Viterbo – “L’accoglienza ha un limite, il limite dell’integrazione. Non possiamo accogliere tutti gli immigrati”.Il capo della polizia italiana, prefetto Franco Gabrielli, intervistato dalla giornalista di Tusciaweb Stefania Moretti durante la penultima sera di Ombre festival, parla chiaro. Assieme a lui, il segretario nazionale del Siulp, il sindacato di polizia, Felice Romano che ha definito Gabrielli “l’uomo del cambiamento che sa guardare al futuro”.
Fotogallery: video – Il capo della polizia a Ombre festival
Argomento in discussione, “Diritto alla sicurezza, sicurezza dei diritti: la sfida delle società evolute“.
Tra il pubblico, ad ascoltare, questore Lorenzo Suraci, sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, prefetto Nicolò Marcello D’Angelo, assessore comunale alla cultura Tonino Delli Iaconi, assessore comunale ai servizi sociali Alessandra Troncarelli, rappresentanti delle forze dell’ordine.
Immigrazione, legittima difesa e reato di tortura i temi maggiormente affrontati.
“L’immigrazione – ha detto il capo della polizia Gabrielli – rappresenta una grande opportunità in particolar modo per i paesi di origine. Innanzitutto perché in questo modo si decomprimono demograficamente. Dopodiché c’è il tema delle rimesse. Gli emigranti sono una importante fonte di reddito per i paesi di provenienza”.
E gli italiani?
“Gli italiani vorrebbero vedere tutti gli immigrati rimpatriati – ha proseguito Gabrielli –, ma poi non vogliono i centri per i rimpatri sul terrtorio dove abitano”. Come dire, o la botte è piena o la moglie è ubriaca.
“Se la politica di integrazione è fatta male – ha sottolineato Gabrielli –, rischiamo allora che le fasce più emarginate e povere tra gli immigrati si radicalizzino rafforzando il terrorismo. Se non sappiamo gestire l’integrazione anche da noi il terrorismo potrebbe diventare una prospettiva futura piuttosto concreta. La politica dovrà dare delle risposte che non si limitino al ‘pronto soccorso’. Noi, la nostra parte la stiamo già facendo”.
Al segretario del Siulp è toccata invece la questione del reato di tortura e il tema della sua introduzione nell’ordinamento giuridico italiano.
“Siamo contrari – ha chiarito subito Romano -. Perché rischia di diventare una sorta di dito puntato contro le forze dell’ordine. Un reato che non va bene a nessuno nemmeno a chi l’ha proposto. Ma avrà di certo conseguenze e ripercussioni sul lavoro delle forze dell’ordine. A volte – ha spiegato poi il sindacalista – ci troviamo ad agire in contesti tali che l’uso della forza serve per contrastare la violenza”.
Entrambi d’accordo, sia Gabrielli che Romano, che il “rapporto tra stato e cittadini” è innanzitutto un rapporto di forza. Dove i secondi cedono al primo “parte della propria libertà – ha detto Romano – in cambio di protezione e sicurezza”.
La legittima difesa è così fortemente sentita dal cittadino “perché il cittadino in questo momento, complici anche i mass media, si percepisce insicuro”. E sente il bisogno di difendersi armi in pugno. “Anche se in giro ce ne sono troppe e troppo pochi sono quelli che le sanno usare accentuando così il clima di insicurezza”, ha detto il sindacalista.
In sintesi, per Felice Romano “garantire la sicurezza dei cittadini significa bilanciare le loro libertà individuali”.
Insomma: “Sub Lege Libertas”. “Sotto la legge la libertà”. Il motto della polizia di Stato.
Daniele Camilli
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