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Tribunale - Minore sequestrato da baby-pusher - In aula la testimonianza del 17enne prelevato fuori scuola e costretto a seguire un 19enne che voleva farlo ritrattare

“Voleva che ritirassi la denuncia”

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L'avvocato Giuseppe Picchiarelli

L’avvocato Giuseppe Picchiarelli – Difende l’imputato

Viterbo – (sil.co.) – Al via il processo a carico di uno dei due ventenni arrestati lo scorso mese di marzo dai carabinieri di Montefiascone e tuttora ai domiciliari, accusati a vario titolo di sequestro di persona, spaccio e altri reati.

Davanti al collegio presieduto dal giudice Silvia Mattei, è comparso, difeso dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli, il 19enne N.V., classe 2000,  residente a Marta, ma domiciliato di fatto a Montefiascone. Due le vittime, entrambi minorenni. 

Il processo è entrato subito nel vivo con la testimonianza di una delle presunte vittime, un ragazzo d’origine asiatica di 17 anni, che l’imputato avrebbe tentato di costringere a ritrattare un verbale di sommarie informazioni rilasciate ai carabinieri lo scorso 14 gennaio. Un verbale in cui il minore, messo alle strette dai militari, lo aveva accusato di avergli ceduto dell’hashish a credito, per 10 euro, al parco del Pilastro, tra il capolinea del Riello e le scuole di via Alessandro Volta, mentre entrambi si trovavano in compagnia di un amico.

Il 17enne, interrogato prima dalla pm Eliana Dolce poi dalla presidente Mattei, ha tentato di ritrattare in aula la sua testimonianza. “Sono stati i carabinieri, mi hanno fermato assieme al mio amico, portato in caserma e detto che dovevo fare il suo nome, che avevano delle foto, che se non lo facevo avrei passato un brutto quarto d’ora. Il fumo lo avevo preso dagli africani che spacciano al parco”.  Al termine di una lunghissima e soffertissima deposizione, ha però ammesso che quanto dichiarato in quel verbale era vero:”Era un tocchettino di hashish e siccome non avevo i soldi, mi ha detto che glielo avrei pagato dopo”.

Due giorni dopo sarebbe scattata la persecuzione, proseguita fino al 30 gennaio, tra Montefiascone e il capolinea del Riello, dove il 17enne è stato “liberato” il 30 gennaio dai parenti e dai carabinieri, mentre l’imputato e alcuni amici, dopo averlo “prelevato” la mattina fuori scuola, impedendogli di andare a lezione, lo costringevano a stare seduto su una sedia dentro il bar, in attesa che arrivasse la sorella per accompagnarlo, essendo lui minorenne, a ritrattare dai carabinieri. 

E’ stato l’ultimo di una serie di episodi, raccontati a tratti in maniera confusa dalla vittima, che ha insistito più volte nel dire di essere”consenziente” a incontri chiarificatori, poi sfociati anche in pugni e schiaffi, da parte del 19enne e anche dei suoi amici, che avrebbero anche tentato di sottrarre a lui e all’altro minore i telefoni cellulari, non si sa se a scopo estorsivo e per punizione.

Il 16 gennaio sarebbe stato aggredito con un paio di schiaffi al capolinea del Riello: “Mi ha detto che dovevo andare a ritirare la denuncia”. Il 17 gennaio sarebbe stato minacciato sul pullman da Viterbo a Montefiascone, talmente ad alta voce che lo stesso autista avrebbe reclamato il ritorno alla calma. Il 23 e il 30 gennaio sarebbe stato sequestrato. La prima volta costretto a salire sul bus da Montefiascone a Viterbo, scappando dopo avere preso un pugno e degli schiaffi, mentre un amico dell’imputato lo inseguiva, dal solito capolinea del Riello. Il 30 gennaio il clou, quando sarebbe stato prelevato fuori scuola prima della campanella e poi salvato dall’intervento dei parenti e dei carabinieri.

Il processo riprenderà il prossimo 15 ottobre, quando sarà sentita la testimonianza dell’altra vittima, il ragazzo che il 14 gennaio era anche lui al parco del Pilastro assieme al 17enne. 

 

 

 

 


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2 ottobre, 2019

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