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Ventenne suicida a Mammagialla - Testimonia il detenuto vicino di cella - In aula per le difese il direttore Marco Grasselli

“Hassan Sharaf urlava, chiedendo il tabacco e minacciando gli agenti di tagliarsi”

di Silvana Cortignani
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Mammagialla - Hassan Sharaf (nel riquadro) chiede aiuto dopo

Mammagialla – Hassan Sharaf (nel riquadro) chiede aiuto dopo essersi procurato dei tagli alle braccia

Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf in ospedale

Hassan Ramadan Mukhaymar Sharaf in ospedale

Il procuratore generale Tonino Di Bona,

Tribunale – Il procuratore generale Tonino Di Bona

Marco Grasselli

Il direttore del carcere di Viterbo, Marco Grasselli

Stefano Anastasia - Garante dei detenuti del Lazio

Stefano Anastasia – Garante dei detenuti del Lazio

Viterbo – “Hassan Sharaf urlava ai penitenziari che voleva il tabacco sennò si sarebbe tagliato”. 

È il succo della testimonianza in collegamento video col carcere di Civitavecchia del detenuto 51enne che era vicino alla cella d’isolamento del 21enne egiziano il 23 luglio 2018, quando si è impiccato a Mammagialla dopo che due agenti lo avevano schiaffeggiato chiudendo il blindo poco prima della tragedia.

Sharaf è morto il 30 luglio, dopo una settimana di agonia, all’ospedale di Viterbo.  Nei mesi precedenti aveva riferito al garante dei detenuti Stefano Anastasia di essere stato picchiato dalla penitenziaria.

In isolamento era finito in seguito a una sanzione disciplinare successiva al ritrovamento nella sua stanza, il precedente 21 marzo, di un accumulo di medicinali e di un gancio per passarsi da una sezione all’altra sostanze proibite.

È ripreso così ieri, davanti al giudice Daniela Rispoli, il processo per omicidio colposo a carico dell’agente responsabile della sezione d’isolamento Massimo Riccio e della dottoressa di medicina protetta Elena Ninashivili, difesi da Giuliano Migliorati e Fausto Barili. 

Come sempre in aula il procuratore generale Tonino Di Bona. E per la prima volta dall’inizio del processo le telecamere, quelle di RaiNews. Tra i testimoni della difesa anche l’attuale direttore del carcere Nicandro Izzo, ovvero Marco Grasselli, 61 anni, originario di Vignanello. 

Nel 2018 era uno dei direttori di Rebibbia e vicedirettore a Viterbo, dove veniva due volte a settimana. Conosceva Hassan Sharaf: “Un detenuto vivace, sottoposto anche a procedimenti disciplinari, ma che non aveva mai manifestato segni di disagio, di nervosismo o intenzioni suicidarie”, ha detto.

“Ha rotto un televisore in stanza, gli hanno trovato dei farmaci vietati, ha aggredito dei penitenziari… ho parlato con lui per i comportamenti non conformi, perché era riottoso alle regole”, ha spiegato, dicendo di avere incontrato il console egiziano in procura dopo la sua morte. 

“Chiedeva con insistenza di parlare con la madre in Egitto e noi lo abbiamo accontentato – ha proseguito Grasselli – quel giorno fu soccorso immediatamente, c’ero anche io, con un mio collaboratore che gli ha subito fatto il massaggio cardiaco. Non sapevo del garante, ma si trattava di comunicazioni riservate”. 

Sempre per le difese, sono stati ascoltati fino al tardo pomeriggio due consulenti, il medico legale Giorgio Bolino e il professor Stefano De Pasquale Ceratti. 

Per la sentenza sono invece previste ulteriori quattro udienze. Una per gli ultimi tre testimoni della difesa, un’altra per la discussione del procuratore generale e delle parti civili, la terza per le difese e l’ultima per repliche e camera di consiglio. 

Silvana Cortignani


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.

 


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29 novembre, 2025

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