Viterbo – (sil.co.) – Era il primo marzo di sei anni fa quando un 16enne e un 19enne si scagliarono contro i carabinieri, mandandone due all’ospedale, nell’ambito dei controlli antidroga che stavano effettuando nella zona del capolinea del Riello. Il processo al maggiorenne, noto alle cronache come “il bossetto” è ancora in corso. Avrebbe scaraventato a terra un maresciallo dei carabinieri e lo avrebbe filmato.
Viterbo – Posto di controllo in località Riello
Entrambi furono denunciati per violenza, lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. Uno dei due, come detto, aveva 16 anni. L’altro era un 19enne di Montefiascone, N.V., all’epoca sconosciuto e oggi da tempo in carcere, la cui carriera “criminale” lo avrebbe portato ad essere soprannominato “il bossetto”. Fu arrestato e rimesso in libertà dopo una notte ai domiciliari.
Per lui, difeso dall’avvocato Paolo Delle Monache, il processo è ancora in corso davanti al giudice Jacopo Rocchi, che mercoledì ha ricostruito quanto accaduto nel tardo pomeriggio del 1 marzo 2019 grazie alla testimonianza di uno dei tre militari in abiti civili che hanno condotto l’operazione.
“Per eludere il controllo, il minorenne si è dato alla fuga, scappando sulla collinetta dove lo abbiamo bloccato in due, mentre urlava e scalciava, colpendo il mio collega a una gamba. Il 19enne invece si è scagliato contro il maresciallo, scaraventandolo a terra, mentre lo riprendeva con il cellulare e invitava gli amici a fare anche loro le riprese”.
La difesa ha fatto emergere come addosso all’imputato non sia stata rinvenuta né droga, né altro riconducibile all’attività di spaccio. “Neanche il minorenne aveva con sé stupefacenti, ma aveva un bilancino di precisione e un coltello con la lama intrisa di sostanza”, ha spiegato il militare.
Il processo è stato rinviato al prossimo mese di gennaio, per sentire i due carabinieri medicati in ospedale per le lesioni riportate con prognosi di cnque giorni a testa.
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Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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