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Latina - Tragedia Kyklos Aprilia - Rinviata la prima udienza - Si potrebbe tornare alla fase delle indagini - Sei gli imputati

Operai uccisi dalle esalazioni, processo a rischio

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Fabio Lisei

Fabio Lisei

Roberto Papini

Roberto Papini

Latina – (sil.co.) – Operai di San Lorenzo Nuovo uccisi da un drammatico infortunio sul lavoro ad Aprilia, a rischio il processo per omicidio colposo plurimo e violazione delle norme di sicurezza a carico dei sei imputati rinviati a giudizio lo scorso 11 settembre.  

Avrebbe dovuto aprirsi ieri davanti al tribunale di Latina. Ma il giudice Fabio Velardi ha preso atto di una potenziale ipotesi di nullità che, a distanza di cinque anni dalla tragedia, potrebbe far regredire tutto addirittura alla fase delle indagini preliminari.

Hanno nel frattempo annunciato la costituzione di parte civile la compagna di una delle vittime e l’Anmil, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.

Risale al 28 luglio 2014 il drammatico infortunio sul lavoro nel quale hanno perso la vita Roberto Papini e Fabio Lisi, 44 e 42 anni, uccisi da una nube di acido solfidrico nell’impianto di compostaggio della ex Kyklos di via Le Ferriere, ad Aprilia, mentre aspiravano quello che doveva essere innocuo percolato da smaltire in discarica. 

L’11 settembre 2018, per la loro morte, sono stati rinviati a giudizio l’allora amministratore della Kyklos, ex direttore generale Ama e dirigente Acea, Alessandro Filippi; i dirigenti Kyklos Sebastiano Reveglia e Fabrizio Martinelli: i titolari delle due ditte per cui lavoravano le vittime, Davide e Danilo Mira, di Orvieto, difesi dall’avvocato viterbese Angelo Di Silvio; e il rappresentante della Ecoduemila di Perugia, Andrea Pula, che aveva subappaltato alla Mira.

L’udienza è stata rinviata per una ipotesi di nullità relativa al rinvio a giudizio, per una questione legata alla nomina dell’avvocato di fiducia, della Ecoduemila di Perugia – una delle società chiamate a rispondere – da parte del legale rappresentante, Andrea Pula, anch’esso rinviato a giudizio.

Per la ditta umbra, subito iscritta nel registro degli indagati, si pone un problema di vizio di rappresentanza che potrebbe tradursi nella necessità della nomina di un procuratore speciale per la società, presente fin dalla prima ora nell’inchiesta, quando si era ancora nella fase delle indagini preliminari. L’eventuale vizio di rappresentanza potrebbe di conseguenza determinare una nullità assoluta di ordine generale.

Il giudice Velardi ha dato tempo alle parti fino al 5 giugno per depositare delle note, rinviando l’udienza al 20 dello stesso mese per sanare una notifica e per trattare sull’eccezione. 


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14 febbraio, 2019

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