Viterbo – Un trasporto superlativo. L’ultimo passaggio di Fiore del Cielo, con l’aggiunta di via Marconi, è stato un trionfo, ottenuto con il cuore e studiato nei minimi dettagli. Mettendo insieme ragione e sentimento. Per il presidente del Sodalizio facchini Massimo Mecarini è questa la ricetta. Fiore del cielo si congeda nel migliore dei modi. Non altrettanto si può dire, per Mecarini, del suo ideatore. Il presidente è rammaricato. Ai facchini che hanno portato per sei anni la sua creatura, nemmeno un saluto. Così come qualche parola il presidente la riserva a chi a prescindere si era schierato contro il passaggio a via Marconi.
Presidente, dai suoi quest’anno non si poteva pretendere di più.
“Abbiamo avuto un capofacchino superlativo, guide eccezionali, addetti, staff medico eccellenti. Ma soprattutto, sotto la Macchina, leoni insuperabili. Hanno dato tutto quello che potevano e anche di più. Quando noi pensiamo una cosa, sappiamo che possiamo realizzarla. Abbiamo dimostrato che tutti i dubbi della vigilia erano infondati. Dire che i nostri ragazzi sono stati eccezionali è riduttivo. Sono pronti sempre a dare il massimo. Sembra banale, ma è davvero così. Lo fanno perché nel loro cuore c’è santa Rosa. Io li ringrazio di cuore, sono orgoglioso di loro”.
Come sta Marco Calevi, il ciuffo che non ha potuto fare l’ultimo tratto verso santa rosa?
“Sta bene. Ha avuto uno stiramento, gli sono state prestate le cure del caso e ora è tutto a posto”.
Assistendo al trasporto è sembrato tutto perfetto, come ci siete riusciti?
“Studiando in maniera scientifica tutti i tempi, andando a guardare gli anni scorsi dove perdevamo tempo, anticipando alle 13 il raduno. A quel punto tutto è andato bene. Nelle varie tappe abbiamo anche rosicchiato qualcosa sulla tempistica. Avevo in mano il cronometro. Chiamavo Sandro, lui a sua volta chiamava tutti e via. Addirittura a piazza della Repubblica ci siamo fermati cinque minuti in più. Eravamo in anticipo sulla tabella di marcia. Consideriamo pure che alle 9.30 noi eravamo a piazza del comune. Di solito a quell’ora si parte”.
Il tratto straordinario su via Marconi, in particolare il ritorno in salita, com’è stato?
“Faticoso da quello che mi hanno detto. Il dislivello si è sentito. Però i facchini l’hanno fatto tranquillamente, senza grosse difficoltà, grazie anche alla cordata umana. Insomma, faticoso, ma senza particolari problemi. Sapevamo quello che ci aspettava, ma i ragazzi erano pronti a tutto”.
La cordata umana è stata un’emozionante spettacolo nello spettacolo. Non c’è possibilità di rivederla in qualche prossimo trasporto?
“Mai dire mai. Tuttavia non c’è motivo di ripeterla. Abbiamo deciso di farla vedendo vecchie foto, un aiuto per la salita, visto che il dislivello c’era. Ma in altri punti non serve. Comunque, non si può mai sapere. Siamo sempre un cantiere aperto…”.
Prima del trasporto si sono levate voci contrarie al nuovo tratto, cosa le ha dato più fastidio?
“Il fatto che persone giovani che nel 1952, quando ci fu l’altro passaggio su via Marconi non erano nemmeno nate, criticassero. Come si fa a dire che lì è brutta? Prima la vedi, poi decidi se ti piace o no. Sessantadue anni fa la Macchina era diversa, la stessa via era diversa. Paragoni non sono possibili. Invece qualcuno è voluto essere negativo per forza. Una cosa davvero fastidiosa. Adesso che tutti l’hanno vista, possono dire sì o no. In giro ho sentito pareri unanimi. È andata benissimo, è stato un successo oltre le aspettative”.
Piazza della Repubblica era piena.
“Sì e anche al Sacrario ce n’era molta di gente. Peccato per via Marconi. Poteva starcene di più, ma ma una volta chiusi i varchi non è stato più possibile passare”.
Il prossimo anno si cambia. Il sindaco Michelini ha annunciato che si farà la nuova Macchina. Come vi siete congedati da Fiore del Cielo?
“Le aspettative per la nuova Macchina ci sono. Quella attuale l’abbiamo congedata nel modo migliore, facendole fare di tutto e di più. Girate, controgirate, ora su via Marconi. Mi ha dato fastidio il fatto che l’architetto Arturo Vittori non ci abbia non dico ringraziato, ma nemmeno rivolto un cenno di saluto. Non si è degnato neanche di venire da noi a salutarci. Noi lo abbiamo fatto al raduno al palazzo dei Papi. Lui nemmeno un cenno. Abbiamo portato per sei anni la Macchina che lui ha disegnato, le abbiamo dato grande risalto. E lui manco un ciao”.
Con i costruttori Cesarini e Fiorillo com’è andata?
“Sui Cesarini c’è ben poco da dire, straordinari. Siamo insieme ormai da una vita con la Macchina di santa Rosa. Fiorillo si è dimostrato una persona eccezionale, disponibile, sempre collaborativo. Mai un no, sempre sì, sempre pronto a dare una mano, 24 ore su 24”.
Per la nuova Macchina il sindaco Michelini vuole che sia esaltata la viterbesità. Come la vede?
“E’ auspicabile che sia pensata e realizzata qui. Che contenga gli elementi che ci contraddistinguono. Su questa c’erano poco. Poi con le varie aggiunte, non ultima quella di Fiorillo che ha inserito il nostro stemma e quello dell’Unesco, qualcosa in più c’è stato”.
Nello scegliere la Macchina, sei anni fa il Sodalizio era rimasto fuori. Cosa chiedete all’amministrazione comunale?
“Ci siamo sempre stati nella commissione chiamata a valutare i vari bozzetti. L’ultima volta, inspiegabilmente, no. Io non dico che auspico, io pretendo che il Sodalizio sia in commissione. La Macchina la portano i facchini. Possiamo dare un grosso contributo e ci sembra giusto che possiamo dire la nostra”.
Fiore del cielo rimarrà a santa Rosa fino al 15 settembre. Fino a quel momento sarà illuminata e quindi visibile ancora per diversi giorni. Ma c’è un altro appuntamento da non perdere. Il 12 tornano i fagioli con le cotiche offerti dai costruttori. Altra occasione per fare festa.
Giuseppe Ferlicca
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