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Rapina a mano armata in gioielleria - Così il perito balistico della procura, professor Martino Farneti - Udienza centrata sull'arma del pregiudicato rimasto ferito nella sparatoria

“La pistola era un ferrovecchio: se Salone avesse sparato, gli sarebbe eplosa in faccia”

di Silvana Cortignani
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Viterbo – Rapina da centomila euro da Bracci, udienza centrata sulla pistola usata dai banditi. Un ferrovecchio che, se Salone avesse sparato, gli sarebbe esploso in faccia. Dopo di che è rimasto ferito nella sparatoria mentre cercava di sottrarre l’arma al gioielliere.


Rapina alla gioielleria Bracci nel riquadro Giuseppe Trovato

Rapina alla gioielleria Bracci nel riquadro Giuseppe Trovato


È la famosa rapina alla gioielleria Bracci di piazza Verdi del 14 marzo 2018 messa a segno dal pluripregiudicato  Ignazio Salone con un complice e due donne che facevano da palo in macchina sulla salita di Santa Rosa, per cui sono ancora a processo davanti al collegio i presunti mandanti, ovvero il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato e il ristoratore Antonio Loria, nonché una delle donne, all’epoca incinta, la trentenne di origine polacca Jenela Grancea, accusata anche per l’arma in concorso con gli altri tre esecutori materiali, già tutti condannati. 

“Se Salone avesse sparato con quella pistola, l’arma gli sarebbe scoppiata in faccia perché era difettosa”, ha spiegato il professor Martino Farneti, il consulente balistico della procura che ha spiegato la dinamica della sparatoria avvenuta nella gioielleria, dove ha rinvenuto cinque proiettili nel caricatore della pistola del rapinatore e le quattro cartucce e quattro proiettili sparati dalla pistola di Bracci, uno dei quali ha colpito il bandito.

“Salone è stato ferito alla mano sinistra da un colpo partito dalla pistola di Bracci mentre lui tentava di disarmarlo, per cui ha riportato una ferita anomala, che appunto spiega cosa sia avvenuto in quei momenti concitati”, ha proseguito Farneti. “La pistola di Salone era una 8 millimetri a salve di sua proprietà, che era stata  modificata in pistola calibro 6,35, ma la canna era difettosa per cui il proiettile, se avesse sparato, non sarebbe uscito ma gli sarebbe esplosa in faccia”. 


Martino Farneti

Il perito balistico Martino Farneti


Il gioielliere, vedendo che i banditi erano armati e minacciosi, ha sparato quattro colpi, l’ultimo dei quali ha ferito Salone. “Con la mano sinistra, essendo mancino, ha tentato di afferrare la pistola di Bracci per levargliela e in quel frangente è partito il colpo, un colpo trapassante che lo ha ferito alla mano sinistra, con diversi punti di sutura ai pronto soccorso degli ospedali di Tarquinia e Civitavecchia, per una prognosi di venti giorni”, ha confermato il medico legale Valentina Rosati, che lo ha visitato per la procura il successivo 10 aprile quando era già detenuto da circa un mese a Mammagialla. 

Proprio a Mammagialla, Salone è stato poi intercettato mentre parlava coi parenti facendo il nome di Loria, finito indagato assieme al boss Trovato. Ieri è stato nominato un traduttore di lingua napoletana che dovrà affiancare la perita nominata dal tribunale per la trascrizione delle conversazioni. 

Trovato è difeso dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, sostituito da Luca Ragonesi. Loria è assistito dal legale Samuele De Santis, In aula il pubblico ministero Paola Conti. Si torna in aula in primavera.

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”


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17 febbraio, 2026

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