Viterbo – Accuse infondate.
I fratelli Alessandro e Luca Tramannoni contestano punto per punto le accuse loro rivolte dalla procura viterbese.
I due imprenditori di Ancona arrestati nell’operazione Led sono stati ascoltati nei giorni scorsi dal gip. Alessandro martedì mattina a Macerata. Luca ieri mattina ad Ancona.
Nessuno dei due si è avvalso della facoltà di non rispondere. Hanno dato versioni sostanzialmente coincidenti, respingendo ogni addebito e ribadendo la correttezza del proprio operato.
Nessuna turbativa d’asta, insomma, secondo l’amministratore delegato e il socio della Cpm Gestioni Termiche di Recanati (Macerata), un’azienda che si era fatta un nome nella Tuscia, avendo vinto più di un appalto in provincia e mirando a molte altre gare.
Luca Tramannoni, in particolare, avrebbe detto di aver un rapporto decennale con il comune di Civita Castellana: uno degli appalti finiti sotto la lente della magistratura era quello per l’illuminazione pubblica civitonica, insieme agli altri due di Villa San Giovanni in Tuscia e Grotte di Castro (qui l’appalto era per la gestione degli impianti termici). Tutti affidati alla Cpm Srl, secondo i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci con la complicità di ‘ganci’ interni ai comuni e accordi fraudolenti con le altre imprese. I Tramannoni hanno negato. E a tutela dell’azienda, Luca si è detto disponibile a fare un passo indietro, sospendendosi dal cda e da responsabile dell’ufficio tecnico.
Per l’avvocato Gianluca Conti, difensore di Alessandro Tramannoni, “tutto si è svolto alla luce del sole. Abbiamo fiducia nella magistratura – aggiunge – e confidiamo di poter dimostrare che quello che è stato scritto è infondato. L’impresa è seria e lavora da anni nel settore degli appalti pubblici. Non aveva mai avuto di questi problemi finora”.
Per tutti il ricorso al tribunale del Riesame, per impugnare l’ordinanza d’arresto, è praticamente cosa fatta. Compreso Massimiliano Sanzogni, direttore commerciale area tirrenica della Cpm. Il primo a comparire davanti al gip e l’unico ad avvalersi prudenzialmente della facoltà di non rispondere. Una scelta che la difesa – avvocato Daniele Nobili – ha fatto nella più totale penuria di carte: gli arrestati, al momento, hanno a disposizione solo le 73 pagine di ordinanza d’arresto firmate dal gip di Viterbo Stefano Pepe. L’indagine di carabinieri e forestale non è ancora finita.
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