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Viterbo - Secondo il gip, l'operazione "Led" si inserisce nello stesso filone investigativo delle vecchie inchieste "Dazio", "Miniera d'oro" e "Genio e sregolatezza" - Oggi gli interrogatori

“Un collaudato sistema di turbativa delle gare”

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Operazione Led - Gli arrestati - Alessandro Tramannoni

Operazione Led – Gli arrestati – Alessandro Tramannoni, amministratore delegato della Cpm

Massimiliano Sanzogni, direttore commerciale Area Tirrenica della Cpm

Operazione Led – Gli arrestati – Massimiliano Sanzogni, direttore commerciale Area Tirrenica della Cpm

Operazione Led - La conferenza di carabinieri e forestale

Operazione Led – La conferenza di carabinieri e forestale

Operazione Led - Carabinieri e forestale - Tre arresti per turbativa d'asta

Operazione Led – Carabinieri e forestale – Tre arresti per turbativa d’asta

Operazione Led - Carabinieri e forestale - Tre arresti per turbativa d'asta

Operazione Led – Carabinieri e forestale – Tre arresti per turbativa d’asta 

Viterbo – “Un collaudato sistema di turbativa delle gare pubbliche”.

Per il gip Stefano Pepe le modalità della Cpm Srl di sbaragliare la concorrenza negli appalti erano tutt’altro che legittime.

Le 73 pagine di ordinanza d’arresto dei vertici aziendali parlano di accordi illeciti tra imprese compiacenti e contatti stranamente frequenti tra dipendenti comunali addetti a bandire le gare e imprenditori che quelle stesse gare le volevano vincere. 

“Attività continuativa e sistematica”, scrive il giudice che ha mandato ai domiciliari nell’operazione “Led” Alessandro Tramannoni, il fratello Luca e Massimiliano Sanzogni, rispettivamente amministratore delegato, socio e direttore d’area commerciale della Cpm Gestioni termiche di Recanati (Macerata). “Energia al servizio dell’ambiente”, il motto dell’azienda, specializzata in climatizzazione, riscaldamento, energie rinnovabili e pubblica illuminazione.

Nella Tuscia, la Cpm puntava soprattutto agli appalti per la gestione degli impianti termici o di pubblica illuminazione. In qualche caso deteneva il servizio già da tempo; a Grotte di Castro precisamente dal 2006 e fino al 2014 quando, scaduto il vecchio bando, la Cpm scalpitava per vedersi affidare nuovamente la manutenzione degli impianti termici comunali. Cpm pigliatutto, secondo le carte dell’inchiesta. E nessuno che sembrasse intenzionato a contrastare le sue ambizioni: né le altre aziende, in teoria concorrenti, né tantomeno i sette indagati tra amministratori, consulenti esterni e impiegati comunali che avrebbero dovuto occuparsi della gara e ai quali il gip non risparmia il suo biasimo: “Una naturalezza e spregiudicatezza figlia anche della indolenza, trascuratezza e apatia dei pubblici funzionari”.

Tre appalti nel mirino, banditi dai comuni di Civita Castellana, Grotte e Villa San Giovanni in Tuscia. E l’ordinanza parla di “consolidato copione”, tra i consigli degli impiegati comunali indagati alla Cpm su come predisporre l’offerta tecnica e il protagonismo degli imprenditori, che arrivavano a gestire l’appalto in prima persona, inviando al comune la lista delle ditte da invitare o redigendo il capitolato insieme ai funzionari pubblici. Che, a una lettura degli atti di indagine, sembrano lavorare più per la Cpm che non per la pubblica amministrazione.

Un’indagine che è la naturale prosecuzione delle vecchie inchieste su cave e appalti truccati. L’ordinanza d’arresto accenna a “Dazio”, “Miniera d’oro”, “Genio e sregolatezza”: inchieste una dentro l’altra e una marea di intercettazioni che formano “un unico filone investigativo”.

Oggi sarà giornata di interrogatori di garanzia. Sanzogni comparirà in mattinata davanti al gip del tribunale di Viterbo. I Tramannoni, probabilmente, saranno ascoltati dall’autorità giudiziaria di Ancona, dove si trovano agli arresti domiciliari. 

L’azienda, intanto, continua a lavorare esprimendo fiducia nella magistratura. Sulla serietà della Cpm è pronto a giurare Renzo Tramannoni, legale rappresentante dell’azienda, padre dei due imprenditori arrestati e indagato anche lui nell’inchiesta “Led”. “L’azienda non ha corrotto nessuno, non ha pagato nemmeno un caffè”, ha dichiarato Renzo Tramannoni al Corriere Adriatico, come riporta l’articolo di Benedetta Lombo. Del resto, i pm Fabrizio Tucci e Stefano D’Arma contestano solo la turbativa d’asta. Ma l’arresto è comunque inaccettabile, per l’avvocato dei Tramannoni Gabriele Cofanelli, intervistato dal Corriere Adriatico: “E’ una misura che priva della libertà personale tre persone per un reato tutto da verificare. Valuteremo la possibilità di fare ricorso”. 


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22 febbraio, 2016

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