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Ombre festival - Il fondatore di Libera dal palco invita il capo della mafia a parlare per restituire la verità sulle stragi

Don Luigi Ciotti: “Riina ai domiciliari? No! No!”

di Stefania Moretti
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Viterbo - Don Luigi Ciotti a Ombre festival

Viterbo – Don Luigi Ciotti a Ombre festival

Viterbo - Don Luigi Ciotti a Ombre festival

Viterbo – Don Luigi Ciotti a Ombre festival

Viterbo - Don Ciotti tra Falcone e Borsellino

Viterbo – Don Ciotti tra Falcone e Borsellino

Viterbo - Don Ciotti abbraccia il fratello di Giancarlo Siani, Paolo

Viterbo – Don Ciotti abbraccia il fratello di Giancarlo Siani, Paolo

Viterbo - Don Ciotti sul palco di Ombre festival, intervistato da Alessandro Maurizi

Viterbo – Don Ciotti sul palco di Ombre festival, intervistato da Alessandro Maurizi

Viterbo – “Ma ve lo vedete Riina ai domiciliari a Corleone? No! No!”. 

Don Luigi Ciotti infiamma la piazza di Ombre festival. Dal palco viterbese, il sacerdote al servizio degli ultimi si schiera: “Non vi stupisca che lo dico io. Se Riina vuole parlare di morte dignitosa, dica tutta la verità. Abbiamo bisogno di verità”.

Fotogallery: Don Ciotti a “Ombre festival”

Verità è una parola che il fondatore del Gruppo Abele e di Libera ripete all’infinito. Perché le stragi di mafia hanno lasciato l’Italia al buio.

“L’unica di cui abbiamo un pezzo di verità è la strage di piazza della Loggia a Brescia. Per il resto, le verità sfuggono. Passeggiano per le vie delle città. Ma che paese civile è il nostro, che non consegna la verità alle vittime delle stragi?”. 

Su Totò Riina, Don Ciotti ha risposto due volte, durante la serata. Prima ai giornalisti che gli chiedevano dell’archiviazione dell’inchiesta per minacce a lui dal capo dei capi. Poi al vicario della questura di Viterbo Paolo Di Domenico, su un’eventuale revoca del carcere al più sanguinario dei boss. 

“Riina disse di me che bisognava farmi fare la fine di Don Pino Puglisi: morto ammazzato. Il gip di Milano sostiene che perché la minaccia avesse luogo, io dovevo essere presente. Qualcun altro dice: ma Riina è ancora il capo della mafia e ha i suoi emissari. È andata così: è una questione di interpretazione di legge”.

E sulla salute di Riina: “Assiste ai processi in videoconferenza. Mi pare che l’avvocato riesca a parlargli al telefono. La cosa più bella l’ha fatta Rosi Bindi: piombare inaspettatamente al carcere di Parma per verificare se ci sono le condizioni per curarlo adeguatamente da lì. ‘Ci sono’, ha concluso. Ma ve lo vedete Riina ai domiciliari a Corleone? No! No!”. 

Dalla prima serata di Ombre festival piazza del Comune non è mai stata così piena. Don Ciotti arriva avvolto dai poliziotti. Nonostante il cordone che ha intorno risponde ai giornalisti, stringe mani, accarezza una donna sulla sedia a rotelle. Fa emozionare l’abbraccio con Paolo Siani davanti alla Mehari del fratello Giancarlo, il giornalista ucciso a 25 anni dalla camorra. In piazza, ad accoglierlo, c’è anche il parroco di Canepina Gianni Carparelli, suo amico di vecchia data: stessa scuola, stessa passione per gli ultimi.   

A Viterbo Don Ciotti parla di civiltà: “L’altra arma che serve per sconfiggere la mafia insieme alla legalità, mi ha detto Falcone l’ultima volta che l’ho visto a Gorizia. Di legalità ne abbiamo parlato così tanto che è diventata un idolo. Una parola astratta. La civiltà, invece, ancora ci manca”. 

Nei suoi pensieri c’è sempre la Calabria, “quella terra meravigliosa dove i monti e i mari si baciano ma la ‘ndrangheta va per il mondo”. Don Ciotti cita l’ultima relazione della Direzione nazionale antimafia: se la criminalità siciliana è ancora forte ma in crisi di leadership, quella calabrese non conosce rivali. “Si è avverata la terribile profezia di don Sturzo: la mafia risalirà al nord e scavalcherà le Alpi”. È già successo. È già business oltralpe. La ‘ndrangheta apre gli occhi e guarda all’Europa, con i piedi sempre piantati nella terra madre. Nell’Aspromonte. Nella Locride. 

Libera ha progetti pieni di concretezza e buona volontà. Da nove anni è iniziato un percorso con i ragazzi scampati alla mafia, figli di mafiosi che non vogliono più sbagliare: “Vanno loro a parlare nelle carceri”, racconta Don Ciotti. E poi la formazione nelle scuole per incontrare i giovani. L’uso sociale dei beni confiscati alle mafie: una battaglia che Libera ha intrapreso fin dal ’96 con una petizione “partita dal basso, ma soprattutto da dentro”. Risultato: un milione di firme. E già undici anni fa Libera chiedeva il sequestro preventivo dei beni non solo ai mafiosi ma anche ai corrotti. È la norma più dibattuta del nuovo codice antimafia. Che però è incagliato da due anni anni nei passaggi Camera-Senato e viceversa.   

“È un ottimo lavoro – dice Don Ciotti – si potrebbe fare di più. Passi avanti sono stati fatti, ma aspettiamo una legge chiara e ferma. Io sostengo piccole modifiche e un ritorno veloce al Senato. Ma ci sono venti contrari. Ci sono i furbi che vogliono prendere tempo e magari far slittare l’approvazione a un’altra legislatura. Basta! Ci vuole uno scatto! Io continuo a dire che dobbiamo sottrarre tutti i beni ai corrotti. Naturalmente nei casi di corruzione imponente e acclarata. Abbiamo un milione di bambini che vivono in povertà assoluta: non possiamo stare a guardare i corrotti”. 

Stefania Moretti


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13 luglio, 2017

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