Polizia – foto d’archivio
Fabrica di Roma – Bimbo “strappato” alla madre, in tribunale il racconto degli operatori della casa famiglia dove è stato condotto alla fine di luglio di un anno fa: “A 7 anni portava ancora il pannolino e si faceva imboccare”.
Il padre nel frattempo è stato reimmesso in via definitiva nella responsabilità genitoriale mentre resta la revoca per la madre, imputata coi genitori di maltrattamenti nei confronti del piccolo, che aveva per l’appunto sette anni il 26 luglio 2021 quando è scattato il blitz della polizia.
Il processo alla madre è ripreso ieri davanti al collegio del tribunale di Viterbo, presieduto dalla giudice Elisabetta Massini, pm Paola Conti. Il padre della presunta vittima, nel frattempo, ha nominato un suo avvocato per il figlioletto parte civile.
La squadra mobile della questura di Viterbo è intervenuta su mandato di perquisizione della procura di Roma per verificare le condizioni di salute del bambino, alla luce di due decreti del tribunale per i minorenni che ne disponevano il collocamento in casa famiglia.
Il piccolo, trasferito a Belcolle per gli accertamenti del caso, il giorno successivo è stato prelevato dagli assistenti sociali, alla presenza del tutore, e trasferito sul litorale romano, dove si trova tuttora.
Deciso dal tribunale per i minorenni di Roma il collocamento in casa famiglia
Nel corso di un’udienza fiume, dal primo al tardo pomeriggio di ieri, tutta riservata ai testimoni dell’accusa, sono stati sentiti anche l’ex responsabile della struttura dove si trova tuttora il piccolo e un’assistente sociale, cui la pm Conti ha chiesto quali fossero le sue condizioni all’arrivo, mentre il difensore Giacomo Tranfo ha insistito molto sulla grave patologia agli occhi per cui nel frattempo avrebbe sviluppato gravi problemi di vista.
– Bimbo tolto alla madre, il video del blitz della polizia nella villa bunker in aula
“Quando siamo usciti da Belcolle, non sapeva fare le scale e aveva paura del sole, perché diceva che bruciava. Durante il viaggio, era contento di entrare in galleria perché era buio”, ha spiegato l’ex responsabile della casa famiglia. Poco prima due poliziotti avevano ribadito un dato già emerso la scorsa udienza: la villetta di Fabrica di Roma aveva le serrande di ferro serrate, il cancello era chiuso con una catena e sulla recinzione c’era il filo spinato.
“Il bimbo a sette anni aveva ancora il pannolino, ci ha detto che lo indossava abitualmente, Ma la sera stessa, dopo la doccia, che non era in grado di farsi da solo, ci ha chiesto di levarlo. Glielo abbiamo lasciato solo la notte per una settimana, quindi, non soffrendo di enuresi, glielo abbiamo definitivamente tolto”, hanno detto i testimoni della casa famiglia.
“Dal suo comportamento e da come la madre si approcciava con lui finché ha voluto vederla, abbiamo capito che lo trattava come un bambino di 3-4 anni, non di sette anni. Aveva un vocabolario povero, mangiava solo poche cose, come la certosa e le minestrine, ci ha detto che a casa non mangiava la pasta. Era maldestro nell’usare le posate e aspettava a bocca aperta che qualcuno lo imboccasse, ma in pochi giorni ha imparato a fare da solo”.
La pm Paola Conti
“Al suo arrivo gli era stata preparata una merenda di benvenuto per fargli conoscere gli altri bambini della casa, che ne ospita otto, ma lui li ha chiamati ‘quelli’, non era capace di relazionarsi coi suoi coetanei, ha detto ‘per favore fateli stare zitti quelli che urlano’, rivolgendosi ai piccoli che lo stavano salutando ed erano lì per fargli festa”.
Agli operatori è stato detto che soffriva di epilessia: “Assume dei farmaci, ma dal suo arrivo nella casa non ha mai avuto una crisi. Dopo pochi giorni, invece, si è manifestata una congiuntivite, per curare la quale la madre ci ha portato la ricetta bianca di un farmaco, senza certificazioni mediche che indicassero di quale patologia soffrisse. Due specialisti privati dove lo abbiamo portato non hanno risolto il problema, allora lo abbiamo portato al Bambin Gesù, scoprendo solo allora che soffre di cheratite interstiziale bilaterale, motivo per cui ha importanti problemi di vista, risolti con il sostegno a scuola e con supporti adeguati perché possa scrivere e leggere”.
“Frequenta la terza elementare ed è perfettamente integrato con la classe. Quando è stato prelevato aveva fatto la prima, ma a distanza, a parte un paio di giorni in presenza presso la scuola paritaria cui era iscritto. Sapeva scrivere poco e non sapeva leggere”.
La difesa ha prodotto delle foto per dimostrare che il piccolo era autonomo prima del trauma dovuto, secondo la madre, al prelievo forzato dalla casa dove viveva con la donna e i nonni materni. La madre avrebbe inoltre raccontato di come il figlio amasse andare su una bicicletta rossa. “Gli abbiamo preso una bicicletta, ma aveva bisogno delle rotelle, non sapeva andarci senza, anche se ha imparato velocemente”, hanno detto i testimoni.
E’ stata la tutrice a autorizzare lo stop delle visite della madre, dopo che il bambino ha detto di non volerla più vedere. La madre ha denunciato sia lei che un’assistente sociale per abuso d’ufficio e falso ed è stato disposto un incidente probatorio per accertamenti non ripetibili che riguardano il caso. Il nonno, invece, ha denunciato un altro testimone per il quale è stata chiesta l’archiviazione cui l’uomo si è opposto.
“Durante gli incontri in casa famiglia, la madre lo trattava come un bimbo più piccolo della sua età, lo abbracciava baciava anche se lui si ritraeva, voleva tenerlo in braccio e lui le diceva no. Poi criticava come era vestito davanti a lui, diceva che aveva abiti usati quando non era vero, anzi era stato proprio il piccolo a sceglierli andando a fare acquisti in negozio con un operatore”, ha spiegato l’assistente sociale che ha monitorato la situazione del bambino al suo ingresso nella casa e i progressi nei mesi successivi, definendoli comunque veloci. Dopo una settimana, secondo l’operatrice, il bambino ha smesso il pannolino, dopo un paio di settimane era già in grado di mangiare e lavarsi da solo.
Il processo riprenderà il prossimo 12 ottobre.
Silvana Cortignani
Presunzione di innocenza
Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.
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