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Ombre festival - Il fondatore di Libera, la tensione al cielo e la provvidenza

Se c’è un Dio, somiglia a don Ciotti

di Stefania Moretti
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Viterbo - Don Luigi Ciotti a Ombre festival

Viterbo – Don Luigi Ciotti a Ombre festival

Viterbo – Lo guardi, lo ascolti e capisci perché riempie le piazze.

È per quell’energia con cui muove le mani. Le batte sul petto. Le poggia sul cuore.
O per quel flusso ininterrotto di parole che trasforma in versi di rara bellezza, come “La Calabria è quella terra dove mari e monti si baciano”, o in lampi accecanti di determinazione, come “Il cambiamento ha bisogno di tutti noi”.

Fotogallery: Don Ciotti a “Ombre festival”

Don Luigi Ciotti trascina. Verso l’alto. Con sé.

Ieri sera ho avuto l’impressione che avesse davvero poco di terreno, mentre si dimenava fino a scompigliare i capelli grigi sul palco di Ombre festival. Dice spesso di essere felice del suo ruolo di uomo che prova a saldare la terra col cielo. Lo ha detto anche ieri, nel suo modo così intenso di comunicare che è anche un po’ urlare, con quel tono di voce che davvero arrivava al cielo anche senza microfono. 

Ho pensato: se c’è un Dio, per me, gli assomiglia. E, in effetti, io non lo so se c’è un Dio. Forse perché, come tutti quelli che invecchiano, non so più molte cose. Ma mi basta ricordare che, da qualche parte, c’è don Ciotti che lavora insieme a quelli come lui. Chiari e pragmatici. Vestito semplice, una cartellina con gli appunti da leggere. Spirito al cielo e piedi per terra. Ma soprattutto mani tese verso gli ultimi e tanta concretezza.

In due ore scarse spiega com’è nata “Libera”, dallo scatto di reni dopo le stragi del ’92 al gigante di oggi: 1600 associazioni animate da migliaia di giovani. L’unica tra le cento migliori Ong del mondo, secondo il Global Journal. L’associazionismo del fare, tra formazione, cooperative per l’impresa sociale, uso sociale dei beni confiscati (“che sono e restano dello Stato: non siamo una holding”, avverte rispondendo alle periodiche colate di veleno).

La filosofia di Libera è la sua: “Non sono mai stato per la ‘pacca-terapia’. Le pacche sulle spalle non aiutano. Tra chi si lamenta e chi si rimbocca le maniche, so perfettamente con chi stare”. Mi ha ricordato il vescovo di Digne all’inizio dei “Miserabili” – leggetelo se potete e se avete una passione per gli ultimi – la famosa provvidenza che si svela per la prima volta a Jean Valjean, ladro non per cattiveria ma per fame. Anni in prigione per aver rubato un tozzo di pane e quell’incontro col vescovo che gli cambia per sempre la vita.

Don Ciotti può essere ancora la provvidenza per tanti. Dalle donne della Locride che gli chiedono aiuto, coi mariti in cella e i bambini da crescere, ai figli dei mafiosi che non sono ancora persi. “Lunga vita a Don Ciotti!”, ha gridato ieri sera un uomo seduto in platea, alzando il pugno al cielo, ancora il cielo…

Lunga, lunghissima vita. 

Stefania Moretti


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13 luglio, 2017

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