Aprilia – Il ciclo dei rifiuti laziali in tilt per un impianto.
E’ un rischio concreto, dopo il sequestro della Kyklos di Aprilia.
Nel centro di compostaggio di proprietà di Acea, inaugurato nel luglio 2009, arriva la quasi totalità dei rifiuti organici prodotti nel Lazio. Ma ora l’impianto è chiuso. Sigillato, dopo l’incidente sul lavoro costato la vita agli operai viterbesi Roberto Papini e Fabio Lisei.
Il pm di Latina Luigia Spinelli ha aperto un fascicolo per omicidio colposo a carico di cinque indagati. Gli inquirenti ritengono che il decesso sia dovuto alle esalazioni di acido solfidrico dal percolato che gli operai stavano caricando su una cisterna, lunedì mattina.
Proprio per questo, l’impianto della Kyklos srl è finito sotto sequestro. Provvedimento adottato dal pm in via d’urgenza senza neppure aspettare la convalida del gip, per esigenze di sicurezza e gestione del sito. Ma anche di tutela dell’ambiente.
Nell’impianto vengono trattati rifiuti verdi (potature) e rifiuti umidi (fanghi e frazione organica dei rifiuti urbani). Dalla loro lavorazione si produce un compost sfruttabile come ammendante per il terreno. La capacità di produzione è di 20mila tonnellate l’anno. Da qui, il potenziale pericolo per l’ambiente, qualora fosse accertata un’anomala composizione tossica del percolato.
Ma, al di là delle esigenze investigative e ambientali, il problema immondizia rimane. Se l’impianto resta chiuso causa sequestro, dove andrà a finire la quasi totalità di rifiuti organici laziali trattati al Kyklos di Aprilia?
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