Giuseppe Trovato
Viterbo – Rapina a mano armata alla gioielleria Bracci, davanti al gup il boss di mafia viterbese Giuseppe Trovato. Indagato anche il ristoratore Antonio Loria. Il pianificatore e il basista, secondo l’accusa. Pronto a difendersi l’ex candidato consigliere alle ultime comunali. Ma l’udienza in programma oggi, a quanto è dato sapere, sarà rinviata per un problema procedurale. A distanza di due anni e mezzo dal colpo, l’inchiesta della procura si è chiusa lo scorso 17 settembre con la richiesta di rinvio a giudizio
Entrambi sono stati raggiunti lo scorso 15 aprile, in pieno lockdown, dal 415 bis per concorso in rapina aggravata. Il ristoratore anche per spaccio di cocaina, acquistata e detenuta per cederla a diverse persone, tra cui un avvocato, tra marzo e ottobre 2018. Gli investigatori avrebbero trovato prove di una fiorente attività di spaccio di cocaina messa in atto dall’indagato tra il mese di marzo e il mese di ottobre del 2018.
Loria, difeso dagli avvocati Giovanni Bartoletti e Remigio Sicilia, candidato consigliere comunale alle elezioni amministrative del 1o giugno 2018 nella lista di Forza Italia per l’attuale sindaco Giovanni Arena, prese 23 preferenze su un totale di 4298 voti di lista, per una modestissima percentuale dello 0,43%.
Con Loria e Trovato, quest’ultimo difeso come sempre dall’avvocato Giuseppe Di Renzo, ha ricevuto l’avviso di fine indagini anche una delle due donne che facevano da palo. Si tratta di Jenela Grancea, una 24enne d’origine polacca residente a Perugia, cui viene contestato anche il concorso nella detenzione illegale della pistola usata durante il colpo a mano armata, sfociato in una sparatoria che poteva finire in tragedia, il 14 marzo 2018 in centro.
Antonio Loria
Nei guai, oltre a Trovato, nato 46 anni fa a Lamezia Terme in provincia di Catanzaro, all’epoca titolare di tre compro oro a Viterbo, è finito anche Antonio Loria, 59 anni oggi, originario di Mercato San Severino in provincia di Salerno. Attivo da oltre un decennio nel capoluogo, Loria è stato titolare di una rinomata pizzeria nel cuore del centro storico di Viterbo, “Anima e core”, in via San Lorenzo, uno dei locali della movida prima che l’emergenza Covid-19 imponesse un brusco stop, tra la fine di febbraio e i primi giorni di marzo, costringendo tutti i gestori ad abbassare le serrande.
Per l’accusa Loria è il basista della rapina a mano armata messa a segno tre anni fa da una banda guidata dal pentito di camorra Ignazio Salone alla gioielleria Bracci, tra piazza Verdi e Corso Italia, che ha fruttato ai malviventi un bottino di oltre centomila euro tra contanti e preziosi.
Quattro gli esecutori materiali arrestati in meno di 24 ore dai carabinieri, due uomini e due donne. Hanno fatto irruzione nel negozio Ignazio Salone e Stefan Grancea, mentre le compagne facevano da palo. I due uomini e una delle donne, Elena Grancea, sono stati già condannati per rapina aggravata in concorso, con pene tra i quattro e gli 11 anni e mezzo di carcere.
“Loria basista, approfittando della conoscenza della vittima”
Secondo il pm Franco Pacifici, Loria avrebbe avuto “funzioni di basista e organizzatore, approfittando della conoscenza personale della sua vittima, che gli aveva permesso, in diverse occasioni, di visitare tutti gli ambienti della gioielleria Bracci, compresi quelli solitamente chiusi al pubblico quale il laboratorio”. “Sempre Loria – si legge nell’avviso di conclusione indagini – dava precise informazioni sulla conformazione di luoghi e delle stanze dove erano detenuti preziosi e gioielli e l’ubicazione delle casseforti nonché l’indicazione dell’orario – dopo le 13 – in cui dovevano entrare”.
“Trovato, il pianificatore della rapina”
Giuseppe Trovato avrebbe pianificato il colpo da Bracci. “Pianificatore della fase esecutiva della rapina – secondo il pm Pacifici – segnatamente fornendo notizie sui locali della gioielleria e sull’ubicazione delle casseforti e le modalità da rispettare per la successiva fuga, promettendo altresì, quanto meno nella fase preparatoria, la partecipazione di due dei suoi uomini per l’esecuzione materiale della rapina, pianificando inoltre sia la strada che avrebbero dovuto percorrere all’uscita della gioielleria che le ulteriori indicazioni del luogo dove avrebbero dovuto lasciare l’auto utilizzata per la rapina”.
Viterbo – Rapina alla gioielleria Bracci
Condannato a otto anni e 9 mesi il pentito Salone
Per la rapina da Bracci, il pentito di camorra Ignazio Salone, 49 anni, originario di Torre del Greco, sta scontando in carcere una condanna a otto anni e 8 mesi, inflitta con lo sconto di un terzo dell’abbreviato in primo grado e confermata in appello. Il cognato Stefan Grancea, un trentenne d’origine romena ma cresciuto in Germania, fratello della compagna di Salone, è stato condannato invia definitiva lo scorso 26 novembre a 11 anni e mezzo di reclusione. Una delle due donne, Elena Grancea, è stata condannata a cinque anni e quattro mesi con lo sconto di un terzo delle pena dell’abbreviato in primo grado, pena ridotta a quattro anni in appello. L’altra donna, Jenela Grancea, arrestata e subito rimessa in libertà perché incinta, è rimasta indagata a piede libero, in attesa del 415 bis.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Per indagato si intende semplicemente una persona nei confronti della quale vengono svolte indagini preliminari in un procedimento penale.
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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