Viterbo – Inizia con una battuta d’arresto il processo ai dirigenti della Cpm Gestioni termiche di Recanati (Macerata) arrestati nell’operazione Led.
La vicenda dei presunti appalti truccati per illuminazione pubblica e riscaldamento slitta a ottobre, dopo una falsa partenza in tribunale: non è davanti al collegio, competente per i reati più gravi, che si svolgerà il processo ai fratelli Alessandro e Luca Tramannoni, amministratore delegato e socio della Cpm, e al direttore commerciale di area Tirrenica Massimiliano Sanzogni.
L’accusa contestata è turbativa d’asta. Nessuna ipotesi di tangenti. Quindi, il fascicolo passa dal tribunale collegiale, dov’era arrivato per errore, al giudice monocratico Silvia Mattei.
I riflettori di carabinieri e forestale si erano accesi dal 2014 su tre appalti per illuminazione pubblica (da qui il nome all’inchiesta) e impianti termici banditi dai comuni di Civita Castellana, Grotte di Castro e Villa San Giovanni in Tuscia.
Niente corruzione. Solo gare d’appalto a raffica alla Cpm, aggiudicate con procedure non proprio trasparenti, per i pm Stefano D’Arma e Fabrizio Tucci, tra capitolati scritti insieme agli imprenditori e consigli su come impostare l’offerta per vincere.
La procura di Viterbo ha chiesto e ottenuto il giudizio immediato solo per Sanzogni e i Tramannoni che, nel frattempo, si sono visti sostituire gli arresti domiciliari col divieto di dimora nel Lazio.
Il 6 giugno, il tribunale del Riesame ha accolto il ricorso degli avvocati Daniele Nobili e Daniele Cofanelli contro la decisione del gip di non revocare i domiciliari.
Tramannoni e Sanzogni dovranno stare lontani dal Lazio. In compenso, sono tornati liberi di uscire dopo quasi quattro mesi da reclusi in casa.
Tra gli appalti incriminati, il più succulento era quello di Civita Castellana: valore complessivo di 4,7 milioni di euro, per 15 anni e la possibilità, secondo gli investigatori, di aumentare la posta in gioco fino a circa 700mila euro annui dai 315mila euro iniziali.
Una prima gara, con importo da 2,5 milioni, andò deserta. La seconda, maggiorata a oltre 4 milioni e mezzo, imponeva tempi stretti se non si voleva rischiare di perdere il finanziamento regionale.
All’intraprendenza degli imprenditori sarebbe seguita l’accondiscendenza di alcuni dipendenti pubblici dei comuni interessati, molti dei quali finiti nei guai: sono almeno 10 gli indagati, tra cui anche il sindaco di Villa San Giovanni in Tuscia Mario Giulianelli e l’ex assessore al comune di Civita Castellana Sergio Annesi, dimessosi dopo il blitz di febbraio. Per loro non è arrivata l’ora del processo: l’indagine è ancora in corso.
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