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Caffeina - Una straripante Marina Ripa di Meana si racconta e esalta il lavoro artistico di Erika Calesini

“Quando da giovane posavo nuda…”

di Valeria Conticiani
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Caffeina - Marina Ripa di Meana e Erika Calesini

Caffeina – Marina Ripa di Meana e Erika Calesini

Caffeina - Marina Ripa di Meana

Caffeina – Marina Ripa di Meana

Caffeina - Erika Calesini

Caffeina – Erika Calesini

Caffeina - Marina Ripa di Meana

Caffeina – Marina Ripa di Meana

Caffeina - Erika Calesini

Caffeina – Erika Calesini

Viterbo – “La nostra energia è dovuta all’amore e al bello”. Erika Calesini e Marina Ripa di Meana si presentano a Caffeina.

Fotocronaca: Nuzzi, Ripa di Meana e Calesini – slide

Erika Calesini e Marina Ripa di Meana condividono lo Spazio Pensilina per presentarsi e presentare i propri lavori. Insieme. La prima una collezione d’arte. La seconda il suo ultimo libro Colazione al Grand Hotel.

In uno scenario bizzarro, sedute tra gli ospiti e il pubblico. Una a fianco all’altra, scalze e con i piedi in ammollo nella vasca piena di acqua della location. Una scrivania. Il libro da presentare. E tutto attorno le stravaganti opere di Erika. 
La mostra Recycled-soul dell’artista emiliana viene introdotta da Marina Ripa di Meana: “Le manipolazioni creative di Erika mi colpirono anni fa, quando ancora nessuno la conosceva. Mi piacque subito. Un’artista a tutto tondo. Così decisi di aiutarla a farsi strada. Comperando una sua opera, presentandola a molti amici e attivando contatti per farla poi arrivare in Biennale a Venezia”.
 
Le mani di Erika parlano di lei. Trasudano lavoro fisico. Raccontano della ricerca e del recupero di vecchie biciclette e materiali negli sfasciacarrozze. Manipolazioni artistiche di oggetti in disuso. Erika trasforma semplici oggetti apparentemente anonimi per dare loro una nuova vita.  Come l’opera “Cledia”: metà bici e metà sedia. 
La bicicletta è il suo simbolo distintivo. Si riconosce anche a distanza. Un’opera di recupero che diventa opera d’arte. Erika colora e veste le bici di bello. Dandogli un look versatile, nuovo. Le trasforma. E dà un tocco che trasferisce valenze estetiche a vecchi ferri.
 
Timida e sorridente. Innamorata della vita e del concetto universale di amore (love è la parola più usata, forse l’unica, sulle sue installazioni), Erika si lascia presentare da Marina che prende la parola per quasi tutto il tempo, urlando al pubblico di avvicinarsi. Di togliersi le scarpe e entrare in acqua. “Che ve ne frega dei pantaloni – dice -. La vita è un gioco. I pantaloni sono oggetti e si asciugano subito con questo caldo!”.
 
Dopo questo simpatico show, la stravagante Ripa di Meana racconta un po’ se stessa: “Il mio libro parla di me. Della Roma bella ai tempi irripetibili della “dolce vita”. Una Roma perduta. Che forse riavranno i nostri nipoti tra molti anni. Forse sarà una città redenta. Ma solo dopo aver toccato l’ultimo fondo vero che ancora non è stato raggiunto”.
 
Marina Ripa di Meana racconta poi dei suoi preziosi legami. Delle amicizie senza le quali non sarebbe riuscita a fare tanto di quello che ha fatto. Tra uomini di cultura, artisti, poeti, scrittori. In particolare parla delle colazioni che faceva con i carissimi amici Goffredo Parise e Alberto Moravia. Gli aneddoti condivisi in trio. Le confidenze scandalose. Gli amori instabili. Le pazzie. “Il nostro accordo era non parlare mai di letteratura”, sottolinea. E poi aggiunge: “Ai nostri salotti prendevano parte anche amici come Carmelo Bene, Maria Callas, Dario Bellezza, Pier Paolo Pasolini, Dacia Maraini. Spesso si bisticciava. Ci si arruffava anche. Una volta Carmelo Bene mi lanciò in faccia l’uovo al tartufo che stava mangiando mentre pranzavamo al Grand Hotel”.
 
E poi ancora ricordi di gioventù.
“Quando da molto giovane valutavo se accettare o meno una proposta di posare nuda per un giornale, perché avevo bisogno di soldi, loro mi incoraggiarono. E per farlo mi scrissero delle dediche così preziose che anche finire su PlayMan risultò un lavoro elegante, fatto per arte e non per soldi”, confessa Marina Ripa di Meana. 

Definendosi poi un’asina a scuola e poco incline agli studi chiude sorridendo e dice: “Queste persone stimolanti sono state la mia crescita.  La mia vera scuola e arte di vivere. La bellezza e l’amore li ho imparati così”.

Valeria Conticiani
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25 giugno, 2017

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