Marta – (sil.co.) – Porto di Marta, tutti assolti “perchè il fatto non sussiste”. Sono il sindaco Maurizio Lacchini, l’ex sindaca Lucia Catanesi e il tecnico comunale Giacomo Scatarcia. Assolti con la formula più ampia dal collegio presieduto dal giudice Elisabetta Massini al termine della camera di consiglio che si è conclusa poco prima delle 20 di ieri sera.
Lo scorso 14 dicembre il procuratore Paolo Auriemma e il pm Michele Adragna, anche per il sostituto Massimiliano Siddi, avevano chiesto 9 mesi ciascuno per falso e abuso d’ufficio.
Ieri è stata la volta dei difensori Roberto e Francesco Massatani, Giovanni Labate e Carlo Mezzetti.
Soddisfatti i legali degli imputati, secondo i quali non erano ravvisabili profili penali nella vicenda.
“Accolgo con soddisfazione la decisione del tribunale di Viterbo che dopo tanti anni ha assolto perché il fatto non sussiste l’architetto Scatarcia e gli altri due imputati aderendo in pieno alle prospettazioni della difesa”, commenta l’avvocato Giovanni Labate.
Lo scorso 4 maggio è stato il giorno dell’esame imputati, cui l’attuale sindaco Lacchini e Scatarcia hanno rinunciato, mentre si è lasciata interrogare, fornendo la sua versione dei fatti al tribunale, una incontenibile Catanesi. Un fiume in piena che gli stessi difensori Francesco e Roberto Massatani hanno faticato ad arginare.
“Nel cartello del cantiere appaltato dalla regione Lazio c’era scritto ‘porto turistico’. A noi non sarebbe cambiata la vita, al paese sì – ha tenuto a sottolineare l’ex sindaca in uno dei passaggi più caldi dell’interrogatorio – Marta si trova ora con un’opera insabbiata”.
“È stato appurato che nessuna violazione paesaggistica nessun abuso di ufficio e nessun falso ideologico è stato commesso – commenta l’avvocato Giovanni Labate, che assiste il tecnico comunale – e che l’ intera vicenda, fin dall’inizio, doveva essere collocata nel suo giusto ambito: quello della dialettica tra pubbliche amministrazioni, nella fattispecie tra il Comune di Marta e la Regione Lazio”.
“Il dibattimento – sottolinea il legale – ha chiarito che le uniche finalità del mio cliente erano quelle del perseguimento di interessi pubblici riferiti alla comunità Martana e non alla coltivazione di interessi avulsi”.
Il 5 febbraio 2018 la guardia di finanza sequestrò il porto di Marta. Per far mettere i sigilli a quella banchina di 270 metri che, secondo gli inquirenti, era stata realizzata come opera idraulica e non come zona portuale, la procura si dovette rivolgere al tribunale del riesame di Viterbo.
L’inchiesta sul più grande porto del lago di Bolsena prese il via nel 2016, dopo i lavori di ristrutturazione e ampliamento finanziati dalla Regione Lazio con fondi europei. Inizialmente gli indagati erano otto, ma per cinque la posizione è stata archiviata.
L’indagine avrebbe preso spunto da un’intuizione investigativa della guardia di finanza, con l’obiettivo di fare ordine, a livello regionale, essendo la normativa complessa e soggetta a continue modifiche. Sul lago di Bolsena sono stati presi in esame i porti di Capodimonte, Bolsena e Marta.
Il porto di Marta ha una singolarità rispetto a quelli di Bolsena e Capodimonte: un braccio contro l’insabbiamento dove c’è l’incile, all’altezza delle chiuse, delle paratoie del fiume Marta. Il fiume deve mantenere sempre un minimo vitale, va sempre alimentato, anche in estate. Lo scopo del braccio è evitare l’insabbiamento e garantire l’incile.
– Porto di Marta, assolti il sindaco Lacchini e l’ex sindaca Catanesi
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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