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Tribunale - È ripreso ieri davanti al collegio con l'interrogatorio fiume della madre il processo alla 44enne romana

Bimbo tolto alla madre: “Mi hanno braccata e strappato mio figlio dalle braccia”

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Viterbo – (sil.co.) – “Mi hanno braccata e strappato mio figlio dalle braccia”. È ripreso ieri davanti al collegio con l’interrogatorio fiume della madre il delicato e difficile processo alla 44enne romana imputata assieme ai genitori di maltrattamenti aggravati nei confronti del figlioletto, che al momento del blitz della polizia a Fabrica di Roma del 26 luglio 2021 aveva 7 anni.


Polizia

La polizia è intervenuta a fabrica di Roma il 26 luglio 2021


Il piccolo nel frattempo è stato affidato al padre, parte civile al processo contro la ex e gli ex suoceri, e da gennaio ha incontri protetti con la madre cui è stata sospesa la responsabilità genitoriale. I nonni hanno rinunciato a farsi interrogare, per cui la pm Paola Conti ha prodotto i verbali degli interrogatori

L’imputata ha ribadito le sue accuse nei confronti del prelievo forzoso del piccolo dalla villa bunker di Fabrica di Roma dove è intervenuta la polizia per condurre il bambino in casa famiglia come disposto dal magistrato. Ma soprattutto ha ribadito come sia stata una brava madre, sottolineando più e più volte le presunte carenze del padre nei confronti del bambino. 

Ha rivendicato di averlo solo tutelato per via dell’epilessia e delle altre patologie di cui soffre non mandandolo alla materna e facendogli fare la prima elementare a distanza, ricordando come fosse l’anno scolastico 2020-2021, quando c’era ancora l’emergenza Covid, “senza la quale avrei agito diversamente”

“Mio figlio mangiava da solo con le posate e portava il pannolino a mutandina solo perché dopo avere saputo che forse sarebbe stato allontanato dalla mamma aveva avuto degli episodi di enuresi notturna”, ha spiegato la 44enne.

La pm Conti le ha ricordato come sia stata condannata in via definitiva dal tribunale di Treviso per sottrazione di minore. Lei ha replicato definendo “anomalo” il fatto che “le mie denunce sono state archiviate, mentre le sue sono andate avanti”. 


Paola Conti

La pm Paola Conti


“Il giorno del  prelievo sono stata braccata dalla polizia, sono stata sequestrata per un’ora in camera, mi hanno strappato mio figlio dalle braccia, hanno buttato già la porta della camera con la sega e qualche attrezzo che faceva le fiamme. Mi sono dovuta recare all’ospedale di Ostia per le lesioni riportate”, ha insistito, negando di vare preso a pugni, calci e sputi i poliziotti. La pm ha ricordato come dell’azione del 26 luglio 2021 esistano dei video, agli atti del processo e già proiettati in aula

“Mio figlio andava in bicicletta, frequentava gli altri bambini al parco, durante il Covid ha preso parte alle festicciole di compleanno e anche a un a festa di Carnevale organizzate online, non era isolato dal mondo. La villa di Fabrica di Roma non era un bunker, persiane di erro, filo spinato sulla recinzione e lucchetto al cancello erano contro i ladri”, ha rivendicato la 42enne. 

Si torna in aula a dicembre. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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4 novembre, 2025

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