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Tribunale - La donna si nascose col piccolo e i genitori a Fabrica di Roma - Fu "liberato" dalla polizia nel corso di un blitz

Madre e nonni accusati di maltrattamenti su bimbo di 7 anni, testimoniano maestra e tutrice

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Viterbo –  (sil.co.) – Bimbo tolto alla madre, è ripreso ieri davanti al collegio il delicato e difficile processo alla madre imputata assieme ai genitori di maltrattamenti aggravati nei confronti del figlioletto, che al momento del blitz della polizia a Fabrica di Roma del 26 luglio 2021 aveva 7 anni.


Viterbo - Un'auto della polizia all'ospedale di Belcolle

Viterbo – Auto della polizia all’ospedale Santa Rosa


Quattro anni fa il piccolo fu tolto alla madre per essere collocato in casa-famiglia, come disposto dal tribunale per i minorenni di Roma. Dal 25 settembre del 2022 il bambino è tornato a vivere col padre, riammesso alla responsabilità genitoriale, revocata nel frattempo alla madre.

L’uomo, che si è costituito parte civile contro la ex e gli ex suoceri, è stato sottoposto il 12 ottobre di due anni e mezzi fa a un interrogatorio fiume per ricostruire le dinamiche che hanno condotto la coppia alla separazione e a una dura e lunga battaglia a colpi di carte bollate per l’affidamento del figlioletto.

Il bambino, al momento del blitz della polizia, avrebbe portato ancora il pannolino e non sarebbe stato capace né di lavarsi, né di mangiare da solo senza essere imboccato. Titolare del fascicolo il pubblico ministero Paola Conti.

Ieri sono state ascoltate, per la procura, la maestra di sostegno che ha seguito il piccolo in prima elementare durante l’anno scolastico 2020-2021 e la tutrice nominata a ottobre del 2020 dal sindaco di Roma cui era stato affidato il bambino dal tribunale per i minori di Roma. La tutrice per la cronaca, è stata denunciata due volte, assieme ad altri operatori, dall’imputata: c’è già stata un’archiviazione, seguita da un’altra richiesta di archiviazione per l’accusa di maltrattamenti al figlio, cui la madre si è opposta ed è in attesa della fissazione dell’udienza davanti al gip.


Paola Conti

La pm Paola Conti


“Ho visto il bambino solo una volta a scuola, a settembre – ha spiegato la maestra – perché poi la madre, per motivi di fragilità del piccolo e il Covid, ha chiesto lezioni in Dad. Non è mai più venuto a scuola, anche se a lui la scuola era piaciuta e ricordava, di quell’unico giorno in cui ha visto la classe, il banco col suo nome. Mi chiedeva sempre se quel banco per lui col suo nome ci fosse sempre. Ed era molto contento quando sullo schermo vedeva gli altri compagni, tanto che consigliammo la madre di farlo frequentare in presenza, per aiutarlo a socializzare, ma la madre disse di no, sempre per motivi di salute”.

La tutrice, cui è stato affidato il 27 luglio 2021 alle dimissioni dall’ospedale di Viterbo perché lo accompagnasse in casa famiglia, fino ad allora aveva visto solo una volta in collegamento video, a novembre 2020. il piccolo, cui avrebbe dovuto facilitare la ripresa dei rapporti col padre separato.

“A dicembre 2020 è poi arrivato il collocamento presso una struttura disposto dal tribunale per i minori, che aveva sospeso entrambi i genitori dalla potestà. Ma la madre si era trasferita altrove e così a luglio, nell’ambito del procedimento per sottrazione di minore, la procura di Roma ha disposto la perquisizione nella casa di Fabrica di Roma dove il 26 luglio è stato ritrovato il piccolo”.

A proposito del contestato pannolino che sarebbe stato imposto al bambino ancora all’età di sette anni, la tutrice ha spiegato che lo indossava in ospedale quando è andata a prenderlo in ospedale. “Gli chiesi se dovesse andare in bagno e mi rispose che aveva il pannolino. In casa famiglia glielo hanno tenuto ancora solo per qualche notte, ma è emerso che non ne aveva bisogno e gli è stato subito tolto”.

“Oltre all’epilessia, che era la patologia nota, emersero anche gravi problemi alla vista, per i quali la madre ci disse che usava un farmaco che le sarebbe stato prescritto nel 2018, ma non aveva una diagnosi”, ha proseguito, spiegando che iniziarono incontri protetti sia col padre che con la madre. “Ma mentre con il padre i rapporti erano positivi e facevano progressi, verso ottobre il piccolo ha rifiutato di vedere la madre e gli incontri con lei sono cessati”. 

Infine l’ingresso a scuola, in presenza: “È stato felicissimo, era veramente contento di andare a scuola, un bambino sorridente e felice di socializzare e stare insieme agli altri”. Da settembre 2022 vive stabilmente col padre in una città del nord Italia. 

Prossima udienza a novembre, quando sarà sentita la madre. 


Presunzione di innocenza

Nel sistema penale italiano vige la presunzione di innocenza fino alla sentenza definitiva. Presunzione di innocenza che si basa sull’articolo 27 della costituzione italiana secondo il quale una persona “non è considerata colpevole sino alla condanna definitiva”.


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26 marzo, 2025

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