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Vendesi casale in ottimo stato di 185 mq - Devono intervenire le pubbliche istituzioni per tutelare, conservare e sviluppare il luogo di cultura dell’uomo che è stato tra i più grandi intellettuali italiani del Novecento

Salviamo il luogo dove Pier Paolo Pasolini avrebbe desiderato essere sepolto

di Silvio Cappelli

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Chia - La torre di Pasolini

Chia – La torre di Pasolini

Chia - La torre di Pasolini

Chia – La torre di Pasolini

Soriano nel Cimino – La casa di Pasolini in vendita? Una bella opportunità per lo stato italiano, per il ministero per i Beni e le Attività culturali e per il turismo, per la regione Lazio e per tutti coloro che potrebbero concorrere a farla diventare un centro culturale internazionale pubblico.

Importante è fare in modo che questo luogo di elevato interesse storico, archeologico e culturale non diventi un’abitazione privata nelle disponibilità di chissà chi e per farne chissà cosa. Ora servono i fatti e non le parole.

Il Castello di Chia risale al XIII secolo e insiste su un terreno di forma triangolare racchiuso dai resti di due cerchie di mura perimetrali dell’antico castello e da due torri pentagonali, delle quali una, quella rivolta verso il fosso, risulta per la maggior parte demolita. L’altra, vuota nell’interno e slanciata verso il cielo, si può ammirare ancor oggi dalla superstrada Viterbo-Orte, all’altezza dell’uscita per Bomarzo.

Pasolini acquistò questo luogo incantevole nell’autunno del 1970. E lui, nell’isolamento del paesaggio alto laziale, ci ha soggiornato sempre più spesso negli ultimi anni della sua vita. In questo luogo sono nate non poche fra le sue Lettere luterane.

Lo scrittore Enzo Siciliano ha definito questo luogo come “…la macchina architettonica disegnata per una sequenza del ‘Decameron’ o deiRacconti di Canterbury’. A ridosso del muro, il più esterno sullo sperone di roccia, fu allestito un blocco di cemento e cristallo, stanze a cannocchiale, dove si poteva al massimo vivere in due. Là Pier Paolo avrebbe desiderato venir sepolto: nell’amore che nutriva per quel luogo. Vi fece costruire, su un prato accanto, un capannone in legno chiaro – una vasta stanza luminosa. Diceva che quello sarebbe stato il suo studio da pittore (…) Il rifugio di Chia, invece, venne utilizzato a lavoro diverso. Dall’estate 1972 Pier Paolo prese a ritirarvisi di frequente, per scrivere un nuovo romanzo che prometteva duemila pagine. Diceva pochissimo intorno ai contenuti del libro: diceva che vi avrebbe disegnato il proprio autoritratto, il più autentico; e, insieme, diceva che quel libro sarebbe stato un ritratto dell’Italia contemporanea, probabilmente l’Italia dell’“austerità”, provocata dalla guerra del Kippur e dell’embargo del petrolio. Petrolio, il primo titolo iscritto sulla prima pagina: sostituito poi da Vas: Uno scartafaccio d’oltre cinquecento cartelle torturate da correzioni, intercalate da appunti fugaci e incomprensibili. Un caotico andamento. Se era vivido nella mente di Pasolini il disegno delle duemila pagine, per sorte ne sono state scritte appena un quarto, un albeggiante quarto ulcerato di pentimenti. La solitudine di Chia – i cristalli specchianti delle finestre, vasti quanto pareti, paiono aver suggerito la metafora della duplicazione (…)”.

“Quando ritorna a Roma e non appena riesce ad allontanarsi dagli stabilimenti cinematografici, va alla torre di Chia – ha scritto il poeta Nico Naldini -. Attorno all’antico rudere, al centro del caravanserraglio circondato da alte mura merlate con una torre d’avvistamento, ha fatto costruire una casa semicircolare a grandi vetrate da cui lo sguardo spazia sulle forre del torrente Chia. A pochi passi, nascosto dalla vegetazione c’è un vasto padiglione in legno che funge da studio e dove, dopo molti anni, riprende a disegnare. Chia da adesso in avanti è il luogo dei ritiri solitari che favoriscono il lavoro da spendere attorno al romanzo, che si prevede lungo e forse interminabile“.

Il progetto di ristrutturazione dei ruderi del castello, e anche della costruzione di una casa unifamiliare a ridosso dell’antica cinta muraria, realizzato dall’architetto palermitano Ninfo Burruano, venne presentato da Pier Paolo Pasolini al comune di Soriano nel Cimino il 25 marzo 1971. Le pareti delle stanze sono costituite, in parte, dall’antica cerchia di mura ristrutturata, e in parte da grandi vetri cristalli con infissi esterni realizzati in legno di cerro. Nella stanza superiore della torre mozza, al posto del normale soffitto, fu previsto un ampio lucernario.

Durante la sua permanenza a Chia, Pasolini, instaurò un rapporto proficuo con il territorio viterbese e, tra l’altro, s’impegnò personalmente per ottenere il riconoscimento statale dell’allora Libera Università della Tuscia.

Lo fece per dare un maggiore sviluppo all’Alto Lazio, “spendendo” pubblicamente la propria immagine, e il proprio talento, manifestando a Roma, sotto e dentro la sede della regione Lazio, a fianco degli studenti viterbesi.

Cara Tuscia. Dal suo nuovo “rifugio” (un castello medioevale nell’Alto Lazio) Pier Paolo Pasolini spiega come una piccola moderna università potrebbe favorire lo sviluppo dell’Alto Lazio salvandone il dolce e ancor quasi intatto paesaggio dagli effetti devastatori di un vorace industrialismo. Questo è il titolo, e l’occhiello, di un intervista rilasciata da Pasolini, sotto la Torre di Chia, al giornalista Gideon Bachmann, e pubblicata a pagina 3 de Il Messaggero di domenica 22 settembre 1974. Nel testo traspare proprio tutto l’amore che Pier Paolo Pasolini aveva per il comprensorio viterbese. Noi oggi lo dovremmo ricambiare salvando quello che lui ha definito “Il paesaggio più bello del mondo”.

La scrittrice Dacia Maraini, intervistata a Viterbo il 22 febbraio 2002, parlando di Pasolini, tra l’altro, affermò: “… Lui era molto contento di vivere nel castello di Chia ma purtroppo non se l’è goduto… come del resto anche la sua villa al Circeo…”.

Le ultime foto di Pasolini vivo furono scattate, da Dino Pedriali, all’interno del castello di Chia, dove lo scrittore trovava ispirazione evadendo dall’ambiente caotico di Roma. Dovevano servire ad illustrare ‘Petrolio’, il suo ultimo lavoro realizzato all’interno del castello e rimasto incompiuto.

Pasolini nel mondo, ancora oggi, rappresenta la vera figura dell’intellettuale, dell’uomo libero che, con molta lucidità e indipendenza di giudizio, non è mai vissuto all’ombra del potere, qualunque esso sia stato.

Alcuni versi di Pier Paolo Pasolini, scritti in dialetto friulano e riguardanti il territorio di Chia, li troviamo nel componimento poetico ‘La nuova gioventù’ pubblicata da Garzanti nel 1995.

Per tutto questo, e per tanto altro ancora, adesso che l’abitazione è in vendita, debbono intervenire le pubbliche istituzioni per tutelare, conservare, e sviluppare il luogo di cultura dell’uomo che è stato tra i più grandi intellettuali italiani del Novecento.

Silvio Cappelli


Multimedia: La Torre di Pier Paolo Pasolini – Pier Paolo Pasolini nella casa studio di Chia – Video: La casa dove Pasolini visse i suoi ultimi anni

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