In azione la polizia di Orvieto
Montefiascone – (sil.co.) – “Sei un figlio di puttana, se non mi dai i soldi entro stasera ti ammazzo”. Una minaccia che è costata una condanna a tre anni e 2 mesi di reclusione per tentata estorsione aggravata a uno dei due imputati, un ventenne falisco che, nonostante la giovane età, è già una vecchia conoscenza delle forze dell’ordine. Un anno e 6 mesi al complice.
E’ stato condannato ieri dal collegio del tribunale di Terni a tre anni e 2 mesi N.V., difeso dall’avvocato Giuseppe Picchiarelli, arrestato il 14 gennaio 2020 dalla polizia a Orvieto Scalo, assieme a un 22enne anche lui di Montefiascone e a una 20enne di Bolsena, con l’accusa di stare ricattando un coetaneo, di mestiere cuoco, minacciato di morte per un debito di droga da 600 euro.
N.V. è stato condannato a tre anni e 2 mesi, il 22enne è stato condannato a un anno e 6 mesi. L’accusa aveva chiesto tre anni e 8 mesi per N.V. e un anno e 4 mesi per il presunto complice.
N.V. è stato arrestato in flagranza mentre si faceva consegnare sotto minaccia la somma di 600 euro in contanti per un debito di droga da un ragazzo del posto cui avrebbe ceduto hashish e marijuana.
In Umbria per riscuotere si è recato con gli altri due, ma all’appuntamento si sono presentati anche gli agenti della squadra anticrimine e della squadra volante del commissariato di Orvieto. A tradire il terzetto la stessa vittima, riuscita ad allertare il padre, il quale ha informato a sua volta la polizia, tenendo una trappola agli arrestati, condotti nel carcere di Terni dopo le formalità di rito.
Fingendo di allertare il padre ma chiamando in realtà un poliziotto, la vittima ha fatto cadere il terzetto in trappola. L’agente era stato avvisato a sua volta proprio dal padre e per far avere il suo numero al ragazzo lo aveva chiamato durante il sequestro chiamandolo col nomignolo usato dal genitore e avvisandolo di stare al gioco.
“Papà, vieni subito da Coscetta e porta 560 euro perché non mi lasciano andare. Sbrigati, sbrigati, sbrigati”, ha detto il cuoco orvietano all’agente davanti ai suoi aguzzini, che lo avevano obbligato a telefonare usando il vivavoce, senza sapere che l’interlocutore non era il padre, ma un ispettore del commissariato di Orvieto.
La vittima, inoltre, ha filmato N.V. mentre gli cedeva la droga e, oltre al video, ha prodotto agli investigatori anche cinque screenshot relativi alle conversazioni WhasApp con il ventenne di Montefiascone.
“La stessa vittima si dice inattendibile”
Intanto sarebbe spuntato un video, durante il processo, in cui la presunta vittima dice di essersi inventato tutto. Il suo cellulare è stato sottoposto a perizia dopo che ha riferito in aula di esser stato costretto a girare il video sotto minaccia da persone vicine agli imputati. Dalla perizia sarebbero però emersi messaggi in cui confidava di sentirsi finalmente liberato di un peso.
“Aspettiamo le motivazioni della sentenza – dice l’avvocato Picchiarelli, preannunciando appello – perché ci sono dei profili che non capisco come possano essere motivati dal collegio, a partire da un profilo di assoluta inattendibilità della persona offesa, che nel corso del processo ha dichiarato di essere tossicodipendente, in cura al centro di salute mentale, assuntore di farmaci antidepressivi, paziente psichiatrico scompensato, tanto è vero che in quei giorni ha detto che aveva aumentato la dose, non lucido, parole sue, e che questi farmaci inibivano le sue capacità”.
L’avvocato Giuseppe Picchiarelli
Le tappe della vicenda
Il ventenne falisco avrebbe ceduto una partita di hashish e marijuana alla vittima lunedì 13 gennaio, per la somma di 560 euro che il cuoco non avrebbe avuto con sé, impegnandosi a consegnare il resto il giorno successivo dopo avere preso lo stipendio. N.V., secondo quanto emerso, avrebbe anche chiesto al cuoco di vendere per lui un chilo di marijuana sulla piazza di Orvieto, ma il giovane avrebbe rifiutato, comprando a credito circa 50 grammi di droga: un ovulo di circa 12 grammi di hashish di qualità “drive”, 10 grammi di marijuana e una tavoletta di hashish.
Verso le due del pomeriggio del 14 gennaio il 22enne e la 20enne si sono presentati a Orvieto per riscuotere il debito, ma lui avrebbe dato loro soltanto 120 euro, dicendo di non avere il resto.
A quel punto sarebbe stato costretto a salire sulla macchina del 21enne, una Polo rossa, diretta verso la stazione di Attigliano, dove li attendeva N.V.. “Preparati che due schiaffi te li darà”, avrebbero detto al cuoco per intimidirlo. Durante il tragitto in auto, inoltre, N.V. gli avrebbe fatto una serie di videochiamate: “Sei un figlio di puttana, che pensi che stiamo giocando? Mi devi dare tutti i soldi entro stasera alle nove quando io vengo a prenderli. Se non me li dai, stasera te faccio sparì. Io ti squarto, io ti ammazzo, io ti vengo a cercare e faccio venire gente”.
“Se non mi paghi subito, io spendo pure 500 euro per farti sparire”, gli avrebbe detto N.V. una volta costretto a salire sulla sua macchina, avvertendolo che il debito era già aumentato, che man mano che il tempo passava aumentava la “soprattassa” e avvisandolo che sarebbe dovuto restare con loro anche a cena e successivamente finché non avesse saldato il debito.
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