Viterbo – “Il dolore mi ha segnato, ma mi ha fatto crescere”. “Ho sessantuno anni e il cuore di un quattordicenne”. “Mi piace definirmi un vecchio ebreo che studia ermeneutica”. Luca Barbareschi si racconta.
Fotocronaca: Barbareschi a Caffeina
Barbareschi, attore e scrittore, si racconta a ruota libera per la sera di apertura di Caffeina. Presenta il suo ultimo libro: “Cercando segnali d’amore nell’universo”.
Parla di sé, della sua vita confusa e senza affetto materno. Molti gli errori nel suo passato, tra cui anche droghe e alcool. Ma ora che ha 61 anni rilegge ogni esperienza come una opportunità. Soprattutto per i vissuti negativi e dolorosi. Si confida al pubblico, nel cortile di Palazzo dei Priori, come fosse in una stanza privata, raccontando delle violenze subite da piccolo.
“All’età di 8 anni un sacerdote ha abusato di me – ricorda Barbareschi -. Questo ha scatenato la mia lotta alla pedofilia per la quale mi sono battuto tutta la vita. Fino a incontrare il papa e parlargliene. E quando mia madre ormai anziana lesse la notizia sul giornale con la foto che mi ritraeva proprio accanto al papa, durante l’incontro sul tema pedofilia in cui gli confessai l’accaduto, mi disse con la sua solita crudezza: “Cos’è ‘sta storia che hai dato il culo a 8 anni? Se lo hai fatto per tre anni allora vuol dire che ti piaceva”“. Un rapporto con la madre difficile e faticoso quello di Barbareschi. Che oggi però riesce a rileggere in chiave positiva così come tutte le passate esperienze dolorose.
Barbareschi ha parlato a lungo di sua madre.
“Una donna che, nel raccontarmi la guerra vissuta, aveva sempre il sorriso – sottolinea l’attore – . Perché, così come mia nonna, parlando di guerra non ne ha mai fatto un racconto triste. Andare a procurarsi il cibo era l’unica vera fatica di vivere. Quella era la guerra. Una madre comunque per me importante, seppure distante. Una donna ebrea, molto colta, spiritosa, ironica, veloce, che conosceva tante lingue e viaggiava molto. Da piccolo mi lasciava solo per lunghi periodi. E per colmare quella distanza mi lasciava pile di libri da leggere”.
E poi aggiunge ammiccando ironico: “La mia giovinezza è stata come cent’anni di solitudine”.
Adesso Luca Barbareschi vede nel dolore di quegli anni un privilegio. Per fare meglio. Un’opportunità. Lo ha tramutato in formazione. Un qualcosa per imparare di più. Padre di sei figli, dai 5 ai 40 anni, confessa di sentirsi un genitore claudicante. Imperfetto ma proprio per questo umano e vero. Non sopporta l’ipocrisia, la falsità, il lamento. Apprezza il vero in qualunque forma esso si manifesti.
“Meglio sbagliare restando autentici che fingere una perfezione inumana e sterile – spiega Barbareschi -. Mi piace definirmi un vecchio ebreo che studia ermeneutica e che col tempo sta studiando sempre più. Amante della vita e in continua ricerca. Ogni mattino al risveglio sono felice di fare, imparare e vivere. Ho sessantuno anni e il cuore di un quattordicenne. Anche se non farò mai il direttore di orchestra sto studiando per imparare a diventarlo”.
Barbareschi ha comperato il teatro Eliseo, per 12 milioni di euro. Investendo sulla convinzione che la cultura e l’arte siano una salvezza. Con il libro scritto non pretende di paragonarsi ai veri scrittori ma solo di raccontare con serenità questo suo nuovo stato d’animo. Per soddisfare l’esigenza di narrare la propria vita e soprattutto le proprie ferite. E per liberarsene.
Valeria Conticiani
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