunità. Queste richieste vengono purtroppo ripetute come un mantra, ma sono prioritarie. Poi c’è l’autostrada offerta del Pnrr, che dovrà necessariamente tenere conto della necessità di ridimensionare la dipendenza energetica”.
La situazione è uguale o peggiore da quella scaturita dall’emergenza sanitaria Covid e dalle chiusure del lockdown?
“Il Covid e la situazione attuale sono due facce diverse di una crisi pesantissima, che hanno avuto e stanno avendo effetti devastanti. Nel primo caso l’incertezza ha portato spesso anche a doversi reinventare completamente per continuare a lavorare. Ne stiamo uscendo lentamente, la ripresa si era avviata, ma oggi i conti si fanno con il caro bollette. Sono conti salatissimi, che hanno bloccato il balzo in avanti che tutti auspicavamo”.
Capitolo sostenibilità. Da un recente studio di Cna è emerso come il 73,4% delle imprese sia convinta della necessità di una svolta green e l’82,4% che in futuro non ci sarà spazio per chi non punta sulla sostenibilità. Queste cifre però si scontrano con le percentuali di aziende che fino a questo momento hanno provveduto a impostare cambiamenti green. Come spiega questo fenomeno? Quali sono le motivazioni alla base?
“Valorizzerei il dato che lei ha citato: è estesa la consapevolezza che il percorso verso la sostenibilità ambientale è l’unico possibile anche per la microimpresa. Vuol dire che le imprese sono comunque orientate a mettersi in gioco. Per una concreta svolta green, devono realizzarsi almeno tre condizioni: più formazione, perché c’è bisogno di accrescere le conoscenze per affrontare questa sfida; incentivazione degli investimenti, vedi, ad esempio, il sostegno all’autoproduzione da fonti rinnovabili che noi invochiamo da tempo; semplificazione delle procedure. L’ultimo osservatorio della Cna “Comune che vai, burocrazia che trovi” ha denunciato come la transizione ecologica rischi di restare ingabbiata nel labirinto delle procedure”.
Gli incentivi statali del 110% hanno fatto sì che il 2021 registrasse un vero e proprio boom del settore edilizio. Questo si è tradotto con l’aumento delle aziende attive e l’aumento di occupazione. Anche per il 2022 si riconferma questo trend?
“È così: il Superbonus e, in generale, i bonus edilizi hanno trainato la ripresa economica nel 2021. Oggi, al contrario, il quadro è di grande affanno. Come ha rilevato Cna nazionale in una recente indagine, sono saliti a oltre 5 miliardi di euro i crediti connessi al Superbonus 110% rimasti nei cassetti fiscali degli imprenditori che hanno riconosciuto lo sconto in fattura. La paralisi della cessione dei crediti sta provocando un impatto pesantissimo: 6 imprese su 10 considerano la sospensione dei cantieri in essere, mentre l’86% non aprirà nuovi cantieri. Una situazione, questa, che ha riflessi preoccupanti anche sul piano dell’occupazione. Continuiamo a sollecitare un intervento straordinario del governo mirato a svuotare i cassetti fiscali, perché è a rischio la sopravvivenza di tante attività, la tenuta di un pezzo importante del nostro tessuto economico e sociale. Il più grande limite? Il continuo cambio delle regole, spesso dalla sera alla mattina. Chi lavora, ha bisogno di certezze”.
Qual è stato il settore che ha registrato numeri migliori e quale i peggiori?
“Abbiamo detto dell’edilizia. Le imprese interessate da un trend prevalentemente negativo sono ancora quelle del settore manifatturiero e dell’autotrasporto. In particolare, è motivo di preoccupazione la diminuzione di imprese manifatturiere, forza trainante del sistema produttivo territoriale. Per quanto riguarda il settore dell’autotrasporto, ricordo che dall’inizio del 2022 la Cna partecipa alla trattativa con il governo su una proposta di interventi strutturali e, al tempo stesso, affianca gli autotrasportatori nell’accesso ad agevolazioni per la gestione del caro -carburante. Grazie anche a Cna Fita, sono state sbloccate risorse importanti, in particolare per il credito d’imposta del 28% contro il caro carburante e del 15% per l’acquisto del componente AD Blue. Un segnale positivo proviene dalle imprese del settore dei servizi, che registra un trend in lieve crescita”.
Cosa si augura per il 2023?
“Mi faccia ricordare una bella notizia che ha chiuso il 2022: il riconoscimento di “Città di antica e affermata tradizione ceramica” ricevuto da Tarquinia e Acquapendente dopo quelli di Civita Castellana e Viterbo. Viviamo in una terra di grande bellezza, ricca di storia, arte e cultura, di una tradizione di alto artigianato, di eccellenti risorse agroalimentari. Il mio augurio è che nel corso di questo nuovo anno si investano ancora più energie nel progetto di rilancio di questo territorio, da rendere più attrattivo per i turisti, più accogliente per chi ci abita e per le stesse imprese. Più inclusivo: penso, in primo luogo, alle donne e ai giovani. Una sfida che richiede un dialogo costante e una forte collaborazione tra le istituzioni e i soggetti realmente rappresentativi”.
Barbara Bianchi
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