Montefiascone – Borgo Trapè. Si chiama così il piccolo abitato arrampicato su una collina alle porte di Montefiascone dove sabato Aurora Grazini, una ragazza di appena 16 anni, è stata trovata morta dalla madre nel suo letto intorno alle 8 di mattina. La tragedia in una villetta di via Fiordini.
Qui, tutti chiedono una cosa sola. Sapere cosa è successo. La verità. Non in merito a cosa avesse fatto Aurora la sera prima o nei giorni precedenti. Tutti vogliono sapere come mai una ragazza viene visitata in ospedale, dimessa e poi muore.
“Non si può mandare a casa una ragazza di 16 anni – dice Elisa, una vicina di casa – e poi la notte perde la vita. E’ ora di farla finita e bisogna scoprire la verità”.
Un borgo antico. Casali qua e là. Molti risalgono alla fine dell’ottocento, inizi novecento. Alcuni sono stati intonacati. Altri sono rimasti così come erano un secolo fa. Tutt’attorno campagna. Sullo sfondo la città di Montefiascone con i suoi 15 mila abitanti e il lago di Bolsena a valle.
“Conoscevo Aurora da quando era piccola – racconta Riccardo, 22 anni -. Era sempre solare, tranquilla, sempre felice. Non mi è mai sembrata una ragazza triste. Una che nel gruppo metteva movimento e dava enfasi. Era una ragazza che dava la spinta alle persone che aveva vicino. I familiari sono persone bravissime, unite. Qualsiasi problema uno abbia, loro sono e sono sempre stati disponibili”.
Il padre di Aurora lavora con una ditta di distribuzione del caffè. La madre è casalinga. “Aurora si spostava con la macchinetta – prosegue Riccardo – o con i genitori. Ci incontravamo in giro, in piazza la vedevo con le amiche. Ma la differenza d’età incide. Non avevamo un legame stretto. E l’età fa la differenza anche per i posti la fanno. Una ragazza di 16 anni frequenta di più le piazze, il parco. Noi ventenni, il belvedere e Viterbo”.
Tanti i giovani in zona. La domenica stanno in casa. Per il pranzo. Quasi tutti frequentano l’università. Alcuni La Sapienza a Roma. Qualcuno l’università degli studi della Tuscia. Come Gabriele, al primo anno di Fisica. Vent’anni appena.
“Non conoscevo benissimo Aurora – commenta Gabriele -. Sapevo chi fosse, ma non ci frequentavamo. Infatti, quando ho visto la foto ho notato che era cresciuta tantissimo. Queste cose però lasciano un’impronta forte. Sono cose che non devono accadere. E vorremmo tutti capire cosa è successo. E’ assurdo che una persona entra in ospedale, viene dimessa e il giorno dopo muore”.
Una vita sempre di corsa. Con gente che, da queste parti, s’alza la mattina per andare a lavorare. E torna a casa la sera. Il tempo di stare un po’ con i figli e poi subito a dormire. Un tessuto sociale diverso, rispetto a quello di appena qualche tempo fa. Una volta si stava insieme, ci si conosceva. Adesso ci si vede soltanto passare. E le frequentazioni si limitano solo a cenni di saluto.
“La conoscevo di vista – commenta Antonio, un uomo sulla cinquantina -. La vedevo passare a piedi. Una famiglia normale, tranquilla. Oggi si va sempre di corsa. Quindi solo un saluto. Esco la mattina e torno la sera. Siamo comunque tutti rimasti colpiti. Le cose dovrebbero funzionare meglio. Non è possibile morire così. Anche se le cose, quando devono capitare, capitano”.
Infine il dubbio, l’assurdo. E non riguarda, come detto, Aurora Grazini. Ma l’ospedale di Belcolle a Viterbo, che l’ha rimandata a casa.
“La conoscevo solo di vista – dichiara Elisa, una mamma che vive a borgo Trapé -. Non avevamo rapporti, né con lei né con la famiglia. La vedevo passare a piedi, perché a volte andava a camminare. I famigliari sono comunque persone tranquille, lavoratori. E’ stata una cosa improvvisa. Siamo comunque sconvolti. Si deve fare chiarezza, indipendentemente da tutto. Non si può mandare a casa una ragazza di 16 anni e poi la notte muore. E’ ora di farla finita e bisogna scoprire la verità”.
Daniele Camilli
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