Viterbo – Bianca speranza sfida il vento e illumina il centro (fotocronaca: La magia delle luci – slide * Il trasporto – slide * I minifacchini – slide – video).
In mattinata la pioggia torrenziale, poi grossi nuvoloni grigi e, infine, raffiche di vento a non finire. Il tempo atmosferico sembrava essersi messo contro il trasporto della minimacchina del centro storico, ma alla fine la forza di volontà degli organizzatori e il coraggio dei piccoli eroi hanno fatto il necessario, e anche di più.
Bianca speranza, sotto la guida sicura ed esperta di Alessandro Lucarini, ha attraversato i vicoli del cuore di Viterbo senza tentennamenti. Il vento, che comunque non ha mai smesso di soffiare, ha spento più volte i lumini della minimacchina. Ma gli addetti del comitato ad ogni sosta hanno provveduto a riaccenderli. La perseveranza ha avuto la meglio e tutto è andato nel migliore dei modi.
In piazza Dante, prima della partenza, il consueto spettacolo degli sbandieratori e dei tamburini. Poi la premiazione di alcuni ragazzi, minifacchini e non, da parte delle massime autorità cittadine: il questore Urti, il sindaco Michelini, il presidente della Provincia, assessori, consiglieri e i vertici del sodalizio dei facchini di santa Rosa.
Quest’anno, eccezionalmente, l’accensione di Bianca speranza è stata affidata al comitato della minimacchina del Pilastro. Un piccolo gesto che significa molto: collaborazione e stretta vicinanza tra i due gruppi che ormai da molti anni organizzano nei rispettivi quartieri i trasporti delle minimacchine di santa Rosa.
Poi arriva il momento del “Sollevate e fermi”. Il capofacchino Lucarini, per il primo comando, lascia la parola al sindaco Michelini. E’ lui che li fa partire e Bianca Speranza si alza. Dalla piazza esplode un grido di incitamento e la marcia inizia.
Le strade sono strette, i sampietrini scivolosi, ma niente preoccupa i duecento piccoli uomini vestiti di bianco e rosso. La prima sosta precede uno dei momenti più delicati di tutto il trasporto: l’archetto di via Mazzini. Quando i minifacchini riprendono Bianca Speranza sulle loro spalle sono costretti a piegarsi in ginocchio per non farle toccare il soffitto. La statua di santa Rosa è a un soffio dal muro, ma non lo tocca. E’ andata. Ora c’è un’altra sosta per riposarsi e poi ripartire ancora.
Dopo la lunghissima e complicata discesa di via dell’Orologio vecchio, la folla accoglie la minimacchina a piazza delle Erbe e poi a piazza del Comune. Qui, come da tradizione, viene fatta anche una girata sul posto, proprio come quella che i facchini “grandi” fanno ogni 3 settembre. Il tragitto è lunghissimo e continua per via Roma, Corso Italia e poi di nuovo via Mazzini fino al punto di partenza in piazza Dante.
A dispetto di ogni previsione e dei più pessimisti, Bianca Speranza ha sfidato anche il vento. E ha vinto lei. Anzi, come gli organizzatori non si sono mai stancati di ripetere ai duecento minifacchini, ha vinto santa Rosa. L’unica per la quale vale la pena ogni anno fare questo sforzo. L’unica alla quale non si deve dire soltanto “evviva”, ma anche “grazie”.
Francesca Buzzi
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