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Tragedia Kyklos Aprilia - A giudizio anche i datori di lavoro orvietani delle vittime di San Lorenzo Nuovo - Processo al via il prossimo 14 febbraio

Operai uccisi dalle esalazioni, in sei alla sbarra per omicidio colposo plurimo

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L'impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia - Due operai viterbesi morti

L’impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia – Due operai viterbesi morti

Roberto Papini

Roberto Papini

Fabio Lisei

Fabio Lisei

Latina –  (sil.co.) – Operai di San Lorenzo Nuovo uccisi da un drammatico infortunio sul lavoro ad Aprilia,  rinviati a giudizio tutti e sei gli indagati, per i quali si preannuncia adesso un pubblico processo, che prenderà il via fra qualche mese presso il tribunale di Latina. 

Sono accusati di omicidio colposo plurimo per la tragica morte, avvenuta il 28 luglio 2014, di Roberto Papini e Fabio Lisi, di 44 e 42 anni, i due addetti giunti dalla provincia di Viterbo che quella mattina persero la vita, asfissiati da una nube di acido solfidrico nell’impianto di compostaggio Kyklos di Aprilia, mentre aspiravano quello che doveva essere innocuo percolato da smaltire in discarica. Per gli inquirenti un omicidio colposo.

A maggio il pubblico ministero Luigia Spinelli, del tribunale di Latina, aveva chiesto il processo per l’allora amministratore della Kyklos, ex direttore generale Ama e dirigente Acea, Alessandro Filippi, i dirigenti Kyklos Sebastiano Reveglia e Fabrizio Martinelli, i titolari delle due ditte per cui lavoravano le vittime, Davide e Danilo Mira, di Orvieto, e il rappresentante della Ecoduemila di Perugia, Andrea Pula, che aveva subappaltato alla Mira.

Ieri sono stati rinviati tutti a giudizio. Il giudice per l’udienza preliminare Mara Mattioli ha fissato la prima udienza per il 14 febbraio 2019 davanti al giudice Fabio Velardi.

Gli orvietani Davide Mira e il figlio Danilo erano i datori di lavoro delle vittime, titolari rispettivamente della ditta Mira e della ditta Mira Giuseppe snc, che avevano subappaltato lo svuotamento delle cisterne di percolato dalla Ecoduemila, che aveva vinto l’appalto. 

Tutti dovranno rispondere di omicidio colposo plurimo e, a vario titolo, di violazioni della normativa sulla sicurezza e violazioni amministrative. Secondo l’accusa il percolato prelevato dalla Kyklos andava qualificato come rifiuto pericoloso. Avendolo inquadrato come non dannoso, invece, l’azienda avrebbe risparmiato sui costi di smaltimento e su quelli delle protezioni di cui dovevano essere dotati i lavoratori.

Per il pm le violazioni compiute nell’impianto di Aprilia sarebbero state tante. E tutte avrebbero contribuito a provocare la morte dei due operai viterbesi.  L’impianto Kyklos è rimasto sotto sequestro per quasi due anni.


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12 settembre, 2018

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