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Mammagialla - Detenuto impiccato in cella d'isolamento - Imputati due agenti della penitenziaria - Parte offesa l'ambasciata d'Egitto a Roma - Parti civili mamma, sorella e cugino della vittima
Viterbo – Morte Hassan Sharaf, citato in giudizio il ministero della giustizia. Imputati due agenti della polizia penitenziaria del carcere di Viterbo. Tre le parti civili, familiari della vittima. Parte offesa l’ambasciata d’Egitto a Roma.
Il giudice Elisabetta Massini ha accolto la richiesta dei difensori di parte civile Giacomo Barelli e Michele Andreano di citare come responsabile civile il ministero della giustizia, nella persona della ministra Marta Cartabia, nel procedimento contro due agenti della polizia penitenziaria del carcere viterbese di Mammagialla.
Imputati due agenti della penitenziaria
I poliziotti, entrambi difesi dall’avvocato Giuliano Migliorati, sono imputati di abuso di mezzi correzione in concorso, aggravato da abuso di potere, per uno schiaffo sferrato il 23 luglio 2018 al detenuto egiziano 21enne da uno dei due alla presenza del superiore. Talmente forte da far sbattere la testa contro il muro a Hassan Sharaf, che poco dopo si è impiccato alla finestra della cella d’isolamento, decedendo poi a Belcolle il 30 luglio, dopo una settimana di agonia, senza essersi mai risvegliato dal coma.
Parti civili mamma, sorella e un cugino
Il giudice, contestualmente, ha accolto la richiesta di costituzione di parte civile per i danni morali e materiali della madre, della sorella e di un cugino che vive in Italia della vittima. Ma ha rigettato quella del presidente della ong egiziana Moltaquael Heval, in quanto non portatrice di danni diretti. Un’udienza lampo quella di ieri mattina, al termine della quale l’ammissione prove è stata rinviata al 28 marzo, per consentire al ministero della giustizia di essere presente con un legale.
Parte civile Aida El-Shahat Selim, madre di Hassan
A Roma il fascicolo per istigazione al suicidio
Lo scorso 10 dicembre, nel frattempo, la procura generale della corte d’appello di Roma ha avocato a sé il fascicolo dell’inchiesta per istigazione al suicidio contro ignoti aperta dalla procura della repubblica di Viterbo, che ne ha chiesto l’archiviazione, stralciando la posizione di due agenti penitenziari, per i quali il processo si è aperto il 13 dicembre davanti al giudice Elisabetta Massini.
Le indagini saranno passate nuovamente al setaccio dai magistrati della procura generale, tenendo conto anche delle ulteriori quattro persone indicate dalle parti civili come possibili responsabili di tortura, omicidio colposo, omissione di soccorso e falso ideologico.
Hassan, in Italia su un barcone a 15 anni
Sharaf è nato in Egitto il 26 aprile 1997, nel villaggio di Abu Khashba, governatorato di Kafr el-Sheikh, nel nord del paese. Orfano di padre, finite le scuole primarie è giunto in Italia su un barcone nel 2012, quando aveva soltanto 15 anni. L’ultima volta che ha contattato i parenti è stato durante il mese sacro del Ramadan, che nel 2018 si è concluso il 14 giugno. Durante la telefonata, secondo la mamma Aida El-Shahat Selim, che ha ora 48 anni, avrebbe detto di essere perseguitato in carcere da un altro detenuto.
Suicida a un mese dalla scarcerazione
Nel nostro paese Sharaf era stato condannato a 3 anni di carcere per una rapina su un treno e a 4 mesi per lo spaccio di un “diecino” (10 euro) di hashish. Hassan era stato trasferito a Mammagialla da Regina Coeli il 21 luglio 2017 per scontare un residuo di pena, la cui espiazione sarebbe maturata il 9 settembre. Già a maggio, secondo le indicazioni della procura minorile, avrebbe dovuto essere trasferito in un istituto penale minorile.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.